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L'INTERVENTO 13 Dicembre Dic 2014 1035 13 dicembre 2014

Jobs act e sciopero, Padoan: «Il sindacato non ci fa paura»

Il ministro: «Andiamo avanti sulle riforme». E sull'Europa: «Crescita insufficiente, non c'è molto tempo».

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Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan.

Non è bastato lo sciopero generale di venerdì 12 dicembre indetto da Cgil e Uil a convincere l'esecutivo di Matteo Renzi a fare dietro front sul lavoro e la legge di Stabilità.
«Il governo non ha paura», ha spiegato dalle pagine de La Stampa il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan all'indomani della mobilitazione che ha portato agli scontri di Milano e Torino.
LA DIFESA DEL JOBS ACT. «Questa riforma serve a includere nel mercato del lavoro chi ne è stato escluso», ha continuato il rappresentante del governo difendendo il Jobs act.
«Le resistenze non ci sorprendono», ha argomentato Padoan, «a mio avviso una parte del sindacato percepisce che questa volta la riforma cambierà veramente il mercato del lavoro. La storia delle riforme è anche una storia di conflitti, ovviamente democratici».
NESSUN CONTAGIO DA ATENE. Il ministro ha poi riflettuto anche sull'Europa. La Grecia, a suo giudizio, affronta una «situazione delicata», ma che è «molto diversa da quella del 2011 o del 2012». Sull'ipotesi di una ristrutturazione del debito di Atene, per Padoan «l'esperienza dice che sia molto difficile da fare, e dunque che sia un grosso errore ipotizzarla».
Escluso, tuttavia, il pericolo di contagio per l'Italia: «La tenuta degli spread italiano e spagnolo dimostra che oggi le conseguenze di crisi specifiche sono circoscritte».
L'EUROPA DEVE CRESCERE. Il ministro ha poi chiarito che nell'Eurozona «la crescita è insoddisfacente»: «Dopo la presentazione del piano Juncker occorre una spinta da parte dei governi». Quindi ha avvertito che «non c'è molto tempo»: «L'Europa è a un bivio: una strada porta alla stagnazione, l'altra alla crescita».
Parlando poi a Il Sole 24Ore, Padoan ha ribadito la necessità di un impegno Ue per crescita e lavoro: «L'Ue si è posta il problema del risanamento dei bilanci pubblici, ma deve soprattutto avviare una politica dell'occupazione e della crescita, temi che sono rimasti oggetto di politiche nazionali».

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