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PROVVEDIMENTO 15 Dicembre Dic 2014 1000 15 dicembre 2014

Napoli, vietato l'albero di Natale: «È abusivo»

Raccoglieva letterine, rabbia e desideri. Ora il Comune vieta l'abete in Galleria Umberto I. Multato l'ideatore: 117 euro. Tra la città e il verde un rapporto malato.

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L'albero di Natale di Napoli considerato abusivo.

Quei rami sono “abusivi”. E abusivi dunque sono anche i desideri che i napoletani esprimono a Natale scrivendo centinaia di bigliettini affissi all’abete di Normandia alto otto metri installato (a spese proprie) da un commerciante nella centralissima Galleria Umberto I.
Sono abusivi, e dunque è vietato esprimerli. Il motivo? «Manca il permesso per l’occupazione di suolo», ha stabilito il sindaco Luigi de Magistris tramite l’assessore alle attività produttive Enrico Panini e gli agenti della polizia municipale.
MULTA DI 117 EURO. Antonio Barbaro, 77 anni, il presidente del centro commerciale che da 28 anni acquista (al prezzo di un migliaio di euro) il grande abete che racconta i sogni, le speranze, la rabbia dei napoletani e dei turisti provenienti da mezzo mondo, è stato costretto a rimuovere in fretta e furia “l’oggetto di reato” e a pagare sull’unghia una multa da 117 euro al Comune di Napoli.
Eppure, sul rito dei bigliettini vergati dai napoletani a Natale è stato pubblicato perfino un libro che ne raccoglie i più sagaci.
«Caro Babbo Natale, facci diventare ricchi e formosi», ha scritto un postulante sui rami dell’abete.
Formosi, non famosi. E non è detto che si tratti di uno strafalcione.
Tra chi ha lasciato bigliettini, c’è anche il vescovo Crescenzio Sepe: «Pace e bene a tutti, ‘a madonna v’accumpagna», ha scritto a Natale 2013.
E un anonimo, affettuoso: «Caro sindaco, guai a te se ti metti a rubare pure tu».
LE LETTERINE RACCONTANO LA CITTÀ. E poi, messaggi sulla crisi, sulle tasche vuote, sul mare inquinato, sugli imbroglioni che la fanno sempre franca. Ironia, disperazione, sarcasmo, delusione e speranza.
Tutti hanno riconosciuto che - attraverso le letterine sull’albero a Babbo Natale - è stato raccontato l’evolversi delle abitudini e degli stili di vita di Napoli.
Un flash quasi sociologico, insomma. Originale e prezioso.
Ma perduto per sempre, ora, a suon di multe e proibizioni.

Napoletani tassati, frustrati e 'senza desideri'

L'abete con le letterine dei napoletani.

L’unica regola imposta dal commerciante Barbaro a tutti: scrivere con la biro, «niente computer e modernerie».
E niente linguaggio da sms.
Raccontano in Galleria: «A rendere ancora più imbarazzante la proibizione c’è il sospetto che a indurre il sindaco alla drastica decisione di far rimuovere l’abete siano state, più che la mancata autorizzazione, le proteste dei familiari di Salvatore Giordano, il ragazzo di 15 anni che a luglio 2014 morì travolto dai calcinacci crollati dal tetto della Galleria che nessuno, fra i numerosi proprietari, aveva mai provveduto a mettere in sicurezza».
Vero? Verosimile? Chissà. Ma a San Gregorio Armeno, la stradina dei pastorari più famosa al mondo, è spuntata la statuina di Luigi de Magistris con la forma del classico “provolone”.
Per i napoletani già frustrati dalla miseria che incombe e dalle tasse che impazzano (qui in cambio di un servizio scadente si paga il tributo per l’immondizia più salato d’Italia) sarà un Natale “senza desideri” da esprimere e con gli addobbi colorati ridotti al minimo.
UN ALTRO ABETE PRESO DI MIRA. O quasi, visto che - come spesso accade - quel che viene proibito da chi comanda finisce per esprimersi attraverso circuiti alternativi: in molti, dopo la rimozione del tradizionale abete in Galleria, stanno spontaneamente inondando di bigliettini che illustrano i desideri e le richieste a Babbo Natale un altro maestoso abete che è stato allestito dalle Ferrovie alla stazione centrale in piazza Garibaldi.
E altri bigliettini, foglietti, letterine - augurali e no - si intravedono qua e là, affissi di soppiatto alle pareti della Galleria o sui rami dei platani e dei tigli (malandati) disseminati nelle piazze dei quartieri cittadini.
C’è chi scrive per invocare un fidanzato. E chi perché non ha più un lavoro.
C’è la bambina che da Babbo Natale pretende una lista infinita di regalini. E il tifoso che ancora spera nello scudetto per il Napoli di mister Benitez.
QUALCUNO RIVUOLE PERSINO SILVIO. Come nell’omonimo romanzo-fiaba di William Faulkner, c’è chi da ottimista scrive: «Sull’albero dei desideri, se sei di quelli che aiutano le creature indifese, non c’è bisogno di magìe per essere felici a Natale».
Tra i bigliettini più in mostra, spunta quello di chi «si augura il ritorno al governo di Silvio Berlusconi» e quello che invece chiede - scherzando, si spera - «che un kamikaze si faccia esplodere in diretta nella casa del Grande Fratello».

