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FACCIAMOCI SENTIRE 15 Dicembre Dic 2014 1047 15 dicembre 2014

Gli italiani? Forti da soli e deboli insieme, anche in politica

Da Fassina ad Alfano, da Fitto a Tosi: l'individualismo fomenta l'instabilità. E a rimetterci è solo il Paese.

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Il premier Matteo Renzi.

Non c’è dubbio alcuno che gli italiani siano molto bravi a livello individuale ma molto deboli quando debbono fare sistema.
Io credo che la ragione principale risieda nella mancanza di disciplina che spesso è anche mancanza di educazione almeno civica.
Avendo avuto l’opportunità di fare una carriera manageriale a livello internazionale potrei dire che all’estero quando un superiore gerarchico ti chiede di fare una cosa la risposta che normalmente riceve è: 'Quando?'.
In Italia nella stessa circostanza la risposta ricevuta è: 'Perché?'.
SIAMO TUTTI ALLENATORI. Nel nostro Paese ogni persona che abbia raggiunto l’età della ragione è sostanzialmente un tuttologo, titolare di una sua ricetta per trovare qualunque tipo di soluzione. È la ragione per la quale abbiamo milioni di allenatori delle rispettive squadre di calcio e anche della nazionale e poco importa se la maggioranza non ha mai messo un paio di scarpini o fatto comunque una minima esperienza sui campi da gioco.
Tale considerazione si può estendere più o meno a tutti i settori del vivere comune. Quanti milioni di primi ministri abbiamo? Quanti al posto del presidente del Consiglio pro-tempore farebbero di più e meglio di lui e certamente più in fretta?
BRAVI A FARE (MALE) IL LAVORO DEGLI ALTRI. Potrei continuare ma per farla breve, e naturalmente generalizzando, si può affermare che siamo molto bravi a fare (male) il lavoro degli altri piuttosto che fare (bene) il nostro. Con lo sviluppo dei social network questo aspetto è assolutamente esploso.
Fate una verifica voi stessi: avrete certamente un certo numero di amici o di persone che conoscete bene che “postano” sui social.
Osservate se le loro critiche, le loro ricette o le loro proposte sono credibili e comunque in linea con il loro background, i loro atteggiamenti comportamentali le loro esperienze. Noterete che pochi inquadrano le loro proposte all’interno di un modello sistemico.
LA POLITICA NON FA ECCEZIONE. In politica (e non solo) occorrerebbe avere una visione almeno di medio periodo definendo i superiori interessi del Paese che per natura devono essere collettivi riguardando tutti i cittadini. Ogni politico, invece, per ambizione personale, per presunzione, per interesse se ne frega dei superiori interessi del Paese e pensa soltanto a sé o alla sua “enclave” di appartenenza.
Ho usato il termine “enclave” non a caso. Guardate cosa succede all’interno di quasi tutti i partiti per esempio.
Si potrebbe immaginare che, fermo restando il diritto al dissenso o alla critica, una volta che il partito ha democraticamente eletto i propri organi collegiali questi vengano rispettati e seguiti fino alla naturale scadenza del proprio mandato.

Tutti vogliono un partito a propria immagine e somiglianza

Pippo Civati.

Vi sembra quello che sta succedendo (o è successo) nel Pd, in Forza Italia, nella Lega, nel M5s. vada in questa direzione? Fedeli alla propria visione personale delle cose molti vorrebbero solo un partito a propria immagine e somiglianza.
Vogliamo chiedere a Fassina, Civati, D’Alema, Passera, Fitto, Alfano, Tosi, eccetera?
E poco importa se rappresentano una minoranza. Questa è anche la ragione per la quale quando si sente odore di elezioni nascono più partiti che bambini. Non essendo uno psicologo mi rimane difficile immaginare le ragioni di tali atteggiamenti. E mi rimane altrettanto difficile immaginare come rappresentanti di tale modo di fare possano ancora avere un seguito.
L'INSTABILITÀ NON AIUTA. Probabilmente una cosa che abbiamo mutuato dal calcio è anche l’essere tifosi. Noi non siamo cittadini che, pagando le tasse (purtroppo non tutti), pretendiamo di essere ben governati da chi ci rappresenta (qualunque sia il partito di appartenenza).
Un esempio? Dopo quello che è successo a Roma vedo gran chiacchiere da parte della politica solo al fine di attribuirne la responsabilità alla parte avversa. Ma non è di questo che i cittadini hanno bisogno. Occorre far pulizia rapidamente e fare in modo che situazioni simili non si ripetano più. Certo, la mancanza di stabilità politica, nel senso che a parte alcune eccezioni, nel Dopoguerra abbiamo cambiato governo mediamente ogni sei-otto mesi, non aiuta.
E se questo motiva alcuni a una visione personalistica nel senso sopra descritto, non ci aiuta neanche da un punto di vista di credibilità internazionale.
IN FRANCIA È UN'ALTRA STORIA. Quanti capi di Stato stranieri incontrando prima Monti, poi Letta, ora Renzi, diranno: “Chissà chi incontrerò come rappresentante dell’Italia tra qualche mese”. Ed è così.
Si torna di nuovo a parlare di elezioni e questo indebolisce la posizione del nostro primo ministro. Guardate la Francia per esempio. Non c’è dubbio che Hollande abbia la popolarità più bassa di tutti i suoi predecessori dal Dopoguerra a oggi. Ciononostante nessuno pensa che non resti presidente della Repubblica francese fino alla naturale scadenza del suo mandato.
Da noi Renzi ha avuto (naturalmente indirettamente in quanto abbiamo votato per le Europee) una “legittimazione popolare” con il 41% dei voti. Mi sembra che molti scommettano che durerà ancora poco e che comunque bisogna accelerare la sua uscita pur in assenza di un progetto politico, di qualunque natura sia, alternativo.
DEFAULT? SARÀ SOLO COLPA NOSTRA. Non do un giudizio di merito ma ricordo che il suo programma era quello di fare le riforme, a iniziare da quella elettorale, per cui si potesse poi andare alle elezioni con un quadro chiaro di chi avrebbe governato e di chi doveva fare opposizione.
Essendo un tema che va avanti da anni e che ha anche visto un pronunciamento della Corte Costituzionale si poteva pensare che fosse smarcato in fretta invece ognuno può verificare a che punto siamo. Intanto ognuno propone la propria personale ricetta ma così facendo non ci lamentiamo poi che il default del nostro Paese si avvicini.
E non potremo accontentarci di darne la responsabilità all’euro, ai tedeschi o alla sorte. Sarà solo colpa nostra.

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