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POLITICA 6 Dicembre Dic 2014 0830 06 dicembre 2014

Quirinale, primarie nel Pd per il Colle

La minoranza dem si prepara a chiedere una consultazione della base per il successore di Napolitano. Boccia: «Matteo non può pensare a un suo numero due». L'editoriale di Caldarola: «Una cretinata».

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Il premier Matteo Renzi.

Il timore che Matteo Renzi possa scegliere un suo 'numero 2' per il Quirinale, una personalità ad autonomia ridotta, ha messo in guardia la minoranza del Partito democratico che studia le contromosse.
Una in particolare: chiedere le primarie dei grandi elettori su diversi nomi. A scrutinio segreto. Quando saranno convocati i gruppi parlamentari e i consiglieri regionali delegati prima dell'apertura delle votazioni in seduta comune (leggi l'editoriale di Peppino Caldarola).
Secondo quanto riportato il 6 dicembre su la Repubblica, sarebbe un'arma con la quale la sinistra interna avrebbe più chance di giocarsi la partita. «Sarebbe divertente », ha affermato Francesco Boccia che fa parte del coordinamento dei dissidenti.
LA CHIUSURA DEI RENZIANI. La trattativa interna però non ha fatto passi avanti. Anzi, venerdì 5 dicembre nella commissione Affari costituzionali i bersaniani hanno avuto la prova di una chiusura dei renziani doc sulla riforma costituzionale.
Non è un buon segno per la pax interna che va certificata innanzitutto al Senato nel giro di poche settimane a cavallo tra il 2014 e il 2015, al momento del voto sull'Italicum. E un bersaniano ha previsto «mare mosso», sia dentro al Pd sia dentro Forza Italia inasprendo così anche la corsa del Colle.

Renzi verso una figura lontana dall'identikit disegnato da Bersani

Pier Luigi Bersani.

I dissidenti sono convinti che alla fine il premier si orienterà su una figura di non altissimo profilo, molto lontana dall'identikit disegnato da Pier Luigi Bersani: «Una persona che sappia guidare benissimo la macchina perché il Paese è ancora su una strada piena di curve». Ma per i tornanti basta Matteo Renzi, è il pensiero di Palazzo Chigi.
Al Quirinale non serve un manovratore né un suggeritore. «Semmai sarà il governo a consigliare il Quirinale sulla linea politica», ha spiegato Alfredo D'Attorre, responsabile nazionale per le Riforme del Pd. «Temo che lo schema sia questo».
Ecco allora spuntare l'ipotesi primarie, da buttare nella mischia se mancasse un accordo preventivo, se l'indicazione fosse di basso profilo o troppo vincolata al patto con Silvio Berlusconi. Non sarebbe una novità assoluta nel Pd.
NEL 2013 LA BOCCIATURA DI MARINI. La volta scorsa, appena un anno e mezzo fa, erano già pronte le schede per il referendum interno per scegliere il candidato dopo la bocciatura di Franco Marini.
Pier Luigi Bersani, per uscire dallo stallo, aveva ceduto alle pressioni di una parte del Pd che proponeva di decidere tra diversi candidati attraverso il voto dei grandi elettori. Nella rosa c'erano Romano Prodi e Massimo D'Alema. Poi l'allora segretario ruppe gli indugi. «Andiamo in assemblea solo con il nome di Romano e vediamo come viene accolto». Ci fu un'ovazione, la proposta non fu nemmeno messa ai voti e poi finì come si sa.
PRODI ''IMPALLINATO''. Nel voto vero, quello a Montecitorio, 101 franchi tiratori o forse di più impallinarono Romano Prodi innescando una reazione a catena: le dimissioni di Pier Luigi Bersani, del presidente Rosy Bindi, la conferma di Giorgio Napolitano e una strada aperta per Matteo Renzi che aveva perso appena cinque mesi prima la sfida per la leadership. Adesso però il premier è sicuro di avere molte più frecce.
Il premier cerca una condivisione, ha bisogno della solidità dei 450 grandi elettori democratici in caso di scontro con 5 stelle e Forza Italia. Ma vuole essere lui a decidere il nome senza mettersi nelle mani dei suoi gruppi parlamentari. La corsa certo presenta molti ostacoli.
SEVERINO IN CORSA. Si vocifera di movimenti di Massimo D'Alema per ritagliarsi un ruolo da king maker, cercando un candidato fuori dal Pd e di ponte con i centristi e con un pezzo di Forza Italia. Il suo nome è Paola Severino, donna, avvocato, ex Guardasigilli, sicuramente una figura autorevole. La sponda grillina viene sondata con cautela. Lo ha fatto il capogruppo Roberto Speranza ricevendo per ora una risposta di totale chiusura. «Ro-dotà», ripetono oggi come un anno e mezzo fa i grillini avvicinati dal Pd.
Pippo Civati usa i suoi canali sia con gli eretici sia con gli ortodossi di Grillo. «Dicono che faranno le quirinarie come la volta scorsa. E che stavolta nella rosa potrebbe esserci Marco Travaglio che ha compiuto 50 anni. Ho paura però che se non si danno una mossa, arriveranno di nuovo troppo tardi».

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