Unione Europea 141216182115
GLOSSARIO 17 Dicembre Dic 2014 0600 17 dicembre 2014

Unione europea, le parole chiave del 2014 a Bruxelles

Mogherini eletta Lady Pesc. Il discorso del papa all'Europarlamento. E il caso Luxleaks. Dalla «A» alla «Z» i fatti più importanti di un anno d'Europa.

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da Bruxelles

This time is different è stato lo slogan più usato nel 2014 a Bruxelles.
La frase «Questa volta è diverso» si riferiva alle elezioni europee del 22-25 maggio che hanno permesso a 500 milioni di cittadini dei 28 Stati membri dell'Unione europea di scegliere i propri rappresentanti comunitari.
VOTATO IL PRESIDENTE. L'evento ha dato il via a una nuova era, non solo perché è stata rinnovata la classe politica del parlamento per i prossimi cinque anni, ma perché dopo le elezioni, attraverso il principio dello Spitzenkandidaten, gli eurodeputati hanno votato per la prima volta il presidente della Commissione europea scelto dal gruppo politico che ha vinto le Europee.
Una novità intorno alla quale sono ruotati una serie di eventi che Lettera43.it ha deciso di raccontare mettendoli in ordine dalla «A» alla «Z».

Ecco l'alfabeto europeo del 2014

A COME ALTO RAPPRESENTANTE. La nomina del vice presidente della Commissione europea che si occupa della Politica estera e di sicurezza è stata una delle più sofferte.
Subito dopo le elezioni europee, ogni Stato membro aveva il compito di indicare un proprio rappresentante nell'esecutivo comunitario.
Il ruolo di Lady Pesc, ricoperto nella precedente legislatura dalla britannica Catherine Ashton, è stato subito messo nel mirino dal premier Matteo Renzi, che ha proposto il ministro degli Esteri Federica Mogherini.
Dopo uno stop iniziale dovuto alla difficoltà di trovare un accordo tra i 28 Paesi nella spartizione delle poltrone, si è giunti all'accordo. E così una delle vice presidenze più importanti dell'Ue è andata all'Italia.

B COME BARACK OBAMA. Il presidente degli Stati Uniti non aveva mai visitato la capitale europea e le sue istituzioni. Ma nel 2014, dopo lo scoppio della crisi ucraina e l'aumentato interesse per l'accordo commerciale di libero scambio tra Usa e Ue, Barack Obama non ha potuto mancare.
Il 27 e il 28 marzo l'inquilino della Casa Bianca è stato ricevuto dal presidente dell'esecutivo José Manuel Barroso e dal capo del Consiglio europeo Herman Van Rompuy.
Obama si è confrontato con i leader europei per mettere a punto un'agenda comune.

  • L'ex presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, il presidente Usa Barack Obama e l'ex capo del Consiglio europeo Herman Van Rompuy (©GettyImages).

C COME COMMISSIONE EUROPEA. Il cambio della guardia era scontato.
Dopo 10 anni e due legislature europee, il portoghese Barroso ha dovuto lasciare il comando dell'Ue. E il suo addio non sembra aver lasciato alcun vuoto: l'unico è stato quello dell'aula plenaria di Strasburgo il giorno in cui l'ex premier del Portogallo ha fatto il suo ultimo discorso e salutato i pochi eurodeputati presenti.
A Palazzo Berlaymont è arrivato un politico noto a tutti: l'ex premier lussemburghese Jean-Claude Juncker, già presidente dell'Eurogruppo, della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale.
Candidato dal Partito popolare europeo (Ppe), ma da subito osteggiato dal primo ministro britannico David Cameron e non troppo amato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, Juncker è riuscito a vincere e a farsi votare persino dal Partito dei socialisti democratici europei (S&D).

