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POLITICA 14 Dicembre Dic 2014 0933 14 dicembre 2014

Partito democratico, Renzi all'assemblea nazionale: la diretta

Il segretario: «Con l'Ulivo persi 20 anni». Fassina: «Matteo, se vuoi votare dillo». Orfini: «A volte sembriamo il Trono di spade». Assenti D'Alema e Bersani. Live.

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Il premier Matteo Renzi.

L'assemblea nazionale del Partito democratico è stata all'altezza delle aspettative. Si annunciava come un appuntamento difficile per il segretario premier Matteo Renzi, dopo le forti tensioni in commissione Affari costituzionali alla Camera, che in notturna ha dato il via libera al disegno di legge sulle riforme istituzionali. E così è stato. Le diverse anime dem, riunite domenica 14 dicembre all'Hotel Parco dei Principi di Roma, si sono presentate ben armate: non ancora in guerra aperta fra di loro, ma pronte a passare all'azione come fossero famiglie rivali.
La vigilia, del resto, era stata accompagnata da dichiarazioni, interviste, repliche e controrepliche che avevano dato il senso del travaglio politico interno ai democratici. Alla discussione sono mancate le voci di Massimo D'Alema e Pier Luigi Bersani, entrambi assenti. Presenti invece Alfredo D'Attorre, Gianni Cuperlo e Stefano Fassina, protagonisti degli interventi più critici.
«PER SOSTITUIRMI SERVE IL 2018». Renzi è sembrato comunque determinato ad andare avanti per la sua strada: «Chi vuol cambiare il segretario si può mettere il cuore in pace, ha tempo da qui al 2017. Chi vuole cambiare il capo del governo, si metta cuore in pace: ha tempo da qui fino al 2018. Ma chi vuole cambiare l'Italia non perda un secondo», l'appello del segretario all'assemblea del partito. «Il Pd non è un partito che va avanti a colpi di maggioranza, ma sia chiaro che non starà fermo per i diktat della minoranza», ha sottolineato ancora il presidente del Consiglio. Cuperlo lo ha invitato a non ignorare le proteste dei sindacati sul Jobs act, mentre Fassina lo ha attaccato frontalmente: «Se vuoi andare alle urne dillo, altro che palude». Renzi gli ha replicato: «Non ha senso tornare a votare a ogni intoppo. Serve il coraggio e la voglia di andare avanti».
«CON L'ULIVO PERSI 20 ANNI». Nel suo discorso d'apertura, prima che la minoranza prendesse la parola, Matteo Renzi ha lanciato una stoccata profonda alla classe dirigente che lo ha preceduto: «Noto un certo richiamo all'Ulivo, molto suggestivo e nostalgico. Ricordo cosa diceva l'Ulivo sul bicameralismo. Quello che non ricordo è come si possa aver perso 20 anni di tempo senza aver realizzato le promesse delle campagne elettorali». Prima ancora, la rivendicazione del successo sul Movimento 5 stelle: «Grazie a noi è sparito dallo scenario politico colui che dettava l'agenda un anno fa, Beppe Grillo. Abbiamo restituito il suo talento alla comicità: andrà in tour, in bocca al lupo. Noi siamo quelli che cambiano l'Italia, non quelli che stanno a mugugnare su quelli che cambiano l'Italia».
MAFIA CAPITALE: «MAGISTRATI PARLINO CON SENTENZE». Renzi si è poi soffermato sullo scandalo Mafia Capitale: «Chiedo ai magistrati di arrivare velocemente ai processi e alle sentenze. Quando leggo numerose interviste di magistrati che commentano le leggi che stiamo facendo vorrei ringraziarli, ma credo che debbano parlare un po' di più con le sentenze e non con le interviste».

Vigilia al veleno


GUERINI: «ULTIMA CHIAMATA». Il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, intervistato dal Corriere della Sera sui mal di pancia del partito, aveva avvertito la minoranza dem: «Questo è l'ultimo appello, non ci sono altre chiamate. O siamo tutti consapevoli che il tempo dei giochini, delle rivincite congressuali e degli sgambetti è finito, oppure altro che disciplina. Saranno gli elettori a sanzionarci. Basta guardarsi l'ombelico, pensiamo davvero alle riforme».
D'ATTORRE: «RENZI PIÙ RIGIDO DI TOGLIATTI». Polemica la replica del deputato della minoranza Pd Alfredo D'Attorre: «Persino il Pci togliattiano riconosceva ai parlamentari margini di autonomia di valutazione: sarebbe ben strano che il Pd renziano adottasse un concetto di disciplina più soffocante. La sensazione è che Renzi talvolta giochi deliberatamente a drammatizzare lo scontro, alla ricerca di nemici più o meno immaginari, per costruirsi alibi rispetto alle difficoltà del governo».
FASSINA: «IL PREMIER VUOLE LE URNE». Ancora più radicale il dissenso espresso da Stefano Fassina, intervistato da la Repubblica: «Mi pare che il presidente del Consiglio voglia andare al voto e cerchi ogni giorno di costruire alibi per giustificare il suo obiettivo, scaricando la responsabilità sulle spalle degli altri». Alla domanda se l'assemblea nazionale sia destinata a una resa dei conti, l'ex viceministro dell'Economia ha rispsoto: «Per fare la resa dei conti bisogna essere in due, ma da parte di chi in questi mesi ha dissentito l'obiettivo è stato di migliorare le riforme. Siamo di fronte a un bivio: da un lato il premier può continuare a cercare lo scontro per giustificare la sua scelta di andare al voto. Dall'altro la strada del contributo che tutti vogliamo dare nel Pd».

