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ESTERI 4 Dicembre Dic 2014 1519 04 dicembre 2014

Svezia, crisi di governo sull'immigrazione

Rifugiati pagati il triplo che in Italia: Stoccolma è da sempre un modello in Ue. Ma i nazionalisti ora hanno il peso per ribellarsi: no al bilancio, si torna al voto.

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La Svezia cade sull'immigrazione. Il partito di estrema destra dei Democratici svedesi, ago della bilancia nel parlamento di Stoccolma, ha rifiutato di votare il bilancio proposto dall'esecutivo socialdemocratico che aumentava gli investimenti in welfare e salute.
E si è schierato con le opposizioni, aprendo una crisi di governo che non si vedeva dal 1954. In carica da settembre, il premier ha già fissato la data delle prossime elezioni al 22 marzo. Quello di Stefan Loefven diventa così l'esecutivo più breve nella storia della nazione dagli Anni 30. Il prezzo da pagare per una politica aperta all'immigrazione.
«TAGLIARE I RIFUGIATI DEL 90%». I nazionalisti svedesi vorrebbero, infatti, una riduzione del numero dei rifugiati (il più alto in Europa rispetto alla popolazione) del 90%: servizi agli svedesi, è il loro slogan.
Il Paese scandinavo non ha conosciuto le asprezze della crisi economica, ha però tagliato le tasse per molti anni di fila, diminuendo la spesa pubblica. I Democratici ne hanno approfittato per puntare il dito contro il generoso sistema di accoglienza ai rifugiati. E con dichiarazioni come «l'Islamismo è il nazismo e il comunismo di oggi» alle ultime elezioni hanno raddoppiato i loro voti.

Per i rifugiati corsi di lingua, computer, tirocini e 8 euro al giorno

Il premier svedese Stefan Loefven.

Fare propaganda, del resto, è facile. La Svezia dovrebbe accogliere nel 2014 85 mila immmigrati, su una popolazione di 9 milioni.
L'Italia che ha cinque volte i cittadini svedesi, nel 2013 ne ha registrati 135 mila. L'anno prossimo, dice il Comitato per la migrazione di Stoccolma, il numero dei rifugiati dovrebbe aumentare: sono attesi tra gli 85 e i 105 mila arrivi. E anche i costi del servizio sono destinati a crescere raggiungendo i 29 miliardi di corone, ovvero 3,1 miliardi di euro.
Una quota pari allo 0,7 del Pil nazionale. I nazionalisti sostengono che siano anche maggiori, circa l'1,5%.
La Svezia è virtuosa in fatto di servizi di accoglienza. Ma il problema è anche che gli altri Paesi Ue non lo sono.
Le direttive europee, in particolare quella 33 del giugno 2013 da recepire entro luglio 2015, hanno cercato di armonizzare i sistemi di accoglienza tra gli Stati membri. Ma le differenze rimangono, eccome.
AI RAGAZZI FINO A 5,50 EURO. Basta leggere la brochure del servizio per i rifugiati svedese, un piccolo gioiello. Il coordinamento di tutta l'accoglienza è affidato al Comitato per la migrazione. L'ente provvede all'assistenza finanziaria per coloro che non hanno mezzi. E fornisce vestiti, scarpe, trattamenti medici e dentali, articoli per l'igiene e attività ricreative.
A coloro che hanno un alloggio in proprio o che pernottano nei centri del comitato che non forniscono il servizio mensa, vengono erogati 7,78 euro al giorno per adulto, 6,59 per quelli in coppia e dai quattro ai 5,50 per i ragazzi fino ai 17 anni.
IN ITALIA 2,50 EURO AI MIGRANTI. In Italia, invece, i centri gestiti dal Sistema di protezione e di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) riescono ad ospitare solo un terzo dei migranti che chiedono protezione (dati ministero dell'Interno), gli altri sono affidati a cooperative e associazioni tramite bandi e l'offerta varia da regione in regione e di città in città. Secondo lo Sprar, ogni ente riceve in media dai 30 ai 40 euro per ogni rifugiato e nelle tasche dei migranti arrivano direttamente solo 2,5 euro al giorno. Un margine che, come dimostrano i recenti fatti di cronaca a Roma, lascia ampi spazi di lucro.

La differenza la fanno i servizi e le condizioni degli alloggi

Jimmie Akesson, leader dei Democratici svedesi.

Ma la differenza tra i due sistemi sono soprattutto i servizi e le condizioni degli alloggi. In Svezia, mentre attendono di vedere riconosciuta la loro domanda di asilo, i migranti tra i 16 e i 65 anni prendono parte alle attività organizzate dal comitato.
Cioè scuola per i ragazzi e lezioni di computer e inglese per gli adulti. Altre attività, spiega sempre la brochure, «sono riparazioni di mobili, accompagnamento dei nuovi arrivati, frequenza a corsi o tirocini».
Inoltre al contrario di altri Paesi, «i richiedenti asilo hanno la possibilità, se lo desiderano, di organizzare il proprio alloggio per esempio con la famiglia, i parenti e amici in tutto il Paese». Hanno insomma libertà di movimento. E, nel momento in cui la domanda viene accolta, ottengono spesso la residenza permanente e l'assistenza sociale che ne consegue.
IN ITALIA «CONDIZIONI DEGRADANTI». In Italia, invece, il sistema dello Sprar che mantien buoni standard ha dimensioni ridotte e circa la metà dei rifugiati vive in campi di alloggio 'straordinari'. L'attesa per vedere la loro domanda esaminata può durare anche un anno, da passare in strutture che spesso non hanno attività di sorta.
Il risultato è che numerosi profughi arrivati nel nostro Paese hanno fatto ricorso alla Corte di Strasburgo per essere accolti in altri Stati Ue e quasi sempre il ricorso è stato accettato. L'ultimo caso risale al 4 novembre: la sentenza ha riconosciuto «deficenze strutturali» nel nostro sistema di accoglienza e parlato di «condizioni disumane e degradanti».
STOCCOLMA VIRA A DESTRA. La Svezia, al contrario, è considerato tra i Paesi più generosi ed efficienti. Un modello, lo ha definito Pia Prytz Phiri, rappresentante per l'Europa del Nord dell'Unhcr, l'agenzia Onu per i rifugiati.
Però, perché un però c'è sempre, oggi circa il 43% degli stranieri residenti nel Paese scandinavo non ha lavoro: il mercato svedese offre poche posizioni per i lavoratori non qualificati. E il partito di estrema destra, alleato di Nigel Farage e Beppe Grillo nel parlamento Ue, riesce a dettare i tempi, e le crisi, della politica nazionale. Anche nella civilissima Svezia, lo spread tra le nazioni d'Europa ha iniziato a generare mostri.

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