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POLITICA 9 Dicembre Dic 2014 1530 09 dicembre 2014

Congresso Cdu, tre problemi per Merkel

Incapacità d'immaginare il futuro. Pochi voti nei Länder. E incognita alleati. Gli ostacoli del partito di Frau Angela. Rieletta alla leadership col 96,72% dei voti.

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da Berlino

La cancelliera tedesca, Angela Merkel.

La star del 27esimo congresso della Cdu che si è aperto a Colonia martedì 9 dicembre sarebbe potuta essere Nicolas Sarkozy, secondo una indiscrezione trapelata da Parigi qualche giorno prima del via della kermesse.
L'ex presidente francese, catapultatosi di nuovo alla guida dell'Ump, avrebbe desiderato molto fare la sua rentrée internazionale con un discorso dal palco di Colonia, accanto alla sua vecchia amica Angela Merkel. Ma preoccupazioni diplomatiche verso François Hollande e il timore di lasciare spazio al gossip hanno avuto la meglio.
FINE DEL MERKOZY. D'altronde i tempi del Merkozy sono tramontati, senza neppure troppi rimpianti. E se l'amicizia fra i due è sopravvissuta, le vicende politiche si sono separate e non è detto siano destinate a incrociarsi di nuovo.
Così le luci del congresso possono tutte concentrarsi sulla cancelliera, come accade ormai da tanto tempo. Tanto che Merkel è stata rieletta alla leadership con il 96,72% dei voti.
CDU IN MANO A MERKEL. Un risultato scontato, visto che le assise del maggior partito tedesco si sono negli anni trasformate in una monotona e un po' scontata passerella per il capo del governo, sempre più padrona di una Cdu in cui è difficile scorgere anche solo l'ombra di un ipotetico successore: ogni tanto si intravede la flebile figura del ministro della Difesa Ursula von der Leyen, ma resta per ora un peso piuma al confronto dell'attuale titolare.

Nel 2012 la cancelliera confermata al vertice dal 97,9% dei delegati

La cancelliera al 27esima congresso della Cdu a Colonia.

All'ultimo congresso, nel 2012, la cancelliera era stata confermata alla guida dal 97,9% dei delegati, percentuale imbarazzante, che ricorda le performance elettorali nel Paese in cui Merkel è cresciuta.
Il computo dei voti finali era una delle poche curiosità che aleggiavano nell'androne della Fiera di Colonia.
I GIOVANI CERCANO SPAZIO. I numeri servono più che altro a valutare il peso della cosiddetta corrente economica del partito, scontenta del «corso socialdemocratico» merkeliano e oggi aggrappata ai giovani Jens Spahn e Carsten Linnemann, che sono riusciti a strappare alla cancelliera un timido compromesso sul fiscal drag.
Sarà utile anche capire se nella nuova dirigenza del partito, fra il mazzo dei fedelissimi merkeliani, troverà anche spazio qualche giovane scalpitante come Spahn.
LEADERSHIP SALDA. Ma, decimale più decimale meno, anche questo congresso ha confermato la leadership di colei che nel 2013 aveva sfiorato il colpo grosso di un governo a maggioranza assoluta: un 41% di voti che, almeno a livello federale, i principali istituti di opinione del Paese assegnano ai cristiano-democratici anche oggi.
QUADRO POLITICO STABILE. A dar retta ai sondaggisti, infatti, a parte qualche piccolo movimento nelle retrovie dei partiti minori, il quadro politico tedesco è stabile, quasi inamovibile. Ecco perché i colonnelli del partito vorrebbero che Merkel sciogliesse al più presto i dubbi su una sua ulteriore candidatura alla cancelleria fra tre anni e facesse piazza pulita delle voci che di tanto in tanto si rincorrono su una sua presunta stanchezza.
OSTACOLI DI PERCORSO. In pista per un quarto mandato, dunque. Ma su questo punto la cancelliera vuole prendere ancora tempo. Perché se nel partito il suo dominio appare assoluto, nel resto del Paese la Cdu incontra difficoltà che i soli sondaggi nazionali non riescono a spiegare.

Partito che dipende troppo dall'immagine della donna sola al comando

Il congresso della Cdu a Colonia: nel 2012 Merkel è stata scelta come leader dal 97,9% dei delegati.

In primo luogo ci sono problemi di contenuti politici. L'abitudine ormai consolidata a poggiare tutto sull'immagine vincente di una donna sola al comando ha come atrofizzato la capacità del partito di immaginare il futuro, di offrire agli elettori un programma strategico, di spiegare con convinzione dove si vuol portare la Germania nei prossimi anni.
Prevale il cosiddetto metodo Merkel: una visione di breve respiro, pragmatica e funzionale, concentrata sulla soluzione «senza alternativa», quindi senza discussione, dei problemi così come si presentano.
INSEGUIRE GLI EVENTI. Un modo di inseguire gli eventi più che di governarli: finora ha funzionato, ma i problemi più grandi, dall'eurocrisi alle riforme di cui anche la Germania ha di nuovo bisogno, sono ancora tutti sul tappeto.
La conservatrice Frankfurter Allgemeine Zeitung ha parlato della Cdu come di una «dama a mezzobusto, priva della parte inferiore del corpo». Non proprio un giudizio lusinghiero.
LA CDU PERDE FORZA. Il secondo problema è di potere. Se a Berlino nulla (o poco) si muove che Merkel non voglia, nel resto del Paese la forza della Cdu è progressivamente scemata.
Il primo partito tedesco governa in soli quattro Länder su 16 (i Verdi addirittura in cinque) ed esprime di conseguenza solo quattro presidenti, contro i nove del Spd.
FLOP NEI GRANDI CENTRI. Ha perduto roccaforti tradizionali come il Baden-Württemberg e tutti i Länder in bilico, dal Nord Reno-Vestfalia alla Bassa Sassonia, dallo Schleswig-Holstein alla Turingia.
In più, nonostante il processo modernizzatore voluto da Merkel, i cristiano-democratici incontrano difficoltà insormontabili tra gli elettori delle grandi città: da Berlino a Colonia, da Amburgo a Lipsia, da Francoforte a Stoccarda e perfino nella bavarese Monaco non si trova un borgomastro targato Cdu.
IL NODO DEGLI ALLEATI. Ma il più preoccupante è il terzo problema, già emerso dopo il voto politico del 2013 ed esploso con le elezioni in Turingia: il deficit nella politica delle alleanze.
Alternative für Deutschland a destra è considerato un partito sempre più estremista e concorrente su una fascia di elettorato, con i Verdi a sinistra permane ancora una certa diffidenza.
INCOGNITA SOCIALDEMOCRATICI. Dunque, persa la sponda liberale, alla Cdu resta al momento solo la Grosse Koalition con il Spd come opzione praticabile. E se come accaduto in Turingia i socialdemocratici voltano le spalle e decidono di giocare la partita di un governo di sinistra con Verdi e Linke, superando il fattore K della politica tedesca, allora Merkel può finire all'opposizione con tutto il suo 41% dei voti.

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