Liveblogging

17.11 - RENZI AL PD: «SE SIAMO UNITI IL PROGETTO DI CAMBIAMENTO È CONCRETO». «Finché sarò segretario e premier non cederò di un centimetro non rispetto alla necessità di fare le riforme, perché si devono fare, ma rispetto alla necessità di rendere il Paese più semplice e bello. Se lo facciamo insieme non sarà un sogno solitario, ma un progetto concreto». Così il premier Matteo Renzi ha chiuso il suo intervento in direzione Pd.

17.05 - RENZI A FASSINA: «NON HA SENSO VOTARE A OGNI INTOPPO». «Non ha senso tornare a votare a ogni intoppo. Serve il coraggio e la voglia di andare avanti sul serio».
Così Matteo Renzi in assemblea Pd. «Pensate che andare al voto sia l'obiettivo di una forza politica che ha detto in tutte le lingue che vuole cambiare il Paese senza cambiare i parlamentari? Ha senso, Fassina? Per me no».

17.02 - RENZI: «IL JOBS ACT NON È FASCISTA». «Quando sento Barbagallo dire che ci vuole la Resistenza rispondo che le ultime lettere dei distaccati sindacali non me le immagino». Così il premier Matteo Renzi. «Non è serio dire cose del genere. Non penso che il Jobs act sia fascista e che ci voglia la Resistenza».

16.57 - RENZI: «L'ULIVO? MANDATO A CASA DA NOSTRI ERRORI». «Io contesto che ci sia un racconto mitologico e nostalgico dell'Ulivo quando quell'esperienza politica è stata sostanzialmente mandata a casa da nostri errori e nostre divisioni. Contesto l'idea di fare un santino senza riconoscere la responsabilità di quanto accadde nell'ottobre del 1998», ha detto Matteo Renzi all'assemblea del Pd.

16.55 - LA REPLICA DI RENZI: «VOGLIO LEALTÀ». «Non sono affezionato a un principio di obbedienza, in un partito sta insieme sulla base del principio di lealtà. Si può discutere di tutto, ma se ci sono elementi di coscienza non siano organizzati per correnti, non siano usati per dare un segnale e mandare sotto il governo utilizzando una questione costituzionale». Così Matteo Renzi nella sua replica all'assemblea del Partito democratico.

15.17 - MIGLIORE: «IL PD NON SIA CAMERA CON VISTA SUL RENZISMO». Gennaro Migliore, dopo aver sottolineato che il Pd non deve essere «una camera con vista sul renzismo», ha richiamato l'attenzione sulla necessità di ascoltare maggiormente le richieste della società civile e della base storica degli elettori del partito.

14.55 - ORFINI: «IL PD COME IL TRONO DI SPADE». A volte, ha detto il presidente del Partito democratico Matteo Orfini, la dialettica interna al Pd «ricorda la serie Tono di spade: tutti contro tutti, pronti ad assassinare il sovrano. Noi non siamo questo, non dobbiamo dare questa impressione». «Si può anche non essere d'accordo con la Cgil, senza che questo significhi rinunciare all'identità del Pd», ha aggiunto Orfini.

14.08 - CUPERLO: «SCISSIONE PAROLA DA ACCANTONARE». «Scissione? Accantoniamo questa parola, facciamo finta che non sia mai stata pronunciata. Il Partito democratico è la nostra famiglia e qui noi vogliamo restare, anche se non è ancora il partito che avevamo immaginato e l'inchiesta Mafia Capitale lo dimostra», ha detto Gianni Cuperlo a margine dell'assemblea nazionale dei democratici.

13.30 - FASSINA: «MATTEO, SE VUOI VOTARE DILLO».

Matteo Renzi: Fassina durissimo durante #AssembleaPD (VIDEO)Video Matteo Renzi selezionato in Video virali

Duro l'attacco di Stefano Fassina, che nel suo intervento all'assemblea del Pd si è rivolto direttamente al segretario Matteo Renzi: «Se vuoi andare alle elezioni dillo, smettila di scaricare la responsabilità sulle spalle degli altri. La minoranza non fa diktat e non vuole andare al voto prima del 2018. Non ti permetto più di fare caricature di chi la pensa diversamente da te, è inaccettabile».