D COME DEBITO E DEFICIT. In ogni famiglia che si rispetti ci sono le pecore nere. Anche quella europea ha le sue. Francia, Italia e Belgio sono gli Stati membri che non rispettano le regole comunitarie di bilancio a causa delle loro leggi di Stabilità. Per questo rischiano la censura della Commissione europea assieme a un gruppo che comprende anche Spagna, Portogallo, Austria e Malta.
Nonostante i numerosi ammonimenti, l'esecutivo europeo ha deciso, però, di essere più flessibile e ha rimandato Roma, Parigi e Bruxelles a un secondo esame a marzo. Solo allora la Commissione deciderà se sanzionare la Francia per non aver rispettato gli obiettivi di riduzione del deficit e se aprire una procedura di infrazione nei confronti di Italia e Belgio per l’alto livello del debito pubblico.

E COME EUROCRATI VS EUROSCETTICI. Eurocrati contro euroscettici è stato il duello del 2014.
Da una parte ci sono i funzionari europei, dall'altra coloro che nelle istituzioni non credono più e vorrebbero cambiarle, se non eliminarle.
Così sono state definite più volte le due fazioni dell'Ue. E spesso ad alimentare sia l'una sia l'altra sponda è stato Renzi, che dopo aver dichiarato di non volersi far dettare la linea «dai tecnocrati di Bruxelles», ha provocato Juncker, che sentendosi chiamato in causa ha risposto: «Se la Commissione avesse dato ascolto ai burocrati, il giudizio sul bilancio italiano sarebbe stato molto diverso».
Un botta e risposta che non ha fatto altro che alimentare negli euroscettici l'idea che l'Ue faccia più male che bene. E per ora sono loro ad averla spuntata anche a Bruxelles.
Per capirlo basta vedere gli ottimi risultati raggiunti alle elezioni europee dai partiti fortemente euroscettici come il Front national, il Movimento 5 stelle e l'Ukip.

  • Il leader del britannico Ukip, Nigel Farage (©GettyImages).

F COME FLESSIBILITÀ. Flessibilità è la parola più pronunciata a Bruxelles nel 2014, nonchè il cavallo di battaglia di Renzi che è riuscito a ottenere la possibilità usarla per alcuni dei parametri previsti dal Fiscal compact e dai Six pack.
Una flessibilità, quella accordata dalla Commissione europea, che ha però un prezzo: dare segnali concreti in termini di riforme economiche.
Insomma la flessibilità è intesa in termini temporali: l'esecutivo concede più tempo per mettersi in regola, ma in cambio vuole le riforme.

G COME G7, I SETTE BIG SENZA PUTIN. Quello organizzato il 5 giugno a Bruxelles è stato un G7 'speciale'.
E non solo perché per la prima volta si è tenuto nella capitale europea, ma perché è stato convocato nel formato a sette, senza Vladimir Putin: da quando la Russia era entrata a far parte del G8, Mosca non era mai stata esclusa dal summit.
Ma questa volta le sette principali potenze mondiali (Usa, Canada, Giappone, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia) hanno deciso di non sedersi al tavolo con il presidente russo dopo che la Russia ha annesso la Crimea, considerato un furto ai danni del territorio ucraino.
Nonostante l'assenza, è stato però proprio lo 'zar' a tener banco durante i lavori. E il giorno successivo al G7, Merkel, François Hollande e Cameron - ma non Obama - hanno persino incontrato in Normandia Putin, dove è stato invitato per celebrare i 70 anni dello sbarco degli alleati del D-Day.

  • Il colloquio tra il presidente della Russia Vladimir Putin e la cancelliera tedesca Angela Merkel durante la celebrazione del 70esimo dello sbarco alleato in Normandia (©GettyImages).

