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ESTERI 18 Dicembre Dic 2014 1900 18 dicembre 2014

Cuba, Casa Bianca: non esclusa visita Castro a Obama

Nuova apertura del portavoce della Casa Bianca: possibile viaggio del leader cubano a Washington. Ma i Repubblicani preparano la resistenza.

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Il presidente Usa, Barack Obama.

Nuovi sviluppi sui rapporti tra Usa e Cuba dopo il disgelo voluto da Obama.
Il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest ha affermato che gli Stati Uniti non escludono una visita del leader cubano Raul Castro al presidente degli States.
Il giorno dopo la grande euforia, la strada verso la storica fine dell'embargo a Cuba appare però decisamente in salita. E la realizzazione del sogno di Barack Obama e di milioni di cubani rischia di infrangersi su un Congresso americano ostile, che da gennaio è destinato a passare nelle mani del Partito repubblicano e a impantanarsi nelle sabbie mobili della prossima campagna elettorale per il 2016, quella per l'elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti.
PERICOLO DI TEMPI LUNGHI. Il pericolo che i tempi del disgelo possano essere molto più lunghi di quelli auspicati è reale. Anche se Obama, che vorrebbe porre fine all'embargo entro la fine del 2016, ha il potere di agire su molti aspetti della vicenda anche senza l'autorizzazione del Congresso. Ma quest'ultimo ha a sua volta gli strumenti per bloccare, o almeno per ostacolare a lungo, la svolta: negando al presidente i fondi necessari per riaprire l'ambasciata a L'Avana, facendo ostruzionismo sulla nomina dell'ambasciatore, votando contro la legge che dovrebbe facilitare i viaggi da e per Cuba, e ignorando tutte le altre richieste della Casa Bianca mirate alla completa rimozione dell'embargo.
FEROCE REAZIONE REPUBBLICANA. La feroce reazione dei repubblicani all'accordo raggiunto tra Washington e L'Avana per riallacciare normali relazioni diplomatiche ha lasciato intravedere uno scontro politico destinato a durare per mesi e mesi, per tutto il periodo della corsa alla successione di Obama. Non a caso i probabili candidati presidenziali sono stati tra i primi a reagire.
DUELLO TRA BUSH E CLINTON. Ed è già duello a distanza tra Jeb Bush e Hillary Clinton: «Siamo di fronte all'ennesimo passo falso del presidente Obama, e di fronte all'ennesimo drammatico abuso dei suoi poteri esecutivi», ha attaccato l'ex governatore della Florida, molto legato alla comunità di esuli cubani. Solo due settimane fa aveva lanciato un appello per rafforzare l'embargo.
Una linea radicalmente diversa da quella dell'ex segretario di Stato, che da almeno due anni sostiene la necessità di abolire un embargo che ha fallito nei suoi obiettivi: «La nuova linea può incoraggiare vere e durature riforme a favore del popolo cubano».
La linea di Jeb Bush è di fatto quella di tutto il partito repubblicano: «La svolta annunciata da Obama si basa su un'illusione, una bugia, quella che più commercio e più accesso al denaro e a beni di consumo si tradurranno in più libertà per i cubani». Ma le aperture «daranno al regime dei Castro, che controlla ogni aspetto della vita dei cubani, l'opportunità di manipolare questi cambiamenti perpetuando il suo potere».
IDEOLOGIA AL TRAMONTO. Tuttavia, la maggior parte degli americani sembra aver ormai messo da parte ogni ideologia ereditata dai tempi della Guerra fredda e da anni è d'accordo con l'avvio di un processo di normalizzazione dei rapporti Usa-Cuba. Anche in Florida, dove le nuove generazioni nelle famiglie di esuli cubani non vedono più nel dialogo con L'Avana un tabù. Senza contare che, nonostante l'embargo, lo scorso anno 600 mila americani si sono recati a Cuba, la maggioranza di loro originari dell'isola, per turismo o affari.

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