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CAMBIAMENTO 10 Dicembre Dic 2014 1445 10 dicembre 2014

Grecia, Tsipras l'anti-austerity contagia l'Europa

Contesta il rigore e corre nei sondaggi (34%). Il n.1 della sinistra greca terrorizza le Borse. A febbraio 2015 vincerà. Ma gli servono alleati. E l'Ue minaccia l'Italia.

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A chiedere dei comunisti, in Grecia ti dicono che l’unico vero comunista è lui, il presidente uscente della Repubblica Karolos Papoulias.
Socialista e fondatore del Pasok per la verità, ma partigiano della resistenza contro nazisti e generali: il Sandro Pertini ellenico che, mentre il suo partito cedeva, rimbrottava la Germania per gli «inaccettabili insulti».
O anche, volendo, il Giorgio Napolitano greco: un dinosauro della politica che per quasi 10 anni ha traghettato il suo Paese nel pieno della bufera.
Ora questo pilastro è a fine mandato e, per volontà dei banchieri e di Bruxelles, al posto dell’85enne Papoulias dovrebbe insediarsi il tecnocrate di destra Sta­vros Dimas, economista ed ex commissario europeo che, per quanto stimato, non mette d’accordo il parlamento. Men che meno la popolazione ellenica.
SYRIZA CATALIZZA VOTI DAL PASOK. A spazzare via l’ultimo uomo della Troika (il triumvirato di Unione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale che ha prestato soldi alla Grecia e li rivuole indietro con gli interessi) è atteso il vento nuovo di Syriza, la creatura politica di Alexis Tsipras, astro nascente europeo della sinistra radicale post comunista.
Prima che la crisi riducesse il ceto medio greco all’indigenza, la sua coalizione dell’opposizione raccoglieva il 5% dei consensi, contro il Pasok al 43%.
Poi le percentuali si sono man mano quasi invertite, con Syriza che negli ultimi sondaggi è diventata prima formazione al 34%. E i socialisti, al governo di unità nazionale con i conservatori, precipitati al 5,5%.
LA TROIKA VUOLE NUOVI TAGLI. I nuovi tagli prospettati dalla Troika per far fronte a un nuovo buco di bilancio di circa 2,5 miliardi di euro sono talmente impopolari che neanche il Pasok e la destra di Nuova democrazia sbandierano Dimas come il prossimo, ideale presidente della Repubblica.
Consapevole di non avere i numeri (200 voti necessari al primo e al secondo scrutinio, 180 alla terza chiamata) a dicembre il premier conservatore del governo bipartisan, Antonis Samaras, ha chiamato il parlamento a votare.
Pronto, come da Costituzione, a mandare il Paese alle elezioni ad anno nuovo, per sciogliere l’impasse.

Altro che crescita: la Grecia è ripiombata nel baratro

Per il 2015, i mantra di Bruxelles e della cancelliera tedesca Angela Merkel annunciavano una ripresa dell’economia greca, non si sa sulla base di cosa, con una disoccupazione al 26% e zero investimenti per la crescita.
Samaras aveva promesso la fine dell’austerity.
Invece, come temevano le cosiddette Cassandre, la Grecia è ripiombata nel baratro.
Nonostante più di un biennio di tagli drastici e macelleria sociale, i conti pubblici hanno ripreso a peggiorare e la Troika è tornata immediatamente a puntare i piedi, chiedendo a un Paese ridotto allo stremo nuovi licenziamenti, tagli a stipendi e pensioni e tasse aggiuntive, nel tentativo di ripianare il disavanzo.
AL VOTO A FEBBRAIO. Il «risanamento dell’economia» voluto dai tecnocrati sarebbe da prolungare almeno per i primi due mesi del 2015.
Invece, con tutta probabilità, il primo febbraio se non addirittura il 25 gennaio i cittadini ellenici andranno a votare, piazzando la loro croce sul partito di Tsipras, che chiede la «fine del memorandum con la Troika» e del «terrorismo dei mercati».
Contro i diktat della finanza, Syriza propone un programma in quattro punti che stracci gli accordi con i creditori internazionali e, «attraverso un governo di salvezza nazionale», «risolva la crisi umanitaria in Grecia», «riavviando l’economia, ricreando posti di lavoro e trasformando democraticamente e istituzionalmente il sistema politico».
IL RICATTO DEI MERCATI. Tra gli scranni europei e da un po’ di tempo anche in Grecia, la sinistra di Tsipras ha virato verso toni più soft, «escludendo l’uscita dall’euro» e altre «decisioni unilaterali», promettendo di «mantenere i conti a posto» e «spendere solo quello che si riuscirà a incassare».
Ma i mercati e i poteri forti stranieri sono in allarme: anziché rimborsare i creditori, Syriza chiede un secondo taglio del debito e investimenti per la crescita, e la maggioranza dei greci concorda.
Alla prospettiva del voto, le Borse europee sono crollate: -12,8% Atene, ai minimi storici dal 1987, sotto di oltre due punti percentuali Londra, Milano e Francoforte. Il terrorismo dei mercati che Tsipras rifiuta.