H COME H2O, DIRITTO ALL'ACQUA. È stata la prima proposta di iniziativa dei cittadini della storia dell’Ue ad avere successo.
A febbraio dopo aver raccolto 1,8 milioni di firme in 27 Stati membri, i promotori della campagna Right2water hanno consegnato la loro proposta di legge al vice presidente della Commissione Maroš Šefčovič.
La richiesta rivolta all’Ue era quella di definire l’acqua come diritto umano e impedire che la sua gestione fosse liberalizzata.
Ma dopo un'accoglienza esaltante, la Commissione europea ha partorito il topolino: un documento che sottolineava solo che le decisioni sulle modalità di gestione dei servizi idrici «sono esclusivo appannaggio delle autorità pubbliche degli Stati membri».
Quindi l’Ue non può fare altro che «rimanere neutrale rispetto alle disposizioni nazionali che disciplinano le imprese nel settore idrico».

I COME INVESTIMENTI. Investimenti: un mantra che viene pronunciato in maniera quasi propiziatoria nelle stanze dei bottoni di Bruxelles.
L'unico modo per uscire dalla crisi e iniziare a crescere è attrarre più investimenti. Per questo Juncker ha proposto un piano da 300 miliardi di euro. Peccato che le risorse messe in campo da Bruxelles siano di appena 21 miliardi, che dovrebbero diventare 315 grazie «all'effetto moltiplicatore».
I soldi messi in un Fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis) gestito dalla Banca europea per gli investimenti, dovrebbero lievitare grazie al cosiddetto effetto leva, cioè l’attivazione di investimenti privati pari a 15 volte la posta messa sul piatto da Bruxelles.
Una posta che potrà essere cofinanziata dai singoli Stati in maniera volontaria: i soldi messi nel fondo non saranno considerati nel calcolo del deficit.

L COME LUXLEAKS. Vincere le elezioni europee e avere il voto di fiducia del parlamento europeo era stato troppo facile.
L'ingresso del neopresidente della Commissione europea a Palazzo Berlaymont non poteva avvenire senza fuochi di artificio.
A farglieli sono stati un gruppo di reporter inter­na­zio­nali del The international consortium of investigative journalism (Icij) che hanno svelato e pubblicato file sui patti fiscali segreti tra 340 multinazionali e il governo del Lussemburgo proprio quando Juncker era premier e ministro delle Finanze.
Si chiama LuxLeaks ed è lo scandalo che ha ricordato come il Paese sia un paradiso fiscale che accoglie enormi flussi finanziari facendo pagare tasse minime. Nessuna ipotesi di reato, quindi, ma a Bruxelles l'operazione ha segnato la credibilità del neopresidente, al quale ora è stata chiesta una accelerazione sul dossier dell'armonizzazione fiscale, promessa dallo stesso Juncker in campagna elettorale.

  • Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker (©GettyImages).

M COME MOVIMENTO 5 STELLE. I grillini sono sbarcati per la prima volta al parlamento europeo con le elezioni europee 2014. E non era mai successo che la prima volta di una forza politica ottenesse una tale risultato.
Con il 21,15% dei voti validi hanno conquistato 17 seggi, ricoperti da altrettanti eurogrillini che hanno un'età media inferiore ai 36 anni. Sono nove donne e otto uomini.
Assieme al partito euroscettico britannico Ukip di Nigel Farage hanno dato vita al gruppo parlamentare Europa della libertà e della Democrazia diretta (Efdd), ma non sono riusciti a ottenere nessuna carica all'interno del parlamento a causa dell'ostruzionismo della Große Koalition europarlamentare formata dai popolari, socialisti e liberali.

N COME NET NEUTRALITY. Internet è un servizio universale e come tale la Net neutrality è un valore da difendere.
È chiara la posizione del parlamento europeo: il traffico in Rete non può essere discriminato. A fargli eco è stato il sottosegretario di Stato Antonello Giacomelli che durante il semestre di presidenza italiana, in seno al Consiglio europeo delle telecomunicazioni a Bruxelles ha dichiarato: «L'accesso adeguato alla Rete è un diritto umano fondamentale» e «la neutralità del web è per noi un valore primario». E ancora: «Chi se non l'Europa può promuovere un'idea della Rete come servizio universale?».
Affermazioni che per ora non hanno portato a nessun risultato concreto, se non promuovere l'idea di una Rete libera, aperta e neutrale.
Per passare dalla politica ai fatti serve, però, una risoluzione vincolante, un'indicazione legislativa che richiederà tempo e un complesso lavoro diplomatico tra Consiglio, Commissione e parlamento europeo. I lavori iniziano a fine anno.

