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DECISIONE 16 Dicembre Dic 2014 1200 16 dicembre 2014

M5s, Tommaso Currò lascia il gruppo alla Camera

Il parlamentare dà l'addio in Aula. Renzi contestato dai grillini: «Siete frustrati».

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Tommaso Currò e Beppe Grillo.

Ancora un addio tra le polemiche per il Movimento 5 stelle. Il 16 dicembre Tommaso Currò ha lasciato il gruppo alla Camera.
Ad annunciarlo è stato lui stesso al termine di una dichiarazione di voto: «Voglio sentirmi sereno e orgoglioso di lavorare per un progetto politico nel quale riconoscermi e attraverso il quale operare. Oggi questa condizione nel M5s non c'è più».
MERITI AL GOVERNO. Nella dichiarazione di voto a titolo personale sulla risoluzione relativa al Consiglio Ue, il parlamentare ha attribuito al governo «il merito di aver adottato per la prima volta decisioni in ambito europeo che hanno marcato un segno di discontinuità con le politiche di austerità del passato, concausa dello stato di crisi in cui versa oggi il Paese».
Poi l'attacco al M5s: «Da un lato c'è chi si assume la responsabilità di governare il Paese e dall'altro chi tenta di risolvere la crisi esclusivamente con atteggiamenti pregiudizievoli per la stabilità delle istituzioni della Repubblica».
STANDING OVATION PD. Ad applaudirlo in piedi tutti i deputati del Pd e della maggioranza, nel M5s dopo un silenzio iniziale qualcuno polemicamente ha fatto gesti di esultanza, altri sono andati da Currò a chiedergli il perché dell'abbandono. «È un pezzo che abbiamo perso da molto tempo, se lo prendessero», ha dichiarato la senatrice M5s Barbara Lezzi, «è chiaro che Renzi sta andando a fare scouting, i pezzi marci se li prendesse lui. Avrà trovato il prezzo giusto così come per Orellana e altri».
SCONTRO RENZI-M5S AL SENATO. Mugugni e brusii si sono poi levati dai banchi del M5s in Aula al Senato, quando il premier ha toccato il tema della candidatura dell'Italia all'Olimpiade. Mugugni ai quali Renzi non ha esitato a replicare con ironia, ricordando come il Movimento sia «frustrato perché sta perdendo pezzi» e innescando la protesta dei pentastellati, che hanno gridato al premier «vergogna», con Airola e Lezzi, tra gli altri, particolarmente infuriati.
Gli animi si sono ancor più surriscaldati dopo che il premier, in maniera concitata e scatenando gli applausi del Pd, ha citato la strage di bambini avvenuta in Pakistan chiedendo che tra i pentastellati ci fosse «un po' di dignità» almeno di fronte all'attacco. «Avvoltoi, assassini», ha urlato la Barbara Lezzi rivolgendosi ai colleghi dem e accusandoli di strumentalizzare l'argomento, venendo poi richiamata immediatamente all'ordine dal presidente Grasso.

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