Tra Napoli e gli alberi c'è un rapporto malato

Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris.

Multa per l’albero “abusivo”, multa per chi - disperato - viene colto mentre rovista tra i rifiuti.
E castigo con ammenda perfino per i negozietti che vendono prodotti hard in luoghi troppo vicini alle parrocchie e ai luoghi di culto: è un Natale proibizionista, questo imposto ai napoletani “senza più desideri” e costretti a vivere in una metropoli che non si coniuga più con gli alberi.
In un giardino di via Cortese, sulla collina del Vomero, i vandali hanno spezzato i rami all’abete appena ri-piantato da Giacomo della Guardia, pensionato, il Babbo Natale locale amatissimo dai bambini.
Sorte non meno avventurosa aveva subìto negli anni scorsi anche l’albero dei desideri allestito in Galleria: i guaglioni dei Quartieri spagnoli, la casbah ubicata proprio di fronte al centro commerciale, hanno provato ogni anno a rubarlo nottetempo per farci i tradizionali “fuochi di sant’Antuono”.
I VIGILI SI LIMITANO A SEGNALARE. Ma è la sorte di tutti gli alberi di Napoli ad apparire in crescente e angoscioso pericolo. Colpa dell’incuria. Della penuria di fondi. Di una cultura urbanistica intossicata dai veleni.
Della decisione, anche, dei vigili del fuoco di «non assumersi più alcuna responsabilità sulle piante che appaiono in bilico e che andrebbero abbattute».
Unico caso in Italia, a Napoli i vigili del fuoco - troppe volte “puniti” in tribunale per colpe non proprie - si limitano a segnalare alle autorità comunali se incrociano una pianta in bilico o che dia l’impressione di poter crollare da un momento all’altro sulla testa di qualche passante (come è accaduto il 13 giugno 2013 in via Aniello Falcone, in cui morì Cristina Alongi, 44 anni).
Se la segnalazione avviene fuori dell’orario di lavoro o nei giorni festivi, cioè quando gli uffici sono chiusi, nessuno la raccoglie. E nessuno interviene, con buona pace dell’emergenza.
«QUANDO C'È IL VENTO SI TREMA». Racconta un funzionario comunale: «Nelle 10 municipalità di Napoli opera un solo esperto di alberi. E pochissimi sono i giardinieri. Manca un’anagrafe della vegetazione. Per le potature e gli abbattimenti o la rigenerazione si fa il possibile. Cioè pochissimo. E quando c’è vento, si trema».
Che il rapporto dei napoletani con gli alberi sia a dir poco malato lo dimostra anche l’episodio - che sul web sta spopolando da giorni - della signora bene del quartiere Chiaia filmata mentre una squadretta di giardinieri da lei assoldata sta per sradicare e portar via un albero secolare «che ingombrava la stradina» in cui abita.
Colta con le mani nel sacco, la donna ha protestato «per la violazione della privacy».
Né risulta se siano stati castigati i commercianti che al corso Umberto hanno spezzato con le proprie mani i rami di una filiera di foltissimi tigli: «Davano fastidio a chi deve entrare nei nostri negozi», hanno spiegato per giustificarsi.

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