O COME OGM, L'ITALIA VINCE. È forse l'unico grande successo che la presidenza di turno italiana del Consiglio Ue può vantare alla fine del semestre europeo.
Il 10 dicembre il Consiglio europeo, sotto l'egida italiana che ha guidato i negoziati, ha approvato senza voti contrari l'intesa sulla direttiva che permetterà agli Stati membri di vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati (Ogm) sul proprio territorio, anche se autorizzati a livello comunitario.
Un risultato eccezionale visto che la direttiva ha ottenuto persino il voto favorevole della Germania, che sinora si era sempre astenuta.
Sono inoltre state accolte molte delle richieste che l'Europarlamento aveva approvato nella sua prima lettura, e che hanno rafforzato le posizioni dei Paesi da sempre contrari agli Ogm. Ora il voto finale del parlamento è quindi scontato e porrà fine a una diatriba decennale.

P COME PAPA FRANCESCO. Il 25 novembre papa Francesco è arrivato a Strasburgo per il suo quinto viaggio internazionale.
È stato il secondo pontefice che ha visitato il parlamento europeo: il primo fu Giovanni Paolo II nel 1988.
Jorge Mario Bergoglio ha parlato al parlamento europeo e al Consiglio d’Europa, rimanendo nel suolo francese per appena quattro ore.
Una visita lampo che non gli ha impedito di leggere una solenne omelia davanti agli eurodeputati riuniti in sessione plenaria toccando vari temi: lavoro, ambiente, temi eticamente sensibili, migranti e difesa della famiglia.
Ha paragonato il Vecchio Continente a «una nonna non più fertile e vivace» e ha esortato i parlamentari «a operare perché l'Europa riscopra la sua anima buona», a «ridare dignità al lavoro».
E soprattutto si è appellato affinché il «Mediterraneo non diventi un grande cimitero».

  • Il discorso di papa Francesco all'europarlamento (video da YouTube).

Q COME QUOTE ROSA. Il gender balance è uno dei talloni di Achille dell'Ue, così come lo è dei 28 Paesi che l'istituzione rappresenta: per la formazione della nuova Commissione, infatti, non sono riusciti a raggiungere un equilibrio di genere nella nomina dei commissari.
Un problema che aveva già avuto Barroso e che ha dovuto affrontare anche Juncker. L'obiettivo del lussemburghese era di avere la metà dei commissari donne, ma si è dovuto accontentare di solo nove presenze femminili nel suo esecutivo, proprio come quelle del suo predecessore.
In compenso il nuovo esecutivo potrebbe avere la fortuna di vedere approvata dai 28 Stati membri la direttiva proposta dall'ex commissario alla Giustizia Viviane Reding, che ha l’obiettivo di arrivare al 40% di donne nei consigli di amministrazione delle società quotate in Borsa (oggi è solo il 16%).
La presidenza italiana di turno del Consiglio Ue non è riuscita a trovare un accordo, da gennaio spetta alla Lettonia tentare l'impresa.

R COME RUSSIA E RENZI. Per due motivi diversi Putin e Renzi sono stati protagonisti europei del 2014.
Il primo perché dopo il summit Ue-Russia ha deciso di rovinare le relazioni con l'Ue decidendo di annettere la Crimea.
Il secondo perché dopo essere diventato presidente del Consiglio si è dovuto subito misurare con le istituzioni europee non solo per quanto riguarda le politiche economiche dell'Italia, ma perché ha guidato il semestre del Consiglio Ue da luglio a dicembre.

  • Il premier Matteo Renzi accoglie Putin durante il vertice Asem di Milano (©GettyImages).

