Antonio Esposito Giudice 131214103308
DECISIONE 15 Dicembre Dic 2014 2211 15 dicembre 2014

Mediaset, il Csm assolve Esposito

Il giudice aveva rilasciato un'intervista prima del deposito delle motivazioni.

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Il giudice Antonio Esposito.

La sezione disciplinare del Csm ha assolto, per essere risultati esclusi gli addebiti, il giudice Antonio Esposito, presidente del collegio che ha condannato in via definitiva Silvio Berlusconi al processo Mediaset, dall'accusa di aver violato il dovere del riserbo.
CAUSA CIVILE CONTRO IL MATTINO. A far finire Esposito davanti al 'tribunale delle toghe' era stata un' intervista data al Mattino di Napoli qualche giorno dopo la sentenza su Berlusconi e prima del deposito delle motivazioni. Un'uscita che provocò un mare di polemiche anche per il titolo vistoso: 'Berlusconi condannato perchè sapeva, non perchè non poteva non sapere'.
Il giudice accusò subito il giornale, contro il quale ha intentato una causa civile, di aver manipolato l'intervista. Una tesi che ha ribadito durante il processo disciplinare (e la cui fondatezza è stata riconosciuta dalla stessa procura generale della Cassazione) spiegando di non aver «mai parlato degli esiti del processo Mediaset», ma che al testo venne aggiunta una domanda su quel procedimento che in realtà non gli era mai stata formulata.
SENTENZA IMPUGNABILE IN CASSAZIONE. Per capire a fondo le ragioni della decisione della sezione disciplinare - che è impugnabile davanti alle Sezioni unite civili della Cassazione ed è stata presa dopo oltre tre ore di camera di consiglio - bisogna attendere il deposito delle motivazioni.
Nella sua lunga e appassionata autodifesa (che ha occupato anche una parte dell'udienza del 15 dicembre) Esposito ha spiegato che, se parlò effettivamente con il giornalista delle ragioni per cui il processo sul leader di Forza Italia era stato assegnato alla sezione feriale della Cassazione e fissato per il 30 luglio, fu perchè ritenne suo «dovere ristabilire la verità», dopo aver subito «il piu' infame linciaggio mediatico della storia», con l'accusa esplicita di «aver emesso un provvedimento anomalo con lo scopo di colpire Berlusconi».
ESPOSITO: «NON HO CHIESTO IO L'INTERVISTA». Esposito ha poi escluso di aver lui stesso sollecitato l'intervista: «Non avevo alcun motivo di farmi pubblicità attraverso un giornale a bassa tiratura, quando il mio nome era apparso su tutti i giornali italiani e stranieri e io avevo rifiutato di dare un'intervista alla Cnn».
Il rappresentante della procura generale della Cassazione, Ignazio Juan Patrone, che aveva chiesto per Esposito la sanzione della censura, aveva invece sostenuto che il magistrato era comunque venuto meno al dovere del riserbo, «sollecitando lui stesso la pubblicità di notizie sulla propria attività e sul processo appena trattato» e non ancora concluso, visto che non erano state depositate le motivazioni. Il comportamento di Esposito, aveva sostenuto nella sua requisitoria, è stato «gravemente scorretto» nei confronti dei colleghi del collegio, anche perchè aver scelto un «canale personale privilegiato» per le sue esternazioni, «senza informare nessuno».
LA PROCURA: «NON DOVEVA AUTODIFENDERSI». «Nessuno nega che c'erano stati titoli odiosi su alcuni giornali ed erano state fatte considerazioni sgradevoli su Esposito», aveva ammesso Patrone, ma la strada non può essere in questi casi quella dell'autodifesa. Esposito si sarebbe dovuto comportare come hanno fatto «decine di magistrati che, oggetto di accuse gravi, hanno affidato la loro tutela alle sedi deputate, il Csm e l'Associazione nazionale magistrati».
Da Forza Italia è arrivato il commento a caldo di Luca D'Alessandro, segretario della commissione Giustizia alla Camera, che ha definito la decisione del Csm «l'ennesimo atto politico di un organo che si sente ormai quasi la terza carica dello Stato».

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