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TERRORISMO 17 Dicembre Dic 2014 1410 17 dicembre 2014

Strage in Pakistan, talebani divisi sull'attacco

Afghani scioccati. Alcuni leader del Ttp perplessi. L'attentato alla scuola di Peshawar ha evidenziato le divergenze tra fazioni tribali. Ma la forza dei fondamentalisti continua a crescere.

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In Pakistan il gruppo dei Tehrek e Taliban (Ttp) - autori del massacro di Peshawar nella scuola dei figli dei militari che ha causato 145 morti, tra i quali 132 bambini (guarda le foto) - rivendicano il diritto a colpire, anche in futuro, «scuole e luoghi militari per vendetta».
«Abbiamo scelto con attenzione l'obiettivo. Il governo sta prendendo di mira le nostre famiglie e le nostre donne e noi vogliamo che provino lo stesso dolore», hanno minacciato.
Ma i cugini talebani dell’Afghanistan hanno preso le distanze dalla strage in Pakistan, «scioccati dall’accaduto e partecipi nel dolore delle famiglie dei bambini uccisi».
E pure i talebani pachistani del gruppo di Hafiz Gul Bahadur, nel Nord del Waziristan, dove i militari sono in azione, hanno «condannato fermamente l'attacco a Peshawar», smentendo di «aver mai avuto relazioni con il Ttp».
I TALEBANI RESTANO FORTI. E pensare che il Pakistan è il Paese dove Osama bin Laden, lo sceicco del terrore che riempiva l’Afghanistan di campi e combattenti per il jihad, aveva trovato rifugio a un passo da una prestigiosa accademia militare.
Gli americani lo hanno cercato per anni, protetto dai talebani nel Waziristan, tra l'Afghanistan e il Pakistan.
Invece la mente della strage dell’11 settembre 2001 è stata uccisa il 2 maggio del 2011 nel compound fortificato di Abbottabad dove viveva, a un centinaio di chilometri della capitale Islamabad.
Qualcosa non torna nella narrazione della war on terror degli Usa. E non solo perché, dopo quasi 15 anni di guerra in Afghanistan, i talebani restano forti, mentre l’estremismo islamico dilaga nel mondo.

Al Qaeda ha preceduto la presa di potere talebana

L'opinione pubblica ha sempre pensato che solo dai talebani tra l’Afghanistan e il Pakistan dipendessero le sorti e la fortuna del capo di al Qaeda.
Al Qaeda però non è coincisa, ma ha preceduto la presa del potere dei talebani in Afghanistan, tra il 1996 al 2001.
Dove i talebani, estensori della legge islamica (sharia) più estrema, invitarono poi a traferirsi, da alleato, lo sceicco che aveva fatto proliferare nel Paese i mujaheddin dei campi finanziati, contro l’Urss, dagli Usa.
BIN LADEN PROTETTO DALL'ISI. Prima di approdare tra le montagne del Waziristan - sfondo, nei video, ai famosi proclami - Bin Laden è cresciuto e si è arricchito in Arabia Saudita, ha vissuto negli Usa, ha combattuto in Afghanistan, si è riparato in Sudan e poi di nuovo in Afghanistan.
Per finire nascosto in Pakistan, più che per il patto con i talebani, per la complicità di lungo corso e con servizi segreti pachistani dell’Isi (Inter-service intelligence).
Senza il loro appoggio, il folle super terrorista non avrebbe mai potuto sopravvivere 10 anni dalla strage delle Torri gemelle.
PROLIFERANO GLI ESTREMISTI. Da decenni le frange corrotte della potente intelligence pachistana finanziano i mujaheddin della regione, tradendo continuamente gli alleati americani e destabilizzando il Paese.
In Pakistan nessuno si può fidare di nessuno: senza capire questa grande ambiguità di base, non si coglie lo stato dei fatti.
In questa cornice si muovono - continuando a proliferare - le diverse fazioni di talebani ed estremisti islamici, combattute nelle aree calde del Paese e in Afghanistan da anni. Con ogni mezzo e senza risultati.

Uniti dal 2007, ma frammentati in diverse fazioni tribali

I Tehrek e Taliban, che hanno in corso un’offensiva tra le montagne di Kunar, a Nord del Waziristan, sono descritti come la maggiore formazione talebana in Pakistan, ombrello di una decina di gruppi dell’area tribale, al confine Nord-Occidentale con l’Afghanistan.
Nel 2007 le fazioni estremiste si unirono sotto la guida del mullah Baitullah Mehsud - combattente accusato di numerosi attacchi terroristi in Pakistan, incluso l’omicidio della leader dell’opposizione Benazir Bhutto - dichiarando loro obiettivi la resistenza allo Stato centrale, il rafforzamento della sharia e la lotta contro le forze Nato in Afghanistan.
Curiosamente, pur sospettati di esserne alleati, i talebani afghani del mullah Omar (del quale Baitullah è stato luogotenente) non hanno mai riconosciuto un’affiliazione diretta con Ttp.
HANNO TARGET DIVERSI. Afghani e pachistani hanno poi perseguito obiettivi diversi, pur con gli identici metodi dei maxi attentati negli edifici pubblici con kamikaze e cecchini, travestiti da agenti regolari: alle forze internazionali e ai funzionari afghani i primi, quasi esclusivamente contro lo Stato pachistano i secondi.
Con gli anni, il distaccamento pachistano si è allontanato dalla casa madre afghana, dilaniato da divisioni e rivalità interne.
Nel 2010, l’americano David Petraeus, allora a capo delle operazioni militari e strategiche nella regione, vedeva i legami dei Tehrek e Taliban con gli altri gruppi di miliziani islamisti della regione come «difficili da decifrare», quasi come in un gioco di specchi.
«UNA RELAZIONE SIMBIOTICA». «C’è una chiara relazione simbiotica tra tutte queste diverse organizzazioni. Al Qaeda, i pachistani talebani, gli afghani talebani, i Tehreek e Nafaz e Shariat e Mohammadi (formazione alleata dei Ttp, ndr)», scriveva il super generale, «si sostengono l’un l’altro, si coordinano l’un l’altro, a volte competono l’un l’altro e a volte persino si combattono l’un l’altro».
SEMBRAVANO ALLO SBANDO. Nominato il nuovo emiro del Ttp, Maulana Fazlullah, nel 2013 la formazione era data addirittura allo sbando, frammentata in quattro gruppi. Contrario all’eccidio di Peshawar, il capo talebano Gul Bahadur è uno degli scissionisti del Ttp, rivale di Baitullah e Fazlullah e sempre più in disaccordo con gli attacchi del gruppo.
Tutti i talebani sono pashtun, ma parecchi di loro sembravano (e sembrano) andare per la loro strada. Fino all’ultima strage in “grande”. La maggiore che il Pakistan ricordi. E che in tanti hanno disconosciuto.

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