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TENSIONI 13 Dicembre Dic 2014 1525 13 dicembre 2014

Riforme, scontro minoranza Pd-governo Renzi

I ribelli chiedono la sostituzione in commissione, poi ci ripensano. Nella notte il primo ok al ddl. Ma Civati minaccia la scissione. Renzi alla conta in assemblea.

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Tensioni nel Pd tra la minoranza dem e il governo Renzi sulle riforme.

L'approvazione in commissione Affari costituzionali del ddl Riforme ha posto la parola fine all'ennesima giornata di liti in casa Pd, con la minoranza del Partito democratico che pare essere ormai ai ferri corti col governo.
Uno scontro inasprito dalla bordata di Pippo Civati, che da Bologna ha minacciato addirittura di abbandonare il premier Matteo Renzi in caso di elezioni anticipate.
VIGILIA DI ASSEMBLEA AGITATA. È un'aria pesante, insomma, quella che si respira in casa dem alla vigilia dell'assemblea nazionale. Ad aprire le ostilità sabato 13 dicembre sono stati proprio i deputati 'dissidenti' come Rosy Bindi, Alfredo D'Attorre, Gianni Cuperlo e Roberta Agostini, che hanno minacciato di chiedere la sostituzione nella commissione Affari costituzionali della Camera, perché in dissenso con l'esecutivo. Una mossa clamorosa per il Pd, anche se è stata spiegata dai deputati come l'unico modo per evitare di mandare 'sotto' il governo durante la votazione.
I RIBELLI NON PARTECIPANO AL VOTO FINALE. I 'dissidenti' Cuperlo, Lattuca, Pollastrini, Bindi, Agostini, Lauricella, D’Attorre e Giorgis non hanno partecipato al voto sugli emendamenti all’articolo 3 del disegno di legge, che di fatto hanno ristabilito nel testo finale i senatori di nomina presidenziale. I deputati della minoranza sono quindi rientrati in Commissione fino al tardo pomeriggio, ma hanno abbandonato nuovamente i lavori in serata, quando è stato preannuciato il no del governo a un altro emendamento, che chiedeva un giudizio preventivo sulla legge elettorale da parte della Corte costituzionale già nel corso dell'attuale legislatura. Gli esponenti della minoranza Giorgis, Bindi, Cuperlo, Pollastrini e Fabbri non hanno partecipato al voto sull'Italicum, senza abbandonare però l'Aula. Sono infine usciti durante le votazioni degli ultimi articoli rimasti, in tutto una decina.
RICHIESTA DI SOSTITUZIONE SMENTITA. La crisi tra i democratico era emersa al termine di una animata riunione, cui aveva preso parte anche il capogruppo Roberto Speranza, con momenti di tensione che avevano portato alcuni deputati ad alzare la voce.
Emanuele Fiano, capogruppo in commissione e relatore alle riforme, ha smentito che i colleghi della minoranza Pd volessero farsi sostituire. Un'ipotesi concreta, in ogni caso, per evitare il ripetersi di episodi come quello di mercoledì 10 dicembre, quando governo e relatori sono 'andati sotto' proprio per il voto dei 'dissidenti' dem.

Civati: «Se Renzi continua così, sarà scissione»

Pippo Civati, deputato del Partito democratico.

Se in commissione a Montecitorio è dunque ritornata la calma, così non sembra all'esterno della Camera.
Da Bologna, Civati ha spiegato che nel caso in cui il premier «si presenti con il Jobs act e con le cose che sta dicendo alle elezioni a marzo», allora la minoranza dem è pronta a rompere con il capo del governo. «Se continua così, un partito a sinistra del Pd si costituirà sicuramente, non per colpa nostra», è stato l'affondo del deputato dem.
Una dichiarazione in cui c'è il sospetto, condiviso anche da altri esponenti della minoranza come Fassina, che il premier si prepari alle urne (tra gli indizi, l'emendamento del governo alla manovra per un unico election day per le Amministrative nel 2015).
PRODI PER IL QUIRINALE. Civati, poi, è tornato a sponsorizzare l'ex premier Romano Prodi - in pole per i bookmaker - per il Quirinale e ha aperto al dialogo con il Movimento 5 stelle sulla successione di Giorgio Napolitano: «Vorrei che stavolta ci fosse un segnale chiaro da parte di Beppe Grillo», ha argomentato il deputato della minoranza Pd, «l'altra volta perdemmo un treno clamoroso».
RENZI PRONTO A DAR BATTAGLIA. Di fronte a questo scenario, il premier si prepara alla resa dei conti, destinata a compiersi nell'assemblea nazionale di domenica 14 dicembre. Ai mille componenti presenti in platea, il segretario è pronto a chiedere un mandato chiaro, con un voto - che si annuncia a maggioranza schiacciante - su un documento che sia la base per affrontare il tornante «complicato» che attende il governo a gennaio-febbraio.
NESSUNA CACCIATA ALL'ORIZZONTE. Il premier, scommettono i renziani, davanti all'assemblea del partito non sarà per nulla tenero contro chi dall'interno fa una battaglia tutta interna, di parte, quasi congressuale, «sulla pelle degli italiani». E dimostrerà con la maggioranza schiacciante a un documento sulle riforme che sta preparando in prima persona, che il partito, come già il 40% degli elettori alle Europee, è con lui. «Io non caccio nessuno», ha sempre assicurato Renzi. E non lo farà, scommettono i suoi, neanche questa volta. Ma traccerà una linea per chiarire a chi ha dubbi se rimanere che il percorso delle riforme non è negoziabile.

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