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MOBILITAZIONE 12 Dicembre Dic 2014 2134 12 dicembre 2014

Sciopero generale, scontri a Torino e Milano

In piazza 1,5 milioni. Otto ore di stop in 54 città. Renzi: «Non mi impressiono».

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È stato un venerdì di sciopero generale per tutti i settori quello del 12 dicembre, a causa della mobilitazione indetta da Cgil e Uil: la Cisl ha deciso di non partecipare alla protesta dei sindacati che scendono in piazza per cambiare il Jobs act e la legge di Stabilità. Oltre un milione e mezzo di persone tra lavoratori, pensionati, studenti e precari è sceso in 54 piazze italiane. I sindacati fanno i conti della giornata «straordinaria» che segna «un passaggio cruciale» della mobilitazione «contro le scelte sbagliate del governo, per un cambiamento vero», a partire dal Jobs act e dalla legge di Stabilità.
LO SLOGAN: «COSÌ NON VA». Una giornata che ha bloccato il Paese, accompagnata da Nord a Sud dallo slogan «Così non va», tra caos trasporti e disagi. Non sono mancati scontri a Torino, Milano e Roma, ma in cortei di gruppi di autonomi e movimenti per la casa. L'adesione media allo sciopero generale è stata superiore al 60%, sempre secondo i dati di Cgil e Uil.
VOLI CANCELLATI E TRENI FERMI. Centinaia i voli cancellati (oltre 300 solo a Fiumicino) e treni non garantiti fermi (in media il 50%), metro chiuse e autobus in deposito (oltre il 70%, con punte del 90%). Traffico rallentato, se non in tilt nelle città. I cortei sono sfilati per lo più senza problemi.
SCONTRI A TORINO, MILANO, ROMA. Scontri e tensioni si sono registrati a Torino tra gli autonomi e le forze dell'ordine (fermate nove persone e feriti due poliziotti); a Milano al corteo dello sciopero sociale con molti studenti (undici i contusi tra le forze dell'ordine); a Roma con i movimenti per la casa che hanno occupato uno stabile con conseguenti cariche (una decina i feriti e due arrestati). Episodi di violenza che la Cgil «condanna con fermezza», che non sono «associabili alle pacifiche manifestazioni» del sindacato.
UIL: «RENZI CI CONVOCHI». In piazza, Cgil e Uil hanno portato le loro ragioni. «Continueremo a contrastare le scelte sbagliate» del governo «per avere una prospettiva di lavoro in questo Paese», che è la vera «emergenza»: un lavoro di qualità, di diritti e di tutele, ha insistito dal palco di Torino, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso «Oggi fermiamo l'Italia per farla ripartire nella direzione giusta», ha detto il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, dal palco di Roma, replicando anche al premier Matteo Renzi: «Noi veramente vogliamo cambiare l'Italia, non a parole». «Caro presidente del Consiglio - si è rivolto ancora a Renzi - ci stupisca, ci convochi e discutiamo del futuro del Paese».
GARANTE PER GLI SCIOPERI NEL MIRINO. Nel mirino anche il Garante per gli scioperi, dopo il braccio di ferro sulla precettazione dei ferrovieri, prima ordinata e poi revocata dal ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, a fronte di una rimodulazione dello stop dei treni (da otto a sette ore oggi e poi nel weekend). Che non è bastata: lo sciopero nel settore ferroviario «resta in violazione delle regole» e saranno valutate eventuali sanzioni, ha detto il presidente della Commissione di Garanzia per gli scioperi, Roberto Alesse.
VENDOLA E FASSINA IN CORTEO. Ai diversi cortei hanno partecipato anche il leader di Sel, Nichi Vendola, ed esponenti delle minoranze Pd, come Stefano Fassina, Gianni Cuperlo, Alfredo D'Attorre e Pippo Civati. Da Bari l'appello di Massimo D'Alema, poi contestato dai manifestanti: «La situazione del Paese è grave e spero che il governo ascolti la piazza».
NAPOLITANO INVITA AL RISPETTO RECIPROCO. Da Torino, al termine della sua visita alla città, è arrivato il richiamo del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al «rispetto reciproco» tra le prerogative di governo e sindacati: «Non si vada ad una esasperazione come quella di cui oggi abbiamo il segno». Senza entrare «nel merito delle ragioni degli uni o degli altri», lo sciopero generale è «segno senza dubbio di una notevole tensione tra sindacati e governo», ha detto ancora il capo dello Stato.
RENZI: «NON MI FACCIO IMPRESSIONARE». In serata è arrivata anche la replica di Matteo Renzi: «massimo rispetto» per chi sciopera, ma «non sono tipo da farmi impressionare. C'è un Paese da cambiare e lo cambieremo. Non ci facciamo impressionare: a testa alta andiamo avanti nell'unica direzione possibile per salvare l'Italia», ha detto il premier. E «da domani si torna a lavorare sempre fianco a fianco con i sindacati per le crisi aziendali, ma quanto alla valutazione sulle leggi, le leggi si fanno in parlamento: non siamo un governo che cambia opinione perché c'è una piazza».

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