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CENTROSINISTRA 11 Dicembre Dic 2014 1854 11 dicembre 2014

Quirinale, tra Renzi e Bersani un patto per unire il Pd

Pigi e Matteo si avvicinano. In Emilia hanno parlato anche del dopo Napolitano. Che intanto gela Renzi parlando di «banditore di smisurate speranze».

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Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi.

Nell’infuocata partita per il Colle spunta “il patto del culatello”.
Ovvero la carta di riserva che Matteo Renzi sta costruendo per sostituire lo scricchiolante patto del Nazareno stipulato con Silvio Berlusconi.
Ecco perché il premier ha ripreso a frequentare e a sentirsi regolarmente al telefono con il suo ex nemico Pier Luigi Bersani.
È STATO MATTEO A CERCARLO. Narrano a Lettera43.it parlamentari di area bersaniana che «è stato Matteo a chiedere di vedere Pigi» subito dopo lo choc delle elezioni emiliane.
I due si sono incontrati la prima volta a Bologna, nei giorni successivi all’approvazione del Jobs act alla Camera, con il voto favorevole anche dell’area che fa riferimento a Bersani.
Con loro c’erano Vasco Errani e il nuovo presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini.
SUL TAVOLO IL DOPO-NAPOLITANO. Chiaro che hanno parlato innanzitutto della formazione della giunta, argomento che sarebbe ancora al centro di frequenti telefonate, e probabilmente anche di successivi incontri, tra il premier e l’ex segretario del Partito democratico.
Ma è il successore di Giorgio Napolitano l’argomento che sta più a cuore a Renzi.
Ambasciatore chiave dei rapporti tra i due ex rivali è il giovane capogruppo alla Camera Roberto Speranza, creatura di Bersani.
IL PATTO DEL NAZARENO SCRICCHIOLA. Ora che il patto del Nazareno rischia di dissolversi nel 'Vietnam parlamentare' sulle riforme istituzionali e la legge elettorale, il premier sta esplorando la strada di eleggere il nuovo inquilino del Colle a maggioranza.
Ma questo non sarà possibile senza la condizione fondamentale della granitica compattezza del Pd.

Il sogno di Bersani? L'elezione di Prodi al Quirinale

Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani e Romano Prodi.

E quindi a Renzi non è rimasto che chiedere aiuto a quello stesso “Pigi” che già lo aveva accusato addirittura di mobbing durante l’infuocata Direzione di fine settembre sul Jobs act.
Toni che non hanno più nulla a che spartire con quelli che Bersani usa ora sul suo successore.
Non solo ha votato e fatto votare la riforma del mercato del lavoro.
Ma non ha affondato il colpo contro Renzi neppure dopo le elezioni in Emilia, dove la maggioranza degli elettori è rimasta per la prima volta a casa.
PIGI VUOLE LA RIVINCITA. Durante l’intervista a Porta a porta del 2 dicembre Bersani ha usato toni soft pur con qualche punzecchiatura come quando ha detto e a ragion veduta: «Matteo ha bisogno della frizione per mandare avanti la ditta».
Come dire: senza di me non va da nessuna parte.
Chi conosce bene “Pigi” racconta che Bersani si stia così riprendendo la sua rivincita, il cui coronamento sarebbe l’elezione di Romano Prodi al Quirinale, quel candidato che gli impallinarono i 101 franchi tiratori.
Ma questo sarebbe il massimo. Bersani sa bene che Prodi è una figura troppo ingombrante per Renzi.
TENTAZIONE VOTO ANTICIPATO. Certamemente non sarebbe quel presidente prono ai suoi voleri che appena insediato gli farebbe la cortesia di sciogliere le Camere per andare al voto anticipato.
Eventualità che Renzi minaccia un giorno sì e un giorno no per tener botta a una situazione che rischia di non controllare più.
Il voto (della minoranza Pd e di quella fittiana di Forza Italia) che il 10 dicembre alla commissione Affari costituzionali della Camera sulla riforma del bicameralismo ha mandato sotto per ben due volte il governo rischia di essere una sorta di campana a morto sul patto del Nazareno.
CIVATI: «FORZA ITALIA CI HA AVVERTITO». Ed «è un avvertimento per l’elezione del capo dello Stato», dice a Lettera43.it il dissidente Pd Pippo Civati.
Quindi a Renzi non resta che affidarsi al “patto del culatello”.
Soprattutto ora che, secondo gossip di Transtalantico, il premier «non gode più neppure della protezione di Re Giorgio». Che non avrebbe in particolare gradito la costante minaccia da parte del premier di elezioni anticipate, alle quali anche le pietre ormai sanno Napolitano è fermamente contrario.
PUNZECCHIATURE PER IL GOVERNO. Si staglia vistosamente l’identikit di Renzi e della sua squadra ministri in due passaggi affilati del discorso all’Accademia dei Lincei in cui il presidente della Repubblica ha parlato di giovani parlamentari e di governo «senza un ben determinato retroterra politico» e di «banditori di smisurate speranze».
A RENZI PIACE L'IDEA CHIAMPARINO. Intanto, nel toto-nomi del dopo Napolitano è spuntato anche Sergio Chiamparino, che già Renzi aveva proposto per la presidenza della Repubblica nella primavera del 2013.
Ma Chiamparino sarebbe ritenuto un candidabile di terza fascia. Mentre nelle prime continuano a esserci Pierluigi Castagnetti e Sergio Mattarella. Anche se pure Giuliano Amato potrebbe avere chance nel 'patto de culatello'.

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