Il vento del cambiamento avanza con Podemos, Linke e Syriza

La Commissione Ue preme per far firmare in fretta, prima che la sinistra salga al potere, un improbabile nuovo memorandum di rigore, sgradito a tutti i politici in tempi di campagna elettorale.
La mossa servirebbe solo a riportare in cassa le ultime manciate di soldi da un Paese dissanguato.
Il vento sta davvero cambiando? Con grande sorpresa, a dicembre in Germania la sinistra radicale della Linke (erede dei comunisti dell’ex Ddr) è tornata a governare il Land della Turingia, da 24 anni in mano ai cristiano-democratici (Cdu) di Merkel, primo partito in una coalizione con socialdemocratici (Spd) e Verdi.
In Spagna, gli indignados di sinistra di Podemos, che pure chiedono la ristrutturazione del debito, sono in testa ai sondaggi per gradimento.
E sul foglio finanziario per eccellenza, l’inglese Financial Times, l’editorialista controcorrente Wolfgang Münchau - anticomunista, ma anche ardentemente anti-austerity - ha sostenuto che gli unici con programmi efficaci per risollevarsi dalla crisi sono «Syriza in Grecia, Podemos in Spagna e Die Linke in Germania».
MA I COMUNISTI ACCUSANO. I socialisti europei hanno seguito i conservatori nel vicolo cieco del rigore.
E, nel continente, come motore della svolta restano solo le «sinistre radicali» che chiedono «maggiori investimenti nel settore pubblico e la ristrutturazione del debito».
Syriza ribadisce di non essere la bestia nera dipinta dalla Troika e dai mercati, ma di voler solo far tornare a far ragionare l’Ue, formando un «governo stabile, con un debito sostenibile e un piano per la crescita».
Dai veterocomunisti greci del Kke, il 40enne Tsipras, militante sin dai banchi di scuola tra le primule del vecchio partito comunista, viene accusato di essere diventato un «capitalista borghese».
L'ex candidato alla Commissione Ue che a parole pesca populisticamente nel bacino dell’anti-merkelismo, ma in realtà presta il fianco ai piani della Troika.
POCHI ALLEATI DI TSIPRAS. Vincitrice annunciata, pure Syriza avrà i suoi problemi a formare un governo stabile ad Atene.
Se Samaras ha solo 154 voti in parlamento per eleggere il nuovo presidente, con il consenso attuale la sinistra radicale andrebbe al massimo a 144 seggi con il premio di maggioranza: sei in meno dei necessari per governare.
Il Kke non intende cedere, i socialisti sono i nemici che hanno patteggiato con la Troika.
L’unica alleata potrebbe essere la piccola lista degli indipendenti. A meno che, in questo caldo Natale, il popolo di Piazza Syntagma non decida di portare Tsipras sopra il 40%.

Twitter @BarbaraCiolli

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