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MALAFFARE 4 Dicembre Dic 2014 1424 04 dicembre 2014

Mafia a Roma, il prefetto: «Valutiamo lo scioglimento del Comune»

Pecoraro: «Stiamo leggendo le carte». Marino da Cantone. Alfano: la Capitale non è marcia. 

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Giuseppe Pecoraro, prefetto di Roma.

Lo scioglimento del Comune di Roma, dopo lo scoppio dello scandalo Mafia Capitale, è un'ipotesi concreta.
Nel giorno incui il sindaco Ignazio Marino si è recato dal presidente dell'autorità Anticorruzione, Raffaele Cantone, il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro ha lanciato un chiaro messaggio. «Stiamo leggendo le 1.200 pagine dell'ordinanza in modo da valutare, e poi riferiremo al ministro», ha detto a margine di una cerimonia presso i vigili del fuoco.
«Stiamo leggendo le carte», ha spiegato Pecoraro, «e nei prossimi giorni presenteremo le nostre valutazioni al ministro. Bisogna comunque tenere conto che siamo la Capitale e la nostra decisione, qualunque essa sia, riguarderà tutto il nostro Paese».
VALUTAZIONE DI ALFANO. Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ha fatto sapere di voler valutare «con ogni attenzione quel che il prefetto di Roma mi farà avere dopo avere studiato le 1.200 pagine dell'ordinanza». E ha aggiunto: «La mia valutazione è che Roma non è una città marcia, Roma non è una città sporca, è una città sana. Se c'è qualcuno che ha rubato va punito quel qualcuno, senza criminalizzare un'intera comunità e una intera città, che è sana e che è forte».
POSSIBILE SCORTA PER MARINO. Il prefetto ha spiegato che «in un momento così complesso dobbiamo garantire la sicurezza del sindaco Marino che va protetto. Il sindaco dovrebbe rinunciare a girare con la sua bicicletta, valutiamo la scorta», ha detto.
«Ci sono intercettazioni con insulti che confermano che un'esposizione del sindaco c'è e va valutata con le altre forze dell'ordine. Il sindaco è un'istituzione e va protetto». E a chi gli ha chiesto se Marino avesse accettato l'idea di una scorta Pecoraro ha risposto: «Il sindaco ci sta pensando. Io gli ho detto 'Lei in bicicletta non deve andare più, sennò è inutile parlarne'».

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