Matteo Orfini 141206120219
MAMBO 7 Dicembre Dic 2014 1115 07 dicembre 2014

Ma Orfini e il Pd romano dov'erano mentre si rubava?

Le attività di Buzzi potevano essere scoperte sfogliando i bilanci comunali. Ma nessun politico si è posto delle domande. La classe dirigente deve vedere le cose prima che accadano.

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Matteo Orfini del Partito democratico.

Ogni giorno vien fuori qualcosa di nuovo nello scandalo romano. Non è ancora finita.
Verranno altri nomi, qualche indagato parlerà, qualcuno confonderà le acque, ma quella che non può passare è la lettura minimalista della vicenda criminale nella Capitale.
Gli arrestati e gli indagati, presunti innocenti, non costituiscono una scheggia impazzita, ovvero un pezzo di mondo non solo di mezzo ma sostanzialmente collaterale e periferico.
Quello che appare è che siano invece collocati nel posto centrale della vita capitolina, pressoché a capotavola.
L'ACCUSA DI ''CULPA IN VIGILANDO''. Fra pochi giorni si capirà meglio quanto la maglia delle complicità si fosse allargata, ma oggi l'attenzione vorrei attirarla non già sui politici corrotti o superficiali ma su quel vasto ceto politico, romano e nazionale, a cui si può rivolgere l'accusa di 'culpa in vigilando'.
Sapete che se un direttore di giornale pubblica un articolo diffamatorio viene condannato anche se non l'ha letto ovvero se è stato messo in pagina in edizione periferica. La 'culpa in vigilando' dovrebbe essere un reato altrettanto grave per la politica. Scrivo 'reato' ma non penso a nulla di penale, penso a una sanzione d'incapacità su chi poteva vedere e non ha visto.
BUZZI IL ''GRANDE CAPO''. Questa coop 29 giugno era gigantesca, il suo successo non ha attirato l'attenzione critica di alcun dirigente del Pd romano: tutto va ben madama la marchesa, anzi Buzzi era considerato 'un grande capo', un benefattore, un bancomat per le elezioni. Nella sua attività c'erano voci di spesa che riguardavano i campi nomadi.
Voci economicamente impegnative che un dirigente del Pd romano, ogni dirigente del Pd romano e soprattutto i consiglieri comunali potevano leggere sfogliando il bilancio comunale. Le stesse persone potevano fare un viaggetto nei campi rom oppure seguire i servizi televisivi che si sono succeduti a centinaia tutte le volte che si è parlato di rom e che illustravano la situazione sub-umana in cui vivevano queste persone.
NESSUNA DOMANDA DALLA POLITICA. È mai possibile che nessuno, dico nessuno, caro Orfini, si sia mai posto la domanda come potesse capitare che il comune spendesse queste cifre affidandole nelle mani del 'grande capo' Buzzi mentre ai poveri rom non arrivava un solo beneficio? Questa volta non ci voleva il magistrato per metter fine, o cercare di farlo, a questa ruberia. Bastava solo fare il proprio mestiere di politico.
Il giorno in cui dal mondo politico di governo verrà una dissociazione e una denuncia del malaffare prima dell'intervento di polizia, carabinieri e pm, l'Italia sarà a un passo dalla salvezza. Invece tutti zitti. Il Pd romano, anche Orfini, si è dedicato a una lotta fratricida indecente con fazioni che si componevano e scomponevano senza progetto politico ma solo in base al mutamento dei riferimenti nazionali, con Veltroni, no con D'Alema, no con Rutelli, no con Renzi.
LA ''PIAZZA PULITA'' DI RENZI NON REGGE. Come volete che trovasse il tempo questa classe dirigente di vedere che non reggeva il raffronto fra le cifre spese dal Comune e la condizione dei rom? Ecco perché credo poco alla 'piazza pulita' che vuole fare Renzi. La politica è una cosa bella, dura e difficile se fatta con passione e da persone perbene e deve essere insospettabile.
Deve essere però anche in grado di vedere prima che le cose accadano, di scrutare i territori, puntando antenne e barriere di sorveglianza morale. Che affidabilità può avere una classe dirigente, fatta anche di tanta gente onesta, che non ha dimostrato di avere l'atteggiamento del 'buon padre di famiglia' che cura i suoi, sorveglia, interviene, previene, risolve? Se non è questo la politica serve a niente e vengono avanti Salvini e Grillo o addirittura gente peggio di loro, perché il peggio deve ancora venire.

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