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DIPLOMAZIA 9 Dicembre Dic 2014 2140 09 dicembre 2014

Corte penale internazionale, Palestina Stato osservatore

Decisione presa dai 122 membri. Israele su tutte le furie: «Giocano col fuoco».

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Il presidente dell'Anp Abu Mazen.

Una svolta storica. I 122 Paesi membri della Corte penale internazionale (Cpi), hanno riconosciuto lo status di Paese osservatore alla Palestina, che è stata riconosciuta per la prima volta Stato osservatore presso la Corte penale internazionale (Cpi).
Un passo simbolico che tuttavia l'Autorità nazionale palestinese (Anp) ha salutato come un segnale importante verso l'obiettivo finale dell'adesione formale al tribunale dell'Aja. Anche l'Assemblea generale dell'Onu, nel 2012, ha votato e riconosciuto a Palestina come 'Stato osservatore non membro', permettendole di aderire allo Statuto di Roma, il trattato istitutivo della Corte penale.
ISRAELE TEME LA CITAZIONE PER CRIMINI DI GUERRA. Una delle ipotesi circolate è che l'Anp voglia portare Israele davanti alla Cpi per crimini di guerra. Ma non è chiaro se possa farlo, poichè l'organo giudiziario del tribunale non l'ha riconosciuta come Stato.
Comunque, immediata è stata la reazione di Tel Aviv: «Stanno giocando con il fuoco», hanno commentato alcune fonti dello Stato ebraico citate dai media. «Se continueranno rischieranno di essere perseguiti per il coinvolgimento in atti di terrorismo e per il lancio di razzi dal loro territorio».
Israele, sostenuta dagli Stati Uniti, ha più volte messo in guardia il presidente dell'Anp, Abu Mazen, dall'ipotesi di candidarsi per l'adesione alla Corte dell'Aja: per Tel Aviv e Washington, infatti, tale passo potrebbe essere utilizzato dall'Autorità palestinese per ottenere concessioni al tavolo delle trattative di pace, dietro la minaccia di esercitare pressioni sul fronte delle accuse di crimini di guerra.
TRATTATIVE DI PACE INTERROTTE AD APRILE. Ad aprile, inoltre, Abu Mazen ha fatto infuriare il premier israeliano Benjamin Netanyahu, presentando la domanda di adesione a 15 convenzioni e trattati internazionali, e spingendolo a interrompere le trattative di pace portate avanti con la mediazione dell'amministrazione Obama.
Ma la minaccia relativa alla richiesta di entrare a far parte della Corte dell'Aja è diventata sempre più concreta la nell'estate del 2014, durante il conflitto nella Striscia di Gaza, quando il ministro degli Esteri palestinese Riad Malki ha detto che l'impennata del numero delle vittime civili palestinesi ormai «non lasciava altra scelta».

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