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DISCORSO 8 Dicembre Dic 2014 1724 08 dicembre 2014

Mafia, Renzi: «Non lasceremo Roma ai ladri»

Il presidente del Consiglio: «Prendere tangenti? Il peggio che possa fare un politico». Poi attacca Grillo e Lega Nord. Marino dice no alla scorta.

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Matteo Renzi.

Giù le mani dalla Città eterna. Matteo Renzi è intervenuto al convegno dei giovani democratici ed è tornato a far sentire la sua voce sull'indagine Mafia capitale. «Non lasceremo la Capitale in mano ai ladri», ha sbottato il presidente del Consiglio chiedendo che l'attenzione sull'inchiesta rimanga alta. «Non mi basta lo sdegno delle prime 48 ore, bisogna fare rapidamente i processi, chi è colpevole paghi fino all'ultimo centesimo e all'ultimo giorno perché non è possibile che in Italia non paghi nessuno. Ogni giorno chiederemo che si facciano velocemente i processi».
Parole dure, quelle del premier: «Prendere una tangente è la cosa peggiore che un politico possa fare e con noi quelli hanno chiuso. Non sappiamo se quello che emerge dipinge dei tangentari all'amatriciana o dei mafiosi, lo dirà la magistratura, ma noi non lasceremo la capitale in mano ai ladri».
«NON SI METTA IN DISCUSSIONE IL NOSTRO LAVORO». «E al tempo stesso», ha aggiunto Renzi, «non consentiremo a nessuno nel Pd di mettere in discussione ciò che siamo e quanto abbiamo fatto per l'Expo, per il Mose e le nuove regole dell'autoriciclaggio. Teniamo pulito perché Roma è troppo grande e bella per lasciarla a gentaccia là fuori».
Renzi ha poi attaccato Beppe Grillo: «Torna a fare i suoi tour grazie al vostro, al nostro lavoro. E questo è un bene per lo spettacolo. Ora dicono che nei M5s uno non vale più uno. Ma io non penso che uno vale uno: ciascuno conta come gli altri, ma se ciascuno di voi si mette in gioco vale molto di più».
L'ATTACCO ALLA LEGA NORD. Critiche anche alla Lega Nord e al suo segretario Matteo Salvini: «I campi rom noi li abbiamo smantellati, nella legge di Stabilità mettiamo 200 mln per le periferie, queste situazioni non si risolvono con manifestazioni e demagogia. Non serve la demagogia di chi da 20 anni ti rappresenta ma non è stato in grado di risolvere problemi».
«LA POLITICA O È PASSIONE O TRISTEZZA». Poi, il premier ha rivolto lo sguardo all'interno del suo partito, e parlando del Pd ha detto: «Chi se ne frega se uno è renziano, civatiano o cuperliano, usiamo il partito per affrontare questioni grandi e vere e non per prendere uno strapuntino e diventare consigliere di quartiere e via più su. La politica o è passione o è tristezza».

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