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LO SCANDALO 4 Dicembre Dic 2014 1335 04 dicembre 2014

Mafia Capitale, domande al ministro Poletti

Dalla cena con Buzzi e Casamonica ai controlli mancanti sul mondo cooperativo. Quello che il ministro dovrebbe spiegare.

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Salvatore Buzzi e Giuliano Poletti sulla copertina del bilancio della coop 29 giugno.

La foto datata 2010 che ritrae l'allora ex presidente Legacoop Giuliano Poletti - attuale ministro del Lavoro - con molti degli indagati nell'ambito di Mafia Capitale ha fatto discutere.
Al tavolo, infatti, siede Salvatore Buzzi, luogotenente nel 'sovramondo' di Massimo Carminati, il boss della cupola romana.
LA PRESENZA DI CASAMONICA. Non solo. Poco più in là, fasciato in una aderente maglia azzurra della Nazionale c'è Luciano Casamonica, pluripregiudicato cugino del boss dell'omonimo clan, uno dei più potenti del Lazio, con un patrimonio stimato di 90 milioni di euro.
I Casamonica, alleati con la banda della Magliana e pure con la 'ndrangheta, operano in vari settori, dall'edilizia al traffico di stupefacenti.
POLETTI: «SONO INDIGNATO». «Sapevamo tutti quanti che Salvatore Buzzi era stato condannato per omicidio ma noi che viviamo in questi mondi pensiamo che ci sia la possibilità di cambiare la propria vita», ha commentato dal canto suo il ministro, che si è detto amareggiato nel vedere il suo nome «messo vicino alle schifezze che ci sono». «Sono indignato», ha aggiunto. «Quelle cose non c'entrano nulla con il sottoscritto, sentirsi messa in discussione la propria reputazione è intollerabile».
Insomma per Poletti, Buzzi «era una persona perbene», che «da carcerato si era laureato, faceva una vita dove si impegnava perché le persone che uscivano dal carcere avessero un'altra possibilità. Scoprire quello che ha fatto è un paradosso».
La presenza di Poletti però non può passare inosservata. E solleva più di un dubbio circa la pericolosa vicinanza tra Legacoop e la piovra romana.
BUZZI: «POSSO ORIENTARE I FLUSSI». Perché sono le cooperative uno dei core business dell'associazione criminale. Che al traffico di droga, per ammissione dello stesso Buzzi - a sua volta ras del mondo cooperativo laziale e a capo della '29 giugno'-, preferisce il ben più redditizio traffico umano. Rom o immigrati, non c'è differenza.
«Avendo questa relazione continua con il ministero (degli Interni, ndr)», dice intercettato al suo commercialista Luca Odevaine, ex vice della segreteria di Walter Veltroni ora agli arresti, «sono in grado un po’ di orientare i flussi che arrivano da giù, anche perché spesso passano per Mineo e poi vengono smistati in giro per l’Italia: se loro c’hanno strutture che possono essere adibite a centri per l’accoglienza da attivare subito in emergenza senza gara. Le strutture disponibili vengono occupate: e io insomma gli faccio avere parecchio lavoro».
MINEO, UNA TORTA DA 100 MILIONI. Già Mineo. Il Cara è da tempo nell'occhio del ciclone. «Con i suoi 4 mila ospiti e la sua complessità», spiega a Lettera43.it il deputato di Sel Erasmo Palazzotto, «rende possibile una speculazione di questo tipo».
Una torta troppo invitante per non metterci le mani. Odevaine del Consorzio Calatino Terra di Accoglienza, ente attuatore del Cara di Mineo, è stato dirigente e, successivamente, consulente.
Il suo contratto di collaborazione sarebbe terminato nel 2016. A vincere l'ultimo appalto per la gestione del centro tra le polemiche - 100 milioni di euro per tre anni - sono state due cooperative: la Cascina Global Service e il consorzio Sisifo della famiglia Legacoop. Riconfermate nel loro ruolo.
Si ripropone il collegamento, sebbene indiretto, tra Legacoop e Mafia Capitale. Buzzi, con la sua 29 giugno, era socio di Legacoop, tanto da cenare insieme - era il 2010 - con l'allora presidente, ora ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. Il quale ha risposto che «parla con tutti». Soprattutto se soci, non importa se pregiudicati.
A qualche domanda però il ministro dovrebbe rispondere:

1- LA FOTO CONTESTATA. Ministro nella fotografia della cena del 2010 lei sedeva con Buzzi, socio di Legacoop. Ma poco più indietro, nella tavolata, è presente pure Luciano Casamonica, esponente dell'omonimo clan e pluripregiudicato. Sapeva chi era? Era a conoscenza di chi sarebbe stato alla cena?

2- I CONTROLLI MACATI DI LEGACOOP. Un pregiudicato come Buzzi può gestire una cooperativa. Ma non crede che, forse, i controlli di Legacoop debbano essere più stringenti, visto l'imponente giro di affari della '29 giugno' e della 'Euriches 29'? Ne era al corrente?

3- MANCATA PREVENZIONE PER LE ADESIONI. Quali controlli attua Legacoop sui propri soci per evitare infiltrazioni della criminalità organizzata? Quali sono i criteri di adesione a Legacoop?

4- IL SOSPETTI SUL CARA DI MINEO. Dalle carte emerge che il giro d'affari di Odevaine si estendeva fino al Cara di Mineo. Il Consorzio Sisifo, che ha vinto l'appalto nella struttura, è vicino a Legacoop. Il centro e la sua gestione sono stati più volte oggetto di inchieste, critiche, denunce. Si è mai interessato al caso?

5- IL RUOLO DA MINISTRO. Secondo un decreto del 2 agosto, il Mise, e dunque in senso lato anche il ministero del Lavoro, esercitano «la vigilanza di tutte le forme di società cooperative e dei loro consorzi, mediante revisioni cooperative e ispezioni straordinarie». Al di là del possibile conflitto di interesse, cosa è stato fatto da lei in qualità di ministro per la vigilanza del mondo cooperativo?

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