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AVVERTIMENTO 12 Dicembre Dic 2014 1731 12 dicembre 2014

Padoan: «Piano Juncker da attuare in fretta»

Il ministro: «La crisi non rallenta». Il presidente della Commissione Ue: «Non ho denaro fresco».

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Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan.

L'Unione europea è in pericolo. La recessione avanza ed è necessario intervenire. E allora ben venga il piano Juncker, che piace a tutti (Italia, Francia, Bce, persino la Germania) anche se non è chiaro quando possa effettivamente essere messo in atto. E nonostante sia stato il suo stesso ideatore a gelare gli entusiasmi: «Io non ho denaro fresco», ha detto il presidente della Commissione Ue da Norimberga, al congresso del partito bavarese Csu, alleato di Angela Merkel, il lussemburghese Juncker che presiede l'esecutivo europeo. «Lo dico ai romani e ai parigini, a cui tutto questo non basta».
«MISURA MOLTO OPPORTUNA». Per il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, intervenuto al convegno 'Investing long-term Europe', «il piano Juncker è una misura molto opportuna, si inserisce in un contesto nel quale l'economia europea fatica a riprendere una crescita sostenuta: direi di più, mostra rischi che invece di allentarsi diventano più pressanti in termini di crescita che striscia sul fondo».
Sul programma per gli investimenti europei, ha aggiunto Padoan, «bisogna fare presto perché la crisi non cessa, non se ne esce».
E ancora: «C'è un'agenda implicita che ogni Paese si deve dare per poter sfruttare al meglio il piano Juncker: con in mente il caso italiano bisogna accrescere le opportunità di investimento e qui l'agenda delle riforme strutturali è fondamentale».
«PARECCHI MESI PERCHÉ SIA OPERATIVO». Il ministro, che il 10 dicembre aveva chiesto chiarezza sul timing del piano Juncker auspicando potesse partire entro giugno, ha riconosciuto che «ci vogliono parecchi mesi perché possa essere operativo», anche se nel frattempo potrebbe muoversi la Banca europea degli investimenti. Ma ha invocato anche i governi a fare la loro parte, con riforme in grado di «accrescere le opportunità d'investimento», e l'Europa, attraverso il mercato interno.
Un tema su cui la presidenza italiana della Ue, che sta per concludersi, si è spesa molto: «Abbiamo impostato il semestre a guida italiana sul fatto di porre le basi per l'avvio di un nuovo ciclo politico», ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Sandro Gozi, che ha rivendicato un risultato importante: «Le eventuali risorse pubbliche nazionali che possono essere mobilitate dagli Stati membri non verranno considerate come debito pubblico. È un principio importantissimo che ora vogliamo estendere anche ai fondi strutturali».
RENZI RINVIA I COMMENTI AL 16 DICEMBRE. Il premier Matteo Renzi si è limitato a dire: «Ne parliamo il 16» in parlamento, riferendosi alla data in cui il governo ha in programma di tirare le somme sul semestre europeo.
La palla sul piano Juncker, che nelle intenzioni dovrebbe mobilitare sottoscrizioni per oltre 300 miliardi di euro per mettere in moto investimenti, fra pubblico e privato, da oltre 1.000 miliardi, torna insomma a rimbalzare da un interlocutore all'altro, con la Ue che chiede agli stati di farsi avanti offrendo che i relativi deficit e debiti da esborso pro-investimenti siano scomputati dal Patto di stabilità. Mentre si scorge qualche divisione su come le risorse, poi, dovrebbero essere distribuite fra i Paesi.
In una giornata romana dominata dall'incontro con Padoan, Moscovici ha ribadito il rinvio della decisione sul bilancio italiano e francese a marzo e plaudito alle riforme del governo Renzi: «Devo riconoscere il grande sforzo delle riforme».
MOSCOVICI: «LE RIFORME LE DECIDE L'ITALIA». E d'altra parte, se è vero che rispetto ai desiderata di Francoforte nelle riforme italiane mancano ancora molte voci, Bruxelles è più pragmatica: «Non dobbiamo indicare ai Paesi la lista delle riforme da fare. L'importante è che spingano la crescita», ha spiegato Moscovici riferendosi proprio all'Italia.
Ma di fronte a un'Eurozona che «rischia un decennio perduto, forse anche di più», l'ex ministro delle Finanze francese si è detto entusiasta del piano, una «risposta decisiva» a quella mancanza d'investimenti che è «una delle cause principali delle difficoltà di crescita».

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