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ANALISI 11 Dicembre Dic 2014 0941 11 dicembre 2014

Turchia, Erdogan crocevia della diplomazia

In meno di tre settimane il presidente turco ha ricevuto Biden, Putin e Mogherini. A conferma della validità della sua agenda. Opacità comprese.

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Recep Tayyip Erdogan, presidente turco.

Tra il 22 novembre e il 9 di dicembre il presidente turco Erdogan ha ricevuto tre visite di rilievo: il vice presidente Usa Biden, il presidente russo Putin e l’Alto rappresentante della Ue Mogherini.
Semmai avesse avuto bisogno di sentirsi interlocutore di rilevanza strategica, questi contatti lo hanno confortato. E forse hanno confermato la validità della sua agenda, opacità comprese.
A cominciare dal pacchetto di accordi sottoscritto con Putin a dispetto del regime sanzionatorio Usa-Ue, per finire col ruolo di partner preferenziale riconosciutogli dallo stesso nella costruzione della nuova pipeline alternativa al South stream masochisticamente sacrificato dall’Ue per incompatibilità con il “terzo pacchetto sull’energia” e che darà a Erdogan un serio potere contrattuale nei riguardi dell’Europa.
DIVERGENZE SU ASSAD. Tutto ciò senza cedere sul dossier Bashar al Assad che Mosca continua a sostenere e il presidente turco a considerare il grande nemico da abbattere; con assoluta priorità, anche rispetto allo Stato islamico (Isis) contro il quale si è prodotta una convergenza senza precedenti, anche se in funzione di agende diverse, a livello regionale e internazionale.
Ne aveva fatto del resto un punto di forza pochi giorni prima con lo stesso vice presidente americano Biden, che si è visto subordinare l’uso della base aerea di Incirlik e un suo coinvolgimento contro l’Isis al varo di una strategia coordinata, netta e chiara, mirata al rovesciamento di Assad.
DUBBI SULLA DETERMINAZIONE DI ANKARA. Strategia comprendente un rafforzato programma di addestramento e armamento delle forze di opposizione (Free Syrian Army) e una sorta di zona-cuscinetto (160 x 30 chilometri) lungo la frontiera, auspicabilmente protetta da una no fly zone.
E mentre sembra che Washington vi stia accedendo in qualche modo, resta dubbia la determinazione di Ankara contro l’Isis in ragione del vincolo ambiguo, per usare un eufemismo, maturato in sede liberazione dei 46 ostaggi turchi, ma alimentato dalla politica di facilitazione all’ingresso in Siria dell’impressionante sciame di nuclei islamisti venuti per abbattere Assad ma entrati poi anche in una battaglia spietata fra loro.
SOSTEGNO ALLA FRATELLANZA. Si tratta di un vincolo che non sarebbe ancora venuto meno, anzi sarebbe stato usato, da ultimo, contro il Pyd siriano, associato al Pkk, che difende Kobane. Emblematico al riguardo l’immobilismo dei carri armati turchi, certo non compensato dal limitato contingente di peshmerga iracheni. Ma non meno emblematico è il sostegno che Erdogan continua ad assicurare alla Fratellanza musulmana e ad altre forze radicali islamiche sullo sfondo di pubbliche dichiarazioni a dir poco sprezzanti nei riguardi dell’Occidente, amico solo a parole del Medio Oriente e in realtà suo nemico.
E trasudanti di un rozzo populismo islamizzante che è parso e pare andare al di là di quel risentimento, che sarebbe anche comprensibile, nei riguardi di un’Europa che da anni tiene chiusa, ma con la chiave inserita nella toppa, la porta della sua adesione.

Nuovi aiuti umanitari per i profughi siriani

Federica Mogherini.

In questo clima è venuta la visita in Turchia dell’Alto rappresentante della Ue Mogherini accompagnata dai commissari Hahn e Stylianides, scelti all’evidente scopo di puntare sul prisma ottico delle loro responsabilità istituzionali in vista di un auspicato rilancio dei rapporti con Ankara.
Il primo atto è stato in effetti l’annuncio di un ulteriore aiuto umanitario (10 milioni di euro aggiuntivi per un totale di 70 milioni) per i profughi siriani e la sottolineatura della rilevanza strategica delle relazioni tra l’Ue e la Turchia anche rispetto al superamento delle forti problematicità della regione.
SOLLECITAZIONI SULLA LOTTA ALL'ISIS. In agenda figurava anche la sollecitazione a un più consistente impegno nella lotta contro l’Isis, rispetto alla quale si sottolineava la ferma intenzione di Bruxelles di fare fino in fondo la propria parte. Si poneva anche il tema della porosità della frontiera che malgrado le smentite di Ankara non sembra aver frenato sensibilmente il flusso dei combattenti stranieri.
E proprio alla luce delle conclusioni raggiunte con la visita di Putin si annotava non tanto l’ennesima sollecitazione a un’ormai improponibile adesione al regime sanzionatorio in atto nei confronti della Russia, quanto la pressante richiesta di astensione da atti suscettibili di pregiudicarne l’efficacia.
APERTURA SULL'INTELLIGENCE. Mogherini, che nel corso della visita si è recata anche nei campi profughi di Kilis e Oncupinar, nel Sud del Paese, ha ricevuto dallo stesso Erdogan e prima ancora dal premier Davutoglu e dal ministro degli Esteri Cavusoglu un segnale di apprezzamento per l’impegno umanitario assicurato, tanto più in un momento di preoccupante ritrosia della comunità internazionale.
Non altrettanto può dirsi della richiesta di un maggior sforzo di Ankara per il controllo del flusso dei combattenti stranieri alla frontiera turca che Erdogan ha di fatto restituito al mittente, sollecitando a sua volta i Paesi occidentali a fare la loro parte fino in fondo. Si è registrata una certa apertura in materia di collaborazione a livello di intelligence.
UNA UE TROPPO PLURALE. Prevedibile il riscontro di Ankara sul tema più generale del coinvolgimento turco nella strategia anti Isis della coalizione internazionale varata a partire dal vertice Nato di Newport di settembre: un sostanziale rinvio alla trattativa in corso con gli Usa a conferma che anche per la Turchia l’Ue è troppo plurale per risultare autorevole attraverso il suo Alto rappresentante.
Prevedibile anche la perdita di priorità dell’agenda dell’allargamento nella sconcertante strategia geopolitica di Erdogan, proiettata su una rotta di distanziamento dall’Occidente che nella sua matrice politico-islamica, sia in chiave interna sia in termini di proiezione regionale e internazionale, legittima qualche preoccupazione.
In conclusione, una visita che non passerà alla storia, ma che è comunque servita a lasciare un segno di umanità e a fare il punto sui termini reali dei rapporti bilaterali tra Ue e Turchia, segnati da significative distonie di ordine politico sullo sfondo di rapporti economici e commerciali di grande rilievo e meritevoli di particolare attenzione in questa fase di crisi, ma rimasti al margine della sua agenda.

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