Mario Draghi Romano 141216202238
RETROSCENA 16 Dicembre Dic 2014 1958 16 dicembre 2014

Draghi al Quirinale e Prodi in Bce: Renzi ci pensa

Il governatore dell'Eurotower al Colle. E il Professore al suo posto a Francoforte. L'ipotesi prende corpo. B non si opporrebbe. Ma tutto dipende da Napolitano.

  • ...

Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea (Bce).

C'è sempre un motivo se Matteo Renzi organizza un incontro, un pranzo, una cena, una Leopolda o una Leopoldina. E la regola vale anche per il bilaterale inedito a Palazzo Chigi con Romano Prodi, che tanto è piaciuto a Pier Luigi Bersani.
Il premier non vuole bruciare un'ennesima volta il nome del Professore per il Quirinale, anche perché a quello ci avevano già pensato i 101 nel marzo del 2013. Anzi, il presidente del Consiglio avrebbe tutta l'intenzione di tenere buono Prodi per una battaglia altrettanto importante, se non addirittura fondamentale.
A rivelarlo a Lettera43.it è una fonte fiorentina molto vicina al giglio magico. E l'indiscrezione, se dovesse trovare conferme, potrebbe aprire le porte a scenari decisamente interessanti per il nostro Paese, e non solo.
TUTTO DIPENDE DA NAPOLITANO. L'idea che Renzi avrebbe strutturato prevede infatti «Prodi a capo della Bce e Mario Draghi al Quirinale». Una mossa da Risiko politico, ma che snocciolata e analizzata nei dettagli ha una sua logica. Anche se, ovviamente, per andare in porto il progetto necessita di una serie di tasselli da incastrare senza intoppi.
Innanzitutto sui tempi. Al momento Giorgio Napolitano non ha detto, né fatto capire se e quando lascerà la presidenza della Repubblica. Dalla decisione dell'inquilino del Colle dipende l'iter per la scelta del suo successore, ma l'unica cosa certa è che non avverrà prima della fine del semestre di presidenza italiana del Consiglio Ue.
DRAGHI VUOLE LASCIARE PRIMA DEL 2019. La seconda, e ancor più importante, tessera del puzzle, è la volontà di Draghi di lasciare la Bce prima della fine del suo mandato, che scade nel 2019.
A Francoforte l'ex governatore di Bankitalia ha ottenuto il rispetto e l'apprezzamento della quasi totalità dei governi europei (seppur con qualche sporadico scontro con la cancelliera tedesca, Angela Merkel), grazie soprattutto alla creazione del cosiddetto bazooka con cui è riuscito a bloccare l'attacco speculativo ai Paesi più deboli dell'Eurozona, tra il 2011 e il 2012, il periodo più intenso della crisi economica e finanziaria.

Per Prodi alla Bce serve l'ok della Germania

Romano Prodi.

Ma proprio l'autorevolezza della sua figura impone una strategia impenetrabile a livello europeo.
Ovvero, un posto come quello di presidente della Bce fa ovviamente gola a tutti, anche se solo in pochi possono permettersi di avanzare una propria candidatura. Per essere chiari: la Germania può puntare i piedi, l'Italia no.
E lasciare vuota una casella così importante può essere un rischio estremamente serio per il nostro Paese.
Ma se Renzi riuscirà a compattare un consenso ampio sul nome del sostituto di Draghi (nel caso specifico, Prodi), allora anche Berlino potrebbe essere costretta ad adeguarsi.
LO SCAMBIO PIACE A BERLUSCONI. E sul fronte italiano cosa può accadere? In realtà la soluzione europea per Prodi non dispiacerebbe affatto, per esempio, a Silvio Berlusconi, che scaccerebbe dal suo armadio il fantasma del Professore (l'ora e mezza di colloquio con il premier non ha fatto piacere al leader di Forza Italia, dicono i suoi fedelissimi).
Inoltre, Draghi sarebbe un nome gradito al Cav, che proprio sull'economista puntava un paio d'anni fa per la sua successione alla guida del centrodestra. Sogno poi rimasto nel cassetto, soprattutto per la indisponibilità del diretto interessato, che non ha mai amato il ruolo di player, preferendo sempre e comunque quello di arbitro.
IL PD NON SI OPPORREBBE. Anche nel Pd in pochi potrebbero opporsi a questa soluzione. Almeno dopo anni di elogi e pubblici endorsement sia per Prodi, sia per Draghi.
Le uniche voci fuori dal coro sarebbero quelle delle opposizioni più dure, soprattutto dei movimenti contrari all'euro, come la Lega e il Movimento 5 stelle. Ma, almeno numericamente, la loro contrarietà non dovrebbe essere un problema per Renzi.
Sempreché Prodi e Draghi accettino, e Napolitano si dimetta. Perché scenari e ipotesi a parte, il pallino resta sempre saldamente nelle mani del capo dello Stato.

Correlati

Potresti esserti perso