MEDIAZIONE 18 Dicembre Dic 2014 1530 18 dicembre 2014

Cuba, i rapporti stretti tra Fidel Castro e la Chiesa

La visita di Giovanni Paolo II, i libri di Benedetto XVI, il ruolo di papa Francesco nel disgelo con gli Usa. Storia dei legami intimi tra i Castro e il Vaticano (foto).

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JFK voleva essere un «Berliner», parlare a tutti i berlinesi.
Barack Obama, 25 anni dopo la caduta del Muro, ha abbattuto la barriera che divideva le Americhe, trovando anche lui una frase che lo consegna alla storia. «Todos somos americanos», siamo tutti americani, ha detto il presidente degli Usa innamorato di Nelson Mandela, che al funerale del leader africano anti-apartheid diede la mano a Raul Castro.
FRANCESCO, AIUTO DECISIVO. Per suggellare la riapertura con Cuba, Obama ha scelto la lingua dell’isola dei rivoluzionari che misero sotto scacco agli Usa e del papa latino-americano che, mezzo secolo dopo, ha trovato la quadratura del cerchio, normalizzando i rapporti.
Non poteva essere altrimenti. Senza un presidente nero che, come Mandela e i latinos amici di Cuba, ha vissuto la discriminazione, non ci sarebbe stato il disgelo.
Ma neanche senza una Cuba cattolica e una famiglia Castro sempre più cattolica gli Stati Uniti sarebbero arrivati, attraverso il Vaticano, alla mediazione.
DAL 1998 RAPPORTO MIGLIORATO. Quando si ricorda la storica visita di Giovanni Paolo II a Cuba, nel 1998, si dimentica sempre un dettaglio importante.
Due anni prima di accoglierlo in pompa magna all’Avana, fu l’ex guerrigliero Fidel, a Roma per un vertice della Fao, a varcare le mura leonine per conoscere il pontefice che aveva abbattuto il Muro di Berlino.
Da allora, il dialogo tra la Santa Sede e Cuba sarebbe stato sempre più stretto. Ma ci voleva un papa (sud)americano, eletto anche dai cardinali Usa, per spingere tutti alla svolta.

Tra Fidel e Wojtyla ci fu un lungo e intimo colloquio

Vincenti in un comunismo in macerie, i Castro sono una famiglia di parola.
Tra l’incontro di Fidel in Vaticano e il viaggio del papa polacco a Cuba, le due diplomazie si erano messe in moto.
E per l’arrivo del papa accadde quel che, tre lustri dopo, sarebbe stato deciso anche per gli Usa: in segno di apertura, Castro liberò 106 detenuti di una lista consegnatagli dall’allora segretario di Stato vaticano Angelo Sodano.
All’Avana, il comandante Fidel andò incontro a Karol Wojtyla in giacca e cravatta, un inusuale, elegante, doppiopetto blu.
I due si strinsero la mano con deferenza reciproca. Poi, durante la visita, ci fu un lungo e intimo colloquio.
A CUBA 7 MILIONI DI CATTOLICI. Il papa anti-comunista fu anche il primo papa a entrare nel Palazzo cubano della Revolucion.
Giovanni Paolo II portava già su di sé i segni della malattia. Castro, ufficialmente ancora in salute, appariva invecchiato. Entrambi si dimostrarono desiderosi all’ascolto reciproco.
Gli scettici hanno parlato e scritto di una mossa interessata di Cuba verso la Chiesa. Di Fidel deciso a catturare, nel momento di massimo isolamento economico e politico - crollata l’Urss, venivano meno anche gli aiuti sovietici -, il consenso popolare dei quasi 7 milioni di cattolici (più della metà dei cubani) per la rivoluzione.
LA CONVERSIONE DI FIDEL. Ma tutti hanno ancora davanti, sfogliando l’album dei ricordi, le immagini del líder maximo umile verso il pontefice.
Sinceramente premuroso nel sorreggere Wojtya nel suo incedere malfermo.
Si parlò addirittura di una conversione di Fidel, il guerrigliero andato a scuola dai gesuiti che, nel 1962, cacciò i vescovi da Cuba senza mai definirsi ateo.
Anzi, nell’invecchiare, la fede incrollabile verso gli ideali marxisti lo aveva avvicinato allo studio del Cristianesimo: la teologia della liberazione invisa al giovane e ancora duro Wojtyla, ma pur sempre parte della Chiesa.
Tra i libri preferiti dal marxista Fidel sarebbe poi arrivato il Gesù di Nazaret di Benedetto XVI, che la famiglia Castro ha conosciuto durante la sua visita pastorale a Cuba nel 2012.

Le letture religiose di Fidel e il carteggio di Francesco

Ad accogliere il papa al Palazzo della Revolucion, per un lungo colloquio, quella volta ci fu il fratello Raul, al quale il líder maximo aveva passato lo scettro della presidenza, aprendo alle riforme.
Anche in quella occasione l'arrivo fu preceduto, su richiesta della Chiesa, dalla liberazione di 2.900 detenuti.
Dopo la messa all’Avana, il pontefice parlò privatamente con Fidel e la moglie Dalia, incontrando poi i loro due figli.
Al teologo Joseph Ratzinger, il rivoluzionario cubano pare abbia chiesto, incuriosito, lumi sulla liturgia cattolica e sulle problematiche filosofiche, religiose e scientifiche attuali, facendosi anche inviare dei libri a casa, per approfondire.
Nella sua visita, Benedetto XVI condannò le «misure economiche restrittive imposte dal fuori il Paese», chiedendo a Cuba «cambiamento» e «maggiore libertà religiosa». Un anno dopo, Raul Castro sarebbe stato tra i primi capi di governo a esprimergli la sua vicinanza nel giorno della rinuncia.
CUBA IN FESTA PER FRANCESCO. Su anti-capitalismo, globalizzazione e tematiche ambientali, il fratello Fidel è convinto di avere le stesse idee della Chiesa.
Chiusa la pagina dell’ostracismo ai cattolici, nella Guerra fredda, Cuba è tornata un cuore pulsante del cattolicesimo latino-americano, in festa per l'elezione di Francesco.
Il piglio risolutore del papa argentino, asceso al soglio di Pietro, è stato decisivo per chiudere la partita.
Nel 2014, ha scritto e telefonato più volte ai leader della Casa Bianca e dell'Avana,«per trovare un punto di incontro». Un raccordo avvenuto a ottobre, con entrambe le delegazioni nella Santa Sede.
L'AIUTO PER GUANTANAMO. Ora Obama conta sul pressing vaticano anche per smuovere il Congresso (a maggioranza repubblicana) a togliere l'embargo a Cuba.
Su sollecitazione degli Usa, Francesco è impegnato poi nella «ricerca di soluzioni umanitarie adeguate per gli attuali detenuti di Guantanamo», così da chiudere la prigione nella base americana a Cuba.
Il braccio destro di Obama John Kerry ne ha discusso con il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, ex nunzio apostolico in Venezuela che «crede e spera nell'influenza positiva dell'accordo tra Stati Uniti e Cuba in tutta la regione latino americana».
«L'iniziativa di Francesco è stata determinante» ha commentato, ricordando l'impegno dei pontefici precedenti e la tessitura dei nunzi apostolici. «Un retroterra fatto di lavoro, sforzi, pazienza, piccoli passi».

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