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SPIRITO ASPRO 6 Dicembre Dic 2014 0645 06 dicembre 2014

Meglio okkupare la scuola che le istituzioni

L'Italia affonda nell'illegalità e noi ci arrabbiamo con gli studenti che protestano.

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Non è facile la vita del liceale 2014.
Se non aderisce all'occupazione stagionale del suo istituto viene bollato come crumiro sgobbone lecchino, perde gli amici e il/la partner e, come altri due sgobboni biblici, Mosè e il casto Giuseppe, diventa antipatico a Faraone (nel senso del sottosegretario all'Istruzione, che ha magnificato le «okkupazioni» come laboratorio di formazione politica, una specie di Frattocchie 2.0).
Se lo studente, invece, aderisce alle proteste, si aliena il preside e la maggioranza dei professori, compromette il suo profitto scolastico e, quel che è peggio, diventa simpatico a Faraone.
LA SOLIDARIETÀ DI FARAONE ABBASSA LA LIBIDO. Ora, avere la solidarietà di un sottosegretario, renzianissimo e per di più indagato per peculato (per spese pazze alla regione Sicilia, assieme ad altri 82 deputati isolani: lui nega ogni addebito) toglie un po' di pepe alla libido occupandi.
Ai nostri tempi non succedeva: al massimo gli studenti che protestavano raccoglievano la paterna benedizione di qualche residuato del 1968 o del 1977 mentre i sottosegretari e i ministri brontolavano come il vecchio Abacucco di Brancaleone.
CIVATI IL SECCHIONE PRESO A MALE PAROLE. Negli anni seguenti gli studenti ribelli diventavano protagonisti di film tenerelli tipo Come te nessuno mai, ed è triste pensare che i deliziosi diciassettenni di Muccino, decisi a tenere insieme ad ogni costo cuore e ormoni, oggi siano trenta-quarantenni sfiduciati.
Oppure affermati ma precocemente stempiati, come Davide Faraone.
Oppure affermati, ben chiomati ma incompresi come il suo coetaneo Pippo Civati, il cui aspetto minuto e fanciullesco gli ha procurato sia una ramanzina dei docenti del liceo Tasso, dove si era recato per parlare con gli studenti, sia gli insulti degli studenti stessi, che quando il picchetto dei prof inviperiti ha costretto Civati a fare marcia indietro lo hanno sbeffeggiato come il compagno di classe secchione cagasotto.
Peggio che alla direzione Pd.

Il Paese non segue le regole? Inutile prendersela con chi è giovane

Non è facile la vita del liceale 2014, anche se decisamente meno complicata di quella che l'aspetta dopo il liceo.
È più probabile diventare sottosegretari all'Istruzione grazie al know-how acquisito durante le occupazioni che passare un test d'ingresso a Medicina con il sapere acquisito frequentando regolarmente le lezioni (famosa la domanda sulla grattachecca della sora Maria, specialità di un chiosco noto solo ai romani).
IL VANDALISMO VERO LO FANNO GLI ADULTI. «Okkupare» sarà anche diventato un'abitudine, un riflesso condizionato, un rito di iniziazione non tanto all'autonomia quanto agli automatismi di cui è intessuta la vita degli adulti, compreso quello di danneggiare quel che non gli appartiene o rappresenta lo Stato, quando nessuno li controlla (l'età media dei vandali che devastano l'arredo urbano o i mezzi pubblici è ben superiore dei 18 anni).
L'hanno fatto gli studenti dell'anno scorso, facciamolo anche noi, come il ballo di fine anno scolastico, se no sembriamo dei bambocci - e poi è dannatamente più divertente.
Ma cari genitori e cari prof, se l'Italia soffre di un deficit di legalità, prendersela con gli studenti che occupano le scuole, come ha suggerito la preside del liceo Tasso, è come voler debellare la peste bubbonica isolando chi ha i brufoli.
PURE L'ORA DI RELIGIONE FA PERDERE TEMPO. Il Paese apprende costernato che una banda di grassatori impuniti ha «okkupato» per anni l'amministrazione della Capitale, e la prima risposta della politica dovrebbe essere reprimere le occupazioni nelle scuole romane?
E va bene, sciupare due settimane di lezioni non è una buona idea, specie in vista dell'esame di maturità. Ma da genitore con figli al liceo, mi domando come mai vengano additate come perditempo dai presidi le occupazioni e non le ore buche dovute alle assenze dei docenti o alla cattiva organizzazione delle scuole. Oppure le ore di religione, spesso occupate dalla visione di film scelti a casaccio o da dibattiti sui «problemi dei giovani» fra l'insegnante e gli unici due studenti che non stanno smanettando col cellulare.
Il preside del liceo Virgilio ha definito le occupazioni «rituale kermesse che umilia studio e lavoro».
Può darsi. Ma non è l'unica e sicuramente non la più dannosa.
Esiste definizione più perfetta di certe sedute di Camera e Senato, e in generale della politica italiana, che «rituale kermesse che umilia studio e lavoro»?

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