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REPLICA 7 Dicembre Dic 2014 1110 07 dicembre 2014

Declassamento S&P, Berlusconi: «Con noi terremoto»

L'ex premier: «Taglio rating accolto con distacco, riforme di Renzi non realizzano nulla».

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Silvio Berlusconi.

Il declassamento dell'Italia da parte di Standard & Poor's è stato accolto «con troppo distacco» nel nostro Paese.
A dirlo è Silvio Berlusconi, che in un'intervista ad Affari Italiani, ha spiegato come «con noi al governo ogni alzata di sopracciglio delle agenzie di rating provocava terremoti politici e feroci campagne di stampa».
«FATTO POCO O NULLA». Il Cav ha aggiunto che «è una presa d'atto di quello che è sotto gli occhi di tutti: le riforme promesse, in campo economico, in concreto realizzano poco o nulla».
«Renzi», ha aggiunto Berlusconi, «deve fare i conti con il suo stesso partito, nel quale esiste una forte componente contraria ad ogni effettiva modernizzazione e liberalizzazione».
«MERA FOTOGRAFIA». Nonostante l'ex premier non consideri «allora e oggi le agenzie di rating come il Vangelo», in questo caso Standard & Poor's non ha fatto altro che «fotografare la grave situazione del nostro Paese».
Il leader di Forza Italia ha ricordato che «sei mesi fa S&P, pur pessimista, aveva sospeso il giudizio in attesa di vedere all'opera il governo Renzi».
«PARAMETRO 3% DI ALTRA EPOCA». Nell'intervista Berlusconi ha ribadito come «il 3% è un parametro deciso in un'epoca diversa, nella quale la crisi di questi anni non era neppure immaginabile. Oggi non ha alcun senso e ha come effetto quello di bloccare ogni possibilità di ripresa».
RISCHIO PER EURO. «Se l'euro continuerà ad essere una moneta comune gestita soltanto secondo gli interessi di alcuni paesi del Nord Europa potrà davvero implodere: la sua fine non è un tema per dispute accademiche, né per opposte tifoserie, è una prospettiva realistica», ha aggiunto l'ex Cav.
In molti Paesi «verranno meno sia il consenso sociale sia la sostenibilità economica dell'euro».

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