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POLITICA 11 Dicembre Dic 2014 1447 11 dicembre 2014

Meloni-Salvini, l'alleanza a Roma è possibile

Meloni candidata sindaco della Capitale: l'intesa tra Fdi e la Lega è più vicina. Ma il partito dell'ex ministro è nel caos. E lei non può rinnegare le primarie.

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Giorgia Meloni.

Matteo Salvini, uno a cui piace parlar chiaro, è già uscito allo scoperto: «A Roma voterei Giorgia Meloni come sindaco», ha detto il leader leghista.
Un’affettuosità politica, la loro, dietro alla quale si cela l’accordo per il Sud fra Fratelli d’Italia e la Lega.
La presidente del partito ha prontamente ricambiato via Twitter: «Fa piacere Salvini abbia fatto mio nome per Roma: anche io non lo vedrei male sindaco Milano. Ma candidati li sceglieranno i cittadini».
Un gioco di rimandi che richiama il famoso endorsement di Silvio Berlusconi a favore di Gianfranco Fini candidato a sindaco di Roma.
LE PRIMARIE COME CAVALLO DI BATTAGLIA. L’intesa fra i due c’è, quel che manca è la soluzione tecnica e un quadro politico chiaro, visto che la Meloni ha ben più di un problema con il quale fare i conti.
Fratelli d’Italia, e la loro leader in modo particolare, hanno fatto delle primarie e delle preferenze il loro cavallo di battaglia, oltre che una delle ragioni per le quali il trio dirigente del partito (Meloni, Fabio Rampelli e Ignazio La Russa) uscì sbattendo la porta dall’allora Pdl che stava per tornare a essere Forza Italia.
FORZA ITALIA PUNTA SU MARCHINI. Per questo Giorgia non può, e non vuole, far passare l’idea di un autoinvestitura a candidato sindaco di Roma. Anche perché Forza Italia, che resta pur sempre l’azionista di maggioranza del centrodestra, ha già scelto Alfio Marchini come candidato.
E sull’imprenditore del mattone ha già iniziato a investire, considerando già aperta la campagna elettorale per il Campidoglio.
MELONI SCARICA ALEMANNO. Ma i problemi della Meloni non sono solo le primarie e le preferenze. Il partito, che ha a Roma e provincia il proprio serbatoio di voti, è stato investito in pieno dalla bufera scatenata dall’inchiesta su Mafia Capitale. A trascinarlo nel vortice è stato Gianni Alemanno, entrato dopo aver lasciato il Campidoglio e avendo scelto di non aderire a Forza Italia.
L’ex sindaco figura fra gli indagati e la procura di Roma sta acquisendo tutto i documenti relativi alla sua gestione in Comune.
In prima battuta la Meloni ha formalmente difeso Alemanno, così come hanno fatto gli altri dirigenti del partito, salvo poi scaricarlo una volta vista salire la marea.

Fratelli d'Italia alla resa dei conti

Ignazio La Russa.

La leader di Fdi, sin dall’inizio di questa avventura, ha sempre cercato di prendere le distanze da una “certa” destra romana, al punto da chiudere ogni canale di comunicazione con CasaPound.
L’obiettivo della Meloni è quello di presentare agli elettori una formazione di centrodestra alternativa alla Lega che guarda al Paese e non ai paesi, all’Europa e non all’antieuropeismo tout court, considerando l’euro un problema da affrontare e non solo una moneta da abbattere.
Insomma paralleli alla Lega di Salvini, ma non sovrapponibili.
Mafia Capitale e il coinvolgimento di Alemanno hanno fatto saltare il quadro generale. E così, a fari spenti, è iniziata l’ennesima resa dei conti fra i Fratelli d’Italia.
LE RUGGINI TRA RAMPELLI E LA RUSSA. Rampelli, capogruppo del partito alla Camera (nonostante non avesse i numeri Fdi è riuscito a ottenere la deroga grazie ai voti del Pd) e inventore del movimento, non ha mai amato Alemanno al punto da aver quasi subito l’ingresso dell’ex sindaco nella formazione.
Ignazio La Russa, invece, ha sempre avuto un rapporto privilegiato con l’ex sindaco di Roma, avendo militato con lui sia nel Movimento sociale sia in Alleanza nazionale. Ai tempi della svolta di Fiuggi i due erano nella linea di comando assieme a Fini, mentre la Meloni era nelle seconde file del movimento giovanile.
FDI IN CALO DAL 3 AL 2%. Oggi la prospettiva si è completamente ribaltata. Altra ragione per la quale la Meloni vuole procedere con i piedi di piombo, La Russa chiede un’accelerazione nel processo d’integrazione con la Lega, mentre Rampelli resta convinto che la loro partita si gioca tutta Roma.
Un dato su tutti spiega la situazione del partito e chiarisce le ragioni di queste divisioni. Secondo l’ultimo sondaggo realizzato da Datamedia, Fratelli d’Italia-An perde un punto percentuale, passando dal 3% al 2%. Con questi numeri, qualunque sia la legge elettorale, il partito non sarebbe in grado di vivere da solo.
«IL CANDIDATO? DEVONO SCEGLIERE I ROMANI». Da qui l’idea della Meloni di rilanciare l’azione politica ripartendo dal proprio must sintetizzato in un alto tweet: «Esiste ancora classe dirigente che ha onestà e carte in regola per governare Roma. La sfida si può accettare se te lo chiedono i romani».
Insomma, facciamo le primarie del centrodestra, l’unica possibilità per misurarsi con Marchini, già in rampa di lancio. Al punto che dai radar dei talk show televisivi la Meloni è scomparsa mentre appare costantemente l’imprenditore romano.

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