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SERVIZI SEGRETI 8 Dicembre Dic 2014 1930 08 dicembre 2014

Usa, rapporto su torture della Cia in arrivo

La comissione intelligence pronta a diffondere la relazione sugli interrogatori post 11 settembre.

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Un fermo immagine diffuso da Amnesty international mostra il waterboarding.

Dopo le accuse e i sospetti di torture, per la Cia è il momento della verità. La commissione Intelligence del Senato degli Stati Uniti è pronta a rendere pubblico dal 9 dicembre un rapporto potenzialmente esplosivo sulle brutali tecniche di interrogatorio dopo l'11 settembre 2001.
Molti plaudono all'iniziativa, ma cresce anche il timore che il documento possa innescare all'estero una nuova ondata di sentimenti antiamericani, e il dipartimento di Stato, non a caso, ha fatto rivedere le misure di sicurezza in ambasciate e postazioni militari Usa nel mondo, nel timore di nuove violenze.
RIEPILOGO DI 480 PAGINE. Il rapporto è un riepilogo di 480 pagine di uno studio ben più ampio che rimane ancora 'classificato', ma che contiene comunque numerose informazioni sulle tecniche di tortura usate dalla Cia nelle prigioni segrete in Europa e Asia, tra cui l'ormai tristemente noto waterboarding, ovvero l'annegamento simulato, e anche altri dettagli mai rivelati prima.
Secondo alcune indiscrezioni, nel documento si afferma anche che la Cia ingannò la Casa Bianca sulla natura, l'ampiezza e i risultati di tecniche brutali che venivano all'epoca utilizzate. Un aspetto, ha scritto il New York times, che ha indotto alcuni ex collaboratori di George W. Bush a suggerire all'ex presidente di cogliere l'occasione per prenderne le distanze.
BUSH DIFENDE LA CIA. Ma al contrario, Bush è partito lancia in resta in difesa della Cia: «Siamo fortunati ad avere uomini e donne che lavorano duro alla Cia per nostro conto», ha detto in un'intervista, aggiungendo che «sono patrioti, e qualsiasi cosa dica il rapporto, se ne minimizza il contributo al nostro Paese è di gran lunga fuori strada».
E anche la Cia ha iniziato a difendersi. L'ex numero due John McLaughlin ha già detto che il rapporto «usa informazioni in maniera selettiva, spesso distorte per segnare un punto». L'ex direttore Michel Hayden ha detto alla Cbs che «non siamo qui a difendere le torture, ma a difendere la storia». Dopo l'11 settembre «abbiamo fatto ciò che ci era stato chiesto di fare, abbiamo fatto ciò che ci era stato assicurato che era legale», ha invece affermato sul Washington post Jose Rodriguez, che ha guidato il programma Cia per gli interrogatori.
NON TUTTI SONO FAVOREVOLI ALLA DIFFUSIONE. Intanto, numerosi esponenti politici hanno cominciato a schierarsi contro la pubblicazione, almeno per il momento. Tra loro c'è anche il capo della commissione Intelligence della Camera, il repubblicano Mike Rogers, perché, ha detto, ci sono credibili informazioni secondo cui la diffusione del rapporto possa mettere in pericolo la vita di americani all'estero, e «incitare alla violenza».
E il dipartimento di Stato ha in effetti inviato al personale Usa all'estero un messaggio in tal senso, in particolare nei Paesi del Medio Oriente e Nord Africa. L'amministrazione Obama è favorevole a che venga reso pubblico, ma il segretario di Stato John Kerry ha personalmente chiesto al presidente della commissione Intelligence del Senato, la democratica Dianne Feinstein, di riconsiderare i tempi della diffusione. Lei però è sembrata contraria. «Dobbiamo diffonderlo», ha detto al Los Angeles times, perché, ha aggiunto, «chiunque lo leggerà farà in modo che non si ripeta mai più».

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