CAMICIE VERDI 11 Dicembre Dic 2014 0645 11 dicembre 2014

Lega Nord: accuse, processi e scandali da Patelli a Belsito

In principio fu indagato Patelli. Era il '93. Poi Bossi, Boni, Cota, il Trota e Belsito. Salvini strilla contro la mafia romana. Ma scorda i guai giudiziari del Carroccio.

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La Lega a dire il vero non ha mai avuto una gran fortuna con i tesorieri. Mentore di Belsito, Maurizio Balocchi - detto «l'intoccabile» - fu coinvolto (e assolto) nel crack Credieuronord. Prima era stata la volta di Alessandro Patelli, arrestato nell'ambito dell'inchiesta Mani Pulite nel 1992 per la tangente Enimont: 200 milioni di euro erano spariti dalla sede della Lega in circostanze misteriose. Secondo l'allora amministratore delegato del gruppo erano stati consegnati proprio al segretario federale leghista dal manager Sergio Cusani. Patelli, che si autodefinì «un pirla», fu condannato a otto mesi.

Il ritorno di «Roma ladrona».
Sembrano gli Anni 90: scoppiava Tangentopoli, i vecchi partiti si sgretolavano travolti da un uragano giudiziario e la Lega Lombarda (che poi diventò Lega Nord) tuonava contro gli scandali garantendo: «La Lega non perdona».
Ma di acqua sotto i ponti del Po ne è passata parecchia e oggi gli strali di Matteo Salvini contro la corruzione capitolina sembrano un tentativo di cancellare il ricordo di tanti guai che lo “spietato” Carroccio ha saputo perdonare in fretta. Anche (e soprattutto) in casa propria.
LA PRIMA MACCHIA NEL 1993. Era il 7 dicembre 1993 quando comparve la prima macchia sulle camicie verdi.
Alessandro Patelli, responsabile amministrativo, organizzativo, tesoriere e braccio destro di Umberto Bossi si trovò le manette ai polsi per aver intascato in nero una busta contenente 200 milioni di lire generosamente donate dalla famiglia Ferruzzi (alla guida della Montedison) che ai tempi aveva a libro paga quasi tutta la politica italiana.
Ammise le colpe e si diede pubblicamente del «pirla», scagionando moralmente i vertici del partito.
BOSSI CONDANNATO A 8 MESI. Il Senatùr si disse all’oscuro e portò in procura un assegno di 200 milioni. Ma fu ritenuto responsabile con il suo segretario amministrativo ed entrambi si presero una condanna definitiva di 8 mesi per violazione della legge per il finanziamento pubblico ai partiti.
PATELLI, VITALIZIO DA 3 MILA EURO. Patelli ha tentato senza fortuna di riciclarsi in politica, ma ha vissuto da allora grazie al generoso vitalizio da 3.686 euro lordi al mese in quanto ex consigliere regionale.
Forse non era solo un «pirla», ma anche il paziente zero di un’epidemia che ha portato poi a Francesco Belsito.

Belsito, tesoriere che secondo l'accusa «guidava un comitato d'affari»

Umberto Bossi e Francesco Belsito.

Titolare dello stesso incarico di Patelli (cioè tesoriere) dal febbraio 2010, Belsito venne indagato nell’aprile 2012 per truffa, appropriazione indebita e riciclaggio.
L’inchiesta si è poi allargata a macchia d’olio tra investimenti esteri (Cipro, Norvegia e Tanzania), tangenti e ricchi emolumenti ad amici e parenti illustri.
Un anno dopo sono arrivati anche gli arresti.
«FONDI PER I VIZI DEI BOSSI». Belsito sarebbe stato alla guida di un «comitato d’affari» che gestiva, soldi alla mano, presunti rapporti illeciti con imprenditori e che utilizzava fondi pubblici del partito per finanziare i vizi della famiglia Bossi.
SALVINI NON CHIEDE I DANNI. Lo scandalo ha segnato la fine politica del leader carismatico: Umberto Bossi si è dimesso in concomitanza dello scoppio del terremoto ed è uscito di scena aprendo l’era Salvini, che nel novembre 2014 ha rinunciato a chiedere i danni all'ex tesoriere.

Pini, deputato condannato per millantato credito

Gianluca Pini.

In mezzo alle due inchieste altri scandali e altre condanne.
Il deputato Gianluca Pini è l’attuale vice capogruppo delle Lega Nord alla Camera, eletto in Emilia Romagna.
È stato condannato a 2 anni (pena sospesa) per millantato credito e rinviato a giudizio per evasione fiscale dal tribunale di Forlì.
«PROMESSA RIMBORSATA». Avrebbe ricevuto nel 2007 15 mila euro da un candidato al concorso di abilitazione alla professione notarile, col pretesto di favorirlo nei confronti dei membri della commissione.
Soldi versati dal candidato e ricevuti da Pini che avrebbe promesso di influenzare alcuni colleghi in parlamento sull’esame di abilitazione. Una promessa finita nel nulla, ma lautamente rimborsata.

Lancini, sindaco del 'sole delle Alpi' a giudizio per turbativa d'asta

Il Sindaco di Adro Oscar Lancini con in testa un elmo cornato al 25esimo compleanno della Lega (Ansa).

