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MAMBO 6 Dicembre Dic 2014 1109 06 dicembre 2014

Primarie Pd per il Quirinale? Una cretinata

Il successore di Napolitano non può essere diretta espressione di un partito. Deve arrivare da una votazione parlamentare. Renzi lasci stare gli amici e scelga tra i migliori.

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Giorgio Napolitano nel suo studio al Quirinale.

La minoranza del Pd, non si sa se tutta o parte di essa, vuole le primarie di partito per indicare il candidato al Quirinale.
La proposta è priva di senso.
In primo luogo merita una obiezione fondamentale: se si pensa di indicare il capo dello Stato attraverso una consultazione di partito, perché rifiutarsi di farlo eleggere direttamente dal popolo?
Forse il popolo tutto intero ha meno diritti e meno lucidità di quella fetta di popolo che si raccoglie attorno a un partito?
IL NOME SI SCEGLIE IN PARLAMENTO. La seconda obiezione è di merito. Il presidente della Repubblica è frutto di una votazione parlamentare che avviene su nomi indicati o no da partiti.
Spesso è la successione dei voti che seleziona il candidato o ne elimina alcuni. Se il candidato dovesse essere indicato da una consultazione di partito avremmo due conseguenze: la prima è che il successore di Giorgio Napolitano sarebbe diretta espressione di un partito in quanto designato a quella carica da una consultazione interna.
La seconda è che in caso di insuccesso quel partito dovrebbe come minimo sciogliersi.
Si capisce bene come la proposta sia tecnicamente una cretinata.
LA MINORANZA VUOLE EVITARE FURBATE. L’intenzione però è seria ed è rivolta a impedire che a Renzi venga in mente una “furbata”, cioè di indicare per il Quirinale un candidato a lui fedele: un personaggio di rango inferiore, mentre, bene o male, tutti i presidenti della Repubblica sono stati di serie A. In particolare l’ultimo, qualunque giudizio si dia dei suoi singoli atti e dell’intero periodo di presidenza.
Renzi dovrebbe garantire non solo sul metodo della scelta, ma soprattutto sul profilo del presidente.
Ci sono alcuni buoni segnali in proposito.
NEGLI USA CI SI CIRCONDA DEI MIGLIORI. Renzi in tivù, parlando della nomina di Andrea Guerra come consigliere strategico di Palazzo Chigi, ha motivato la scelta spiegando che negli Usa i presidenti si circondano di migliori.
È un buon inizio. In verità avrebbe fatto meglio a iniziare proprio così la sua presidenza risparmiandoci molti personaggi incolori o di scarsa levatura, come poi si è visto e si vede dall’attività di alcuni dicasteri.
Tuttavia non si può non segnalare che finalmente sta prendendo piede nella testa del premier l’idea che con gli amici si fanno tante belle cose, anche le campagne elettorali, anche le Leopolde, ma guidare lo Stato è affare più serio.
RENZI SCELGA UNO DEL CALIBRO DI NAPOLITANO. Se la scelta di Guerra ha un senso, a maggior ragione Renzi dovrebbe rassicurare sul fatto che per il Quirinale pensa a una personalità del calibro di Napolitano.
Questo criterio esclude mezze figure e esclude anche nobili figure di intellettuali.
La Cecoslovacchia post-comunista si affidò a uno scrittore-commediografo di prima grandezza, Vaclav Havel, ma era stato il protagonista di una luna e sofferta battaglia politica di liberazione.
SERVE UN GARANTE CHE GUIDI IL SISTEMA. Qui invece quel che serve non è una nobile figura da mandare in giro per il mondo, ma un garante delle istituzioni, che duri più della prevedibile durata di un governo, che sappia guidare il sistema politico in momenti che, come nel recente passato, possono essere delicati.
Renzi si rassegni. Già la Costituzione lo costringe a scegliere dentro generazioni diverse dalla sua (il capo dello Stato deve avere 50 anni compiuti) e se guarda bene in quel mazzo di vecchi o semi-vecchi troverà quello che cerca.
E ci risparmierà candidature di cui ci e si potrebbe pentire.

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