12.52 - CUPERLO: «PERCHÉ I LAVORATORI SCIOPERANO?». Gianni Cuperlo ha prima ringraziato Renzi per la sua schiettezza, per poi rivendicare il contributo della minoranza Pd sulle riforme: «Nessuno cerca il fallimento delle riforme, nessuno vuole la palude. Il punto è fare riforme giuste. Sull'economia, sul lavoro e sulla Costituzione io rivendico un contributo di miglioramento. Ma credo che monetizzare il licenziamento economico illegittimo tocchi il senso della nostra democrazia. Perché i lavoratori hanno scioperato? Matteo, non puoi ignorarli. Le piazze non sono mai state il nostro nemico, il nostro avversario, e non potranno diventarlo».

12.35 - D'ATTORRE: «IN EUROPA LA FLESSIBILITÀ NON BASTA». Alfredo D'Attorre ha chiesto un Pd «unito», soprattutto per cambiare l'«architettura di fondo dell'eurozona: non basta la flessibilità, bisogna cambiare le regole. Concentriamoci sulle cose da fare. Se vogliamo una svolta nel rapporto con l'Europa, tutto il Pd può battere un colpo convinto».

12.30 - D'ATTORRE: «IMPORTANTE CONTRIBUTO SULLE RIFORME». Alfredo D'Attorre nel suo intervento ha definito «suggestiva l'immagine del cantiere» evocata da Renzi. «Siamo tutti protagonisti attivi e non spettatori passivi. Se applichiamo questo metodo, possiamo analizzare anche la discusisone sulle riforme: abbiamo fatto un lavoro importante in commissione, serio e intenso. Segretario, devi dirci grazie. Altro che trucchetti, agguati o imboscate», ha precisato l'esponente della minoranza.

12.07 - RENZI: «PARLAMENTO IN GRADO DI ELEGGERE CAPO DELLO STATO». «Non sono minimamente preoccupato per questo Parlamento: è tranquillamente nelle condizioni di eleggere il successore di Napolitano quando sarà il momento. Il fatto che nel 2013 sia fallito il colpo, non significa che oggi non sia stata imparata quella lezione», ha detto il premier Matteo Renzi.

12.06 - RENZI: «SENZA FLESSIBILITÀ IN EUROPA ANCORA DUE GERMANIE». «Qualcuno dimentica che senza flessibilità le Germanie sarebbero ancora due e Berlino non sarebbe la bella città che è ora», ha affermato il premier Matteo Renzi all'assemblea del Pd in un passaggio sulle politiche Europee, ricordando che il patto «è di stabilità ma anche di crescita».

11.41 - RENZI: «DISONESTI NON POSSONO CAMMINARE CON NOI». «Chi è disonesto non può camminare con il Pd, dobbiamo essere molto duri anche al nostro interno. Chi sbaglia paga anche nel Pd. Non tutti gli onesti votano Pd ma chi sta nel Pd deve avere onestà come punto fondamentale», ha detto Renzi all'assemblea nazionale del Partito democratico.

11.25 - RENZI: «ITALIA STUPRATA DA ANNI DI MALGOVERNO». Il Partito democratico, ha detto Renzi, «non è il partito della nazione perché è mutato geneticamente. Ma perché vogliamo bene all'Italia, i cui sogni sono stati stuprati da anni di mal governo».

11.21 - RENZI: «CONTRO IL GUFISMO DI RITORNO». Matteo Renzi ha iniziato il suo discorso all'assemblea nazionale del Pd, criticando quello che ha definito «gufismo di ritorno, di chi pensa che l'Italia non abbia un futuro ma solo un passato».

11.15 - IN APERTURA L'INNO DI MAMELI. L'inno di Mameli ha aperto ufficialmente l'assemblea nazionale del Partito democratico. Sul banco della presidenza tutti in piedi a cantarlo, a partire dal segretario e presidente del Consiglio Matteo Renzi, che indossa una camicia bianca senza cravatta. Grazie al Pd è «sparito dallo scenario politico colui che dettava l'agenda un anno fa, Beppe Grillo. Grazie al nostro risultato abbiamo restituito il suo talento alla comicità: andrà in tour, in bocca al lupo», ha detto il segretario dei democratici.

11.05 - BERSANI NON PARTECIPA: MAL DI SCHIENA. Pier Luigi Bersani è destinato a non prendere parte all'assemblea nazionale del Pd, a causa di un «mal di schiena che lo costringe a casa». Gli altri esponenti della minoranza stanno invece arrivando alla spicciolata all'hotel Parco dei Principi di Roma: fra loro Cuperlo e Boccia, Fassina e D'Attorre. Rosy Bindi non è ancora arrivata, ma è in programma una sua intervista in tivù.

10.34 - ASSENTE MASSIMO D'ALEMA. Massimo D'Alemaha deciso di disertare l'assemblea nazionale del Partito democratico.«Non partecipo, non accetto le minacce o le sanzioni, come viene prefigurato in questi giorni», ha detto al Fatto Quotidiano.



10.30 - AL VIA L'ASSEMBLEA NAZIONALE PD.

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