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QUIRINALE 16 Dicembre Dic 2014 1804 16 dicembre 2014

Napolitano, il discorso alle alte cariche dello Stato

Il presidente della Repubblica: «Così si crea instabilità. Riforme ineludibili».

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Giorgio Napolitano.

Una lunga serie di moniti, forse tra gli ultimi della sua lunga permanenza al Quirinale. Ma per Giorgio Napolitano, quello che sta per chiudersi, è stato un anno «non di ordinaria amministrazione» alle prese con «gli aspetti più critici per la situazione economica e sociale»» e un programma di riforme «vasto, ma che ha dato il senso di quale cambiamento fosse divenuto indispensabile e non più eludibile».
AVVISO ALLA MINORANZA DEM. Il presidente della Repubblica ha puntato il dito contro le forze che cercano di affossare il cambiamento, ha blindato il governo, invocando responsabilità, chiedendo uno stop ai discorsi sul ritorno al voto e mandando un chiaro messaggio alla minoranza del Partito democratico: «Non possiamo essere ancora il Paese attraversato da discussioni che chiamerei ipotetiche: se, e quando e come si possa o si voglia puntare su elezioni anticipate, o se soffino venti di scissione in questa o quella formazione politica, magari nello stesso partito di maggioranza relativa». Tutto questo «è solo un confuso agitarsi che torna ad evocare lo spettro della instabilità», ha detto Napolitano in quello che per Matteo Renzi è stato «un discorso di grande livello, di alto profilo».
«IMPEGNI CONDIVISI». «Gli auguri che quest'anno ci scambiamo si intrecciano strettamente con gli impegni che tutti condividiamo per il superamento degli aspetti più critici per la situazione economica e sociale», ha esordito il capo dello Stato. Sulle riforme «non si dica che c'è precipitazione, che si procede troppo in fretta, si è tornato indugiando per mesi su questioni di riforma in qualche caso individuate da decenni». Comprese quelle costituzionali: «Il superamento bicameralismo non è un tic dei cultori», ha detto il presidente della Repubblica, «Riflette qualcosa di concreto sull'agibilità del processo legislativo».
«IN UE CON LE CARTE IN REGOLA». «In Ue ci siamo presentati con le carte in regola per il rispetto dei vincoli», ha ricordato Napolitano. «A ciò deve corrispondere, in primo luogo in parlamento, la massima serietà e saper passare sempre più da parole a fatti per procedere con coerenza e senza battute di arresto sulle riforme».
Nonostante tutte le difficoltà incontrate, nel semestre di presidenza dell'Ue «il governo italiano, partendo dall'accurato lavoro preparatorio del governo precedente, ha potuto operare validamente e con maggior sicurezza per un nuovo corso delle politiche finanziarie e di bilancio dei 28, oltre i limiti divenuti soffocanti e controproducenti dell'austerità».
«L'EUROPA SVOLTI SULLA CRESCITA». In Europa, ha aggiunto Napolitano, abbiamo lavorato «per un cambiamento delle politiche dell'Unione e per una sua guida che favorisse la svolta per la crescita».
Gli esami, però, non sono ancora finiti, e «le prove che il sistema Italia e la democrazia italiana devono sostenere sono ancora pesanti sul fronte dell'andamento dell'economia, del Pil e delle oscillazioni della disoccupazione. Segni di inversione della tendenza nel 2015-2016 ci potranno essere se non si affievolisce la linea concordata da governo e parlamento».

«Non si fermino le riforme»

Il premier Matteo Renzi e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Soffermandosi brevemente a commentare le recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto la Capitale, Il presidente della Repubblica Napolitano ha ricordato che è «essenziale colpire i soggetti politici» coinvolti negli scandali di corruzione, ma «bisogna colpire i bersagli giusti negli intrecci con la criminalità. Solo le generalizzazioni improvvide verso politica vanno evitate perché fuorvianti».
Il capo dello Stato ha inoltre chiesto a tutti di non fermare i cambiamenti: «Chi dissente dalle riforme istituzionali non deve farlo con spregiudicate tattiche emendative. Tornare indietro alla ormai sancita trasformazione del Senato significherebbe solo vulnerare fatalmente la riforma. Rispettare la coerenza delle riforme in gestazione, anche quella elettorale, è un dovere di onestà politica e di serietà».
«IN ATTO UN CAMBIAMENTO». E ancora: «Il governo ha annunciato una non breve serie di azioni di cambiamento, un tasso di volontà riformatrice che ha riscosso riconoscimenti e aperture di credito sul piano internazionale. Si è messo in atto un processo di cambiamento. Non si attenti alla continuità del nuovo corso».
E in un contesto in cui «ci deve preoccupare un clima sociale troppo impregnato di negatività, troppo lontano da forme di dialogo e sforzi di avvicinamento parziale che hanno nel passato spesso contrassegnato le relazioni sociali e politico sociali», con un «malessere diffuso» tra le famiglie e i lavoratori, «molta sofferenza autentica, tensione, volontà di agire, impulso alla protesta e rassegnazione», un messaggio è stato rivolto anche ai sindacati.
«I SINDACATI RISPETTINO LE PREROGATIVE DEL GOVERNO». «Sempre auspico che siano costruttivamente uniti», ha premesso Napolitano chiedendo «il rispetto delle prerogative delle decisioni del governo e del parlamento e uno sforzo convergente di dialogo anche su questioni vitali di interesse generale».

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