S COME SANZIONI, NON SOLO RUSSE. Nel 2014 non sono state solo le sanzioni economiche contro la Russia per il suo ruolo nella crisi ucraina a segnare l'agenda dell'Ue.
Da record anche una sanzione decisa questa volta nei confronti di uno Stato membro. La Corte europea di giustizia ha infatti inflitto all’Italia una multa forfettaria di 40 milioni di euro per il mancato rispetto della normativa Ue in materia di gestione dei rifiuti e delle discariche a cui si aggiungeranno penalità fino a un massimo di 42,8 milioni per ogni semestre che passerà dalla sentenza fino alla messa in regola delle 218 discariche illegali presenti sul territorio.
Si tratta della multa più onerosa mai inflitta a uno Stato membro dalla Corte europea. Il record precedente era sempre italiano: nel 2011 per aiuti di Stato illegali sotto forma di sgravi fiscali per contratti di formazione lavoro.

T COME TTIP, IMPRESA TRANSATLANTICA. Il Transatlantic trade and investment partnership (Ttip) è l'accordo di libero scambio su commercio e investimenti tra Ue e Stati Uniti.
Da entrambe le parti dell'Oceano sembra essere considerato un accordo necessario e utile per far ripartire l'economia. Dovrebbe assicurare un aumento delle esportazioni del 6% e un guadagno medio di 545 euro annui per le famiglie europee. Porterebbe a una crescita dello 0,5% del Prodotto interno lordo (120 miliardi di euro) per l'Ue e dello 0,4% per gli Usa (95 miliardi di euro). Ma per ora nessuna proiezione è stata fatta sull'effettivo numero di nuovi posti di lavoro che potrebbe garantire.
Il negoziato in corso è a porte chiuse e nonostante l'operazione di trasparenza promossa dalla Commissione europea sono ancora tante le incognite. E soprattutto i dubbi.
Per questo 320 Ong di 24 Paesi hanno raccolto 1 milione di firme in due mesi e presentato un ricorso alla Corte di giustizia europea per bloccare il negoziato o riavviarlo su nuove basi.

U COME UCRAINA. L'Ucraina non fa parte dell'Ue, ma è lo Stato per il quale Bruxelles si è speso di più negli ultimi mesi del 2014 per difenderne l'autonomia politica ed economica.
A sancirlo è stato l'Accordo di associazione Ue-Ucraina, che include una zona di libero scambio globale e approfondita.
Un «accordo storico», «una pietra miliare nella storia delle nostre relazioni internazionali», così Barroso e Van Rompuy hanno salutato la firma dell'accordo che è stato siglato anche con la Georgia e la Moldova.

  • Soldati ucraini impegnati nel conflitto nel Sud Est del Paese (©GettyImages).

V COME VOTO. This time is different. Lo slogan delle elezioni europee prometteva di cambiare le cose. Il parlamento europeo ci ha anche provato investendo ben 16 milioni di euro in una campagna virale. Ma niente è servito a combattere il virus dell'astensionismo.
L'affluenza alle urne è stata la più bassa mai registrata dal 1979, anno di introduzione dell'elezione diretta: il dato definitivo pubblicato a fine luglio dal parlamento è stato di 42,54%.

Z COME ZURIGO. A febbraio la Svizzera ha detto sì al referendum contro l'immigrazione di massa. Un voto voluto dal partito di ultra destra che ha creato non poche tensioni nelle relazioni tra Berna e Bruxelles.
Il testo della proposta popolare prevede, infatti, la rinegoziazione degli accordi sulla libera circolazione delle persone entro tre anni, con l'istituzione di «tetti massimi annuali e contingenti annuali per gli stranieri che esercitano un’attività lucrativa» sul territorio elvetico.
I primi a pagarne le conseguenze sono quindi i frontalieri, tra questi gli italiani sono 65 mila, che ogni giorno raggiungono la Svizzera per motivi di lavoro.

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