Premier Italiano Matteo 141212180057
ESTERI 13 Dicembre Dic 2014 0700 13 dicembre 2014

Turchia: Erdogan e quelle frasi perdonate dall'Ue

Dai musulmani «civilizzatori delle Americhe» alle donne «nate per procreare». Erdogan le spara grosse. Ma l'Occidente tace. Per non pregiudicare gli affari.

  • ...

Il sultano e il rottamatore hanno parlato di affari importanti. Per l'Italia, quarto partner commerciale al mondo di Ankara (dopo Germania, Russia e Cina). E per la Turchia, potenza emergente del blocco euroasiatico che attrae grandi investimenti.
LE SPARATE DI ERDOGAN? PRIMA GLI AFFARI. Matteo Renzi l'11 dicembre ha incontrato Recep Tayyip Erdogan glissando, con ogni probabilità, su quella che, tra le ultime rivendicazioni del presidente turco, più colpisce la storia e l'orgoglio italiano: «L'America», ha detto il leader islamista, «non fu scoperta da Cristoforo Colombo nel 1492. Ma da marinai musulmani tre secoli prima». Altre uscite, incluso il suo giudizio sulle «donne diverse dagli uomini», hanno sollevato scandalo e ironia in Occidente. Salvo poi essere dimenticate, alla firma di accordi commerciali e strategici.
IL SULTANO E IL PROGETTO DI GRANDEUR MUSULMANA. Nei Paesi in trattativa con Ankara per l'ingresso nell'Unione europea (Ue) si tende a guardare alle frasi di Erdogan come a idee «folli», «provocazioni esclatanti», anche elettorali. Invece il leader turco, nel suo progetto di grandeur musulmana, è tremendamente serio.
Imprigionato dai generali per «incitamento all'odio religioso», Erdogan ha un suo programma (economico e politico) cosiddetto neo-ottomano, che persegue. Nell'obiettivo di rifondare, alle porte del mondo arabo, uno Stato nazionalista e islamico dominante. Tutti gli annunci del presidente turco, incomprensibili e inconcepibili per l'Occidente, rientrano, semplicemente, in questo modello.

1. I musulmani furono i civilizzatori delle Americhe

Il premier italiano Matteo Renzi con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. © Ansa

«Le moschee sono le nostre caserme, le cupole i nostri elmetti, i minareti le nostre baionette e i fedeli i nostri soldati», declamò pubblicamente, parafrasando il poeta Ziya Gökalp e finendo agli arresti, nel 1998.
Fondato il partito di Giustizia e Sviluppo (Akp), da queste convinzioni religiose Erdogan non si è mai smosso, né da premier (2003-2014), né da presidente.
La nuova veste di capo di Stato gli è anzi ideale per delineare la sua visione storica e prospettiva del Paese.
LA RICHIESTA DI UNA MOSCHEA A CUBA. Eccolo dunque sostenere, al primo summit di Istanbul dei leader musulmani dell'America Latina, che quando Colombo passò davanti a Cuba, vi scorse una «moschea, costruita dopo l'arrivo dei musulmani nel 1178».
Assumendo come «verità» la teoria dello studioso islamico Youssef Mroueh del 1996, Erdogan è arrivato a chiedere ai «fratelli cubani» il permesso di costruire una «moschea nuova, a spese della Turchia».

2. Ma quale tempio laico, Santa Sofia è «la moschea dei sultani»

Papa Francesco durante la visita in Turchia. © Getty

Le visite ossequiose, con papa Francesco come con Renzi, al mausoleo di Mustafa Kemal Atatürk (padre della Turchia laica e moderna del 1900) gli servono per compiere, tra la maggioranza dell'elettorato musulmano che lo ha votato premier e presidente, il salto di qualità a padre islamico di una Turchia rinnovatamente ottomana.
Su scala religiosa, l'Akp islamista tenta un ritorno all'egemonia passata come, in Russia, in fondo cercava di fare Vladimir Putin con il suo progetto di risovietizzazione.
NUOVO LUOGO DI CULTO A TAKSIM. Nella Turchia faro dell'Islam sunnita, Erdogan ambisce a riportare Santa Sofia, tempio laico di due religioni a Istanbul, a moschea.
L'ex cattedrale bizantina, islamizzata e resa poi museo da Atatürk, è apparsa sui depliant della compagnia di bandiera Turkish Airlines come la «moschea dei sultani». Nella piazza Taksim con il monumento ad Atatürk e su una collina di Istanbul Erdogan ha in cantiere altre due grandi moschee. E a Iznik, due ex chiese dedicate a Santa Sofia sono state convertite in luoghi per il culto di Allah.

3. Le donne sono state «create per fini diversi» dagli uomini

Erdogan ha proposto la reintroduzione del reato di aborto. © Getty

Gli storici islamisti battibeccano con il patriarca greco-ortodosso Bartolomeo I su Santa Sofia «chiesa cristiana, o altrimenti museo». E il presidente-sultano porta avanti la riforma dei costumi.
Nel 2013 è caduto il divieto del velo nelle scuole e negli uffici pubblici e il parlamento ha varato un giro di vite contro l'alcol, proibendone la pubblicità e la vendita serale e vicino a moschee o scuole. Fosse per Erdogan, il consumo dovrebbe essere sempre vietato, come negli Stati islamici.
VIETATO SORRIDERE E BACIARE IN PUBBLICO. Ma, nolente, deve fare conti con l'oltre 40% della popolazione laica o musulmana occidentalizzata che, soprattutto nelle metropoli e nell'Ovest del Paese, si rifiuta di ripiombare all'era ottomana.
Quasi metà Turchia ha protestato contro il tentato divieto di «baci ed effusioni in pubblico». E contro i consigli del vicepremier Bülent Arinç di «essere donne caste, mai ammalianti, e non ridere in pubblico», sono scattati i selfie del sorriso.
Nella moralizzazione di Erdogan rientra anche l'ultima sua dichiarazione sulle «donne non uguali agli uomini», «create per fini diversi». Cioè la «maternità».

4. Più del terrorismo preoccupa «la crescita dell'islamofobia»

Una manifestazione anti-Erdogan del Republican People's Party. © Getty

Sul ruolo della donna nella società, i precetti del Corano, a onor del vero, non sono dissimili da quelli della Bibbia: famiglia, procreazione, via le pubblicità di donne provocanti o seminude.
In passato, il leader del Akp ha anche affermato che dovrebbero partorire almeno tre figli e ventilato il reato di aborto e adulterio.
Sulla remissione dei diritti alle donne, il governo ha poi ceduto di fronte alla minaccia dello stop all'ingresso nell'Ue, per la quale Erdogan ha fatto carte false, adeguando - prima degli Stati europei - la Turchia al Patto di Stabilità.
CAPOFILA DELLE RIVOLTE ARABE. Ma, nel 2011, a rinfocolare il sogno dell'Akp alla guida di una rinascita panislamica è esplosa la Primavera araba. Ankara ha cavalcato le rivolte, come supporter della Fratellanza musulmana, per la creazione di Stati islamici «moderati» nella regione.
Nella Turchia spaccata tra Oriente e Occidente, a capo del prossimo G20, i giovani dell'Akp protestano contro i «baci immorali» in strada. Ed Erdogan, ammonito dolcemente dal papa a «unire tutte le fedi contro il terrorismo», prima di tutto, si «preoccupa per la crescita dell'islamofobia».

Correlati

Potresti esserti perso