Matteo Renzi 140922063854
MAMBO 8 Dicembre Dic 2014 1124 08 dicembre 2014

A Renzi occorre una seconda rottamazione

Matteo prenda ispirazione non da Mao Tse Tung ma guardi a Deng Xiaoping

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Il premier Matteo Renzi.

Matteo Renzi riceve quotidianamente molti consigli (anche da me). Oggi ne ha ricevuto uno da un autorevole politologo, Mauro Calise, che sul Mattino lo invita a fare una seconda “rottamazione”. La prima fu una “guerra lampo” che fece fuori quattro o cinque leader del centro-sinistra. Il valore simbolico fu eccezionale perché dette a Renzi il bollino di qualità di aver colpito la Casta.
NUOVA CLASSE DIRIGENTE ALLA RIBALTA. Nel Pd , in cui l’attuale premier era minoritario, si ribaltò il rapporto di forze e in tanti, compresi i principali collaboratori di D’Alema, si iscrissero al partito del vincitore. Dopo la rottamazione venne alla ribalta una nuova classe dirigente. L’abbiamo vista al governo, nelle amministrazioni locali, in una periferia “renzizzata” anche se singolarmente un bravo giornalista come Claudio Cerasa scrive sul Foglio che le vicende negative di questi giorni nascono dal mancato uniformarsi alle direttive renziane di una periferia ostile. Quando i giornalisti, anche i più bravi, si innamorano, si leggono cose bizzarre.
UN TEAM COOPTATO DALL'ALTO. Torniamo alla “rottamazione”. C’è uno scarto incredibile fra il valore d’annuncio della liquidazione della classe dirigente del passato, quasi tutta ex comunista, e i risultati. La nuova classe dirigente non è stata selezionata ma cooptata dall’alto, non ha fatto una buona riuscita (la Boschi, che è brillante, fa cose interessanti perché ha come mater affettuosa Anna Finocchiaro, per dirne una), non porta un voto a Renzi, può prodursi in gaffes insopportabili come accade ad Alessandra Moretti e spesso alla Picierno.
RENZI COME MAO, NELL'ARNO. Come dovrebbe essere fatta la seconda “rottamazione”? Qui si rischia di trasformare Renzi in una specie di Mao che nuota nell’Arno facendolo passare da una rivoluzione culturale ad un’altra. Sappiamo che l’originaria rivoluzione culturale provocò un disastro epocale in Cina e d è tuttora ricordata come il periodo peggiore di quel paese anche se il suo corso affascinò molti intellettuali europei, anche e e soprattutto in Italia, per quelle sue parole d’ordine anti-partito, antiburocratiche, anti-intellettuali.
Renzi ormai si è preso tutto, non ha più niente da rottamare che provenga dal passato. C’è chi ha notato che, a parte un paio di capi, nello scandalo romano l’età media di arrestati e indagati è più vicina alla generazione di Renzi che a quella di coloro che ha rottamato.
SERVE QUALITÀ NELLE PERSONE. La mia opinione è che Renzi deve rinunciare alla sua seconda rivoluzione culturale. Lasci Mao Tse Tung e prenda Deng Xiaoping e tenti un’operazione liberale che punti soprattutto sulla qualità delle persone. C’è un altro nome, ahimè antico, che voglio suggerire (lo vedete che torno a dare consigli?) al premier: si legga Guido Dorso, meridionalista avellinese che scrisse pagine meravigliose e che auspicò per il riscatto del Mezzogiorno il radunarsi di “cento uomini di ferro” pronti a caricarsi sulle spalle i destini del Sud.
L'OTTIMISMO NON BASTA. Renzi deve rottamare le sue vecchie idee: non basta l’ottimismo, non basta la giovane età, non basta l’annuncio del nuovo. E’ il momento di cento uomini e donne di ferro capaci, preparati/e, incorruttibili in grado di fare cose utili per il Paese. Questa scelta non può essere fatta sulla base dell’età. Giovani dirigenti romani, anche se “puliti”, sono cresciuti, e direi pasciuti, dentro un sistema “sporco” che non hanno visto o voluto vedere. Saranno loro i rinnovatori? Ho i miei dubbi. Renzi è di fronte a un passaggio tipico per uomini che hanno preso il governo e puntano al potere. Deve decidere come e con chi fare la sua rivoluzione. Chi c’è riuscito, di destra o di sinistra, liberale o autoritario, si liberò dei propri diciannovisti e puntò sulle forze vere, su chi sa , su chi sa fare, su chi ha consenso proprio. Altrimenti siamo solo alle chiacchiere.

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