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ESTERI 16 Dicembre Dic 2014 1530 16 dicembre 2014

Usa, elezioni 2016: la rincorsa di Jeb Bush

Fratello dell’ex presidente. Figlio di George sr. Jeb vuole sfidare Hillary Clinton. La dinasty continua. E le lobby di armi e petrolio si fregano già le mani.

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Hillary contro Jeb, Clinton contro Bush, la saga delle dinastie politiche americane si ripete.
Negli Usa dove un giovane di una famiglia comune può diventare il primo presidente nero della Repubblica, capita anche che la moglie di un ex presidente democratico si candidi alla Casa Bianca, contro il fratello minore di un ex presidente repubblicano, figlio a sua volta di un ex presidente.
Alla vigilia dell’anno dei grandi preparativi per le Presidenziali del 2016, Jeb Bush, fratello di George W. e figlio di George, ha divulgato circa 250 mila mail di quando era governatore della Florida. «La trasparenza è parte della corsa, lascerò che siano le persone a prendere una decisione», ha dichiarato sibillinamente l’ultimo rampollo del potentato dei Bush.
GOVERNATORE DELLA FLORIDA FINO AL 2007. Due volte amministratore della ricca penisola, dal 1999 al 2007, il 61enne Jeb ha anche intenzione di pubblicare, a breve, un e-book sulla sua concezione di Stato e di governo, quasi un manifesto preparatorio del suo programma elettorale.
Il fratello minore del George W. Bush che aveva deluso gli americani deve tornare a farsi conoscere, dopo una pausa politica di oltre un lustro. Soprattutto fuori dalla Florida dove comunque, anche nel suo periodo sabbatico, è rimasto un personaggio pubblico di rilievo.
L’ASCENDENTE DELLA FAMIGLIA. Dalla rielezione di Obama, il suo nome circolava, come ipotetico candidato della prossima competizione per la Casa Bianca. Allora il moderato Mitt Romney era stato lo sfidante pallido di un Obama altrettanto misurato.
Lacerati dalle divisioni, i repubblicani del Grand old party (Gop) non vivevano bei tempi. E l’ultimo dei Bush, insieme al promettente senatore della Florida Marco Rubio, era un personaggio internamente dibattuto.
Ma, proprio per il suo passato nello Stato chiave della Florida e, ça va sans dire, per l’ascendente famigliare nel partito, Jeb Bush esercita tra le lobby conservatrici una particolare allure.

La caccia ai voti della Florida, ex feudo di Jeb Bush

George W. Bush, 43esimo presidente degli Stati Uniti.

La Florida è lo swing state, ricco e tradizionalmente di fede repubblicana, che alle ultime Presidenziali, dopo un conteggio al cardiopalma, ha voltato le spalle alla destra.
Con uno scarto di meno di un punto (50% contro 49,1%), due anni fa Obama si è aggiudicato lo Stato passato alla storia - con Jeb Bush governatore - per i forti dubbi sullo scrutinio elettronico: 537 preferenze in più che, nel 2000, dopo oltre un mese di ricorsi, controricorsi e riconteggi manuali, consegnarono gli States nelle mani di George W. (con un vantaggio dello 0,00009%) dopo che il democratico Al Gore aveva gettato la spugna.
IL PESO DEI LATINOS. Lo spostamento a sinistra del paradiso per pensionati ricchi sul Golfo del Messico viene addebitato alla crescente influenza dell’elettorato locale di latinos, attratti dalla riforma dell’immigrazione di Obama.
Ma anche tentati, come negli Stati di frontiera sulla sponda Ovest del Pacifico, dal modello di famiglia, risparmiatrice e borghese, difeso dai repubblicani.
L’anticastrista Rubio, 43enne di origine cubana, rappresenta l’incarnazione del sogno americano dei latinos: non casualmente mandato avanti, con successo, dal Gop alle elezioni del 2010 contro i democratici.
A FAVORE DELL'INTEGRAZIONE. Sul suo Stato, il «principe del Tea Party» favorevole alla riforma sull’immigrazione, ha scritto un libro parlando delle 100 idee innovative per il futuro della Florida. Ma pure l'ultimo dei Bush ha toccato il nervo scoperto del ceto emergente degli ispano-americani, prendendo posizione in favore della loro integrazione, anche nei programmi di istruzione pubblica.
L’elettorato decisivo per la riconferma di Obama, nel 2012, è un canale prezioso che, sfidando i malpancisti del suo partito, da ex governatore della Florida Jeb Bush non si vuole far sfuggire.
Astro nascente dei repubblicani, il giovane Rubio sarebbe stata un’esca ancora migliore, per veicolare la simpatia del 13,5% di ispanici della Florida.

Bush contro Clinton: riecco le lobby di armi e petrolio

Hillary Clinton, ex segretario di Stato Usa.

Ma l’ultimo dei Bush, dalla sua parte, ha la grande attrattiva economica e mediatica esercitata dalla potente lobby famigliare.
Maxi donazioni da riversare nella campagna elettorale, in soldoni. E lo slogan pubblicitario già scritto, molto americano e molto efficace, della dinasty dei Clinton contro Bush.
Per storia famigliare, il politico che promette un programma moderato e centrista, ha alle spalle la solida protezione delle cordate di armi e petrolio che, dagli inizi del 1900, hanno fatto la fortuna dei Bush: il nucleo di poteri forti che detiene le redini industriali e finanziarie degli Usa.
AFFARI D'ORO NEGLI ANNI 60 IN TEXAS. Presidente degli Usa dal 1989 al 1993, George senior, infatti, è figlio del senatore Prescott Sheldon Bush: nel primo Dopoguerra tra i fondatori della Harriman Bank, la maggiore banca commerciale degli States nonché trait d'union tra il governo e le acciaierie fornitrici dell'esercito.
Grazie alle conoscenze del padre, Bush senior fece miliardi negli Anni 60, con le sue società petrolifere fondate in Texas: un filone coltivato, negli Anni 80 e 90, pur con scarso successo, dal figlio George W.
IL VOTO DI MIDTERM RAFFORZA IL GOP. Saliti alla Casa Bianca, i due Bush hanno man mano ricompensato l'aristocrazia finanziaria alla quale appartengono, promuovendo sia in America Latina sia in Medio Oriente gli affari della Enron, il colosso petrolifero di Houston poi andato in bancarotta. E spingendo l'industria degli armamenti nelle guerre preventive.
Nel 2014 vento dei Bush è tornato a soffiare sulla Casa Bianca, con le pressioni a Obama per ritornare in Iraq. Vento reso sempre più potente dalla vittoria al voto di midterm, nell’ottobre scorso, dei repubblicani alla Camera e al Senato. Un antipasto delle prossime Presidenziali?

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