Oscar Lancini, sindaco di Adro, Comune in provincia di Brescia, veniva definito dalla stampa «sceriffo».
Aveva lasciato il segno tappezzando la scuola elementare e gli edifici pubblici con il simbolo leghista del sole delle alpi.
Per lui sono arrivati gli arresti nel novembre 2013 e poi nel luglio 2014 il rinvio a giudizio per turbativa d’asta.
CANDIDATO NON ELETTO. L’accusa è quella di aver controllato alcuni appalti pubblici, alimentando un sistema di favori che creava una corsia preferenziale per ditte amiche e aggirava le regole.
Presentatosi alle scorse Europee, sempre nelle fila della Lega che non perdona, non è stato eletto.

Cavaliere, ex governatore veneto nei guai: bancarotta

Maurizio Balocchi è stato anche sottosegretario al ministero degli Interni e della Semplificazione.

Enrico Cavaliere, deputato leghista dal 1994 al 2000 e in seguito presidente del Consiglio regionale veneto fino al 2005, è stato condannato in secondo grado a due anni e tre mesi (pena condonata) per la bancarotta di un fallimentare progetto edilizio da 2.300 appartamenti in Croazia del valore di 2 miliardi di lire.
Tutto finanziato e sostenuto da militanti ed esponenti della Lega che avevano investito quote nell’operazione.
COINVOLTO ANCHE BALOCCHI. Nel processo è stato coinvolto anche il tesoriere della Lega Maurizio Balocchi, deceduto nel 2010.
Su Cavaliere, dal dicembre 2013, è in corso pure un’indagine della procura di Milano collegata all’inchiesta che chiama in causa Belsito.
PRESUNTE MAZZETTE DA SIRAM. Per gli inquirenti sarebbe coinvolto in un giro di presunte mazzette provenienti dalla società Siram, colosso dell’energia e titolare di diversi appalti pubblici in Veneto.

Il Trota e Boni, consiglieri lombardi a processo per rimborsi illeciti

Davide Boni e Umberto Bossi.

Il 29 ottobre 2014 a Milano è stato chiesto il rinvio a giudizio per 64 ex consiglieri regionali lombardi per aver percepito rimborsi illeciti per spese private.
«15 MILA EURO PER I DOLCI». Tra questi i leghisti Renzo Bossi - il Trota figlio del Senatùr -, Davide Boni - ex presidente del Consiglio Regionale - e Cesare Bossetti, che nel 2011 avrebbe speso quasi 15 mila euro per comprare dolci e per un numero imprecisato di colazioni.

Ballaman, ex presidente del Friuli condannato per peculato

Edouard Ballaman, leghista ed ex questore della Camera ed ex presidente del consiglio regionale del Friuli, è stato da poco condannato ad un anno per peculato e uso improprio di auto blu. «Contro gli sprechi useremo il fucile», era il suo motto, anche se si limitava al possesso di una 357 magnum. Provate a sfilargliela voi la pensione da sotto il naso...

Edouard Ballaman, ex presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, è stato condannato a luglio del 2014 in secondo grado a un anno di reclusione con interdizione dai pubblici uffici per peculato.
L’esponente leghista, poi autosospesosi dal partito, avrebbe utilizzato con troppa disinvoltura l’auto blu anche per viaggi privati, tra cui alcuni spostamenti in occasioni della luna di miele.
ANCHE ABUSO D'UFFICIO. La Corte d’Appello, oltre a convalidare la sentenza di primo grado, ha anche deciso la trasmissione degli atti alla procura riscontrando gli elementi d’indagine per un abuso d’ufficio su cui il tribunale di primo grado non si era pronunciato.
Il tribunale di Trieste ad aprile ha aperto un'ulteriore indagine su altre spese molto probabilmente private, ma effettuate con soldi pubblici e giustificate come «di rappresentanza».

Cota, governatore del Piemonte tra firme false e accuse di peculato

Roberto Cota davanti alla sede delle Regione Piemonte.

Nella trappola dei rimborsi illeciti è caduto anche Roberto Cota, ex presidente della Regione Piemonte decaduto in seguito allo scandalo di firme false raccolte da una lista che lo appoggiava.
Da fine ottobre 2014 è sotto processo con rito immediato per peculato.
RESTITUITI 32 MILA EURO. Cota, oggi coordinatore regionale piemontese del Carroccio, ha già restituito 32 mila euro al Consiglio Regionale.
È la cifra che gli è stata contestata dalla procura di Torino maggiorata del 30%, così come hanno chiesto i pm a indennizzo del danno arrecato all’istituzione.
ALTRO CHE PALLOTTOLE. «Se c' è qualcuno», tuonò un combattivo Umberto Bossi nel 1993, «sia pure magistrato, che vuole coinvolgere la Lega nella storia delle tangenti, sappia che noi siamo molto rapidi con le mani, ma anche con le pallottole. Dalle mie parti una pallottola costa solo 300 lire, e se un magistrato vuol coinvolgerci nelle tangenti, sappia che la sua vita vale 300 lire».
Di pallottole leghiste per fortuna non se ne sono viste. Di tangenti molte di più. E per molto più di 300 lire.

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