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MAMBO 20 Dicembre Dic 2014 1250 20 dicembre 2014

Quirinale, il Pd scelga un candidato moralmente inattaccabile

Il successore di Giorgio Napolitano deve essere il presidente di tutti e non un "famiglio" di Matteo Renzi. La partita si gioca tutta nel Partito democratico. 

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Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il premier Matteo Renzi.

Dice Renzi a Claudio Cerasa su Il Foglio che, dopo le dimissioni di Giorgio Napolitano, convocherà un'assemblea permanente che deciderà il profilo del nuovo presidente e lo sottoporrà agli altri partiti.
L'assemblea permanente dovrà essere informata e decidere passo dopo passo sui progressi nella ricerca del candidato.
Sembra un atteggiamento meritorio in quanto aperto alla discussione trasparente e alla ricerca di un candidato che almeno abbia in partenza i voti del partito più forte.
Tuttavia c'è una parte di questa discussione che potrebbe essere evitata in quanto sommamente ipocrita.
AL COLLE UNA PERSONA INATTACCABILE. Che cosa vuol dire scegliere il profilo del presidente? Assolutamente nulla. Il presidente da cercare deve essere moralmente inattaccabile, deve essere o saper diventare presidente di tutti, deve avere una tecnicalità che gli consenta di prendere in mano la situazione, non deve essere un 'famiglio' del premier. Tutto qui. A queste caratteristiche, per fortuna, corrisponde un buon elenco di nomi.
TUTTO IL PD PER SOSTENERE QUEL NOME. Meglio sarebbe se Renzi si presentasse davanti agli stati generali del suo partito dicendo: «Ho una rosa ampia di persone, donne e uomini, in grado di fare il presidente. Esaminiamo insieme chi può avere il maggior consenso del parlamento e impegniamoci tutti, senza furberie, nel sostenerlo».
Questo discorso comporta che Renzi si sia preventivamente occupato di sondare gli altri partiti sui nomi possibili e su quelli che non passerebbero mai. Non credo invece né alle assemblee permanenti che scelgono i candidati né alle primarie, neppure nella forma proposta oil 20 dicembre da Marco Travaglio. Se la questione deve essere sottoposta a una scelta popolare, infatti, più che le primarie servono le presidenziali, riforma che personalmente credo matura.
RENZI NON FACCIA IL ''FURBINO''. Renzi deve in primo luogo allontanare il sospetto che voglia fare il furbino, che stia promettendo la presidenza a tutti perché sa dove vuole andare a parare. A lui forse interessa il titolo dei giornali del giorno dopo l'elezione presidenziale in cui si osanni alla sua, di Renzi, vittoria.
Io starei più attento a non sottoporre il Paese al trauma dissacrante di lunghe sessioni parlamentari senza risultato. È vero che in altre occasioni del passato ci sono volute spesso molte settimane, ma l'Italia di oggi non se lo può permettere.
DAL QUIRINALE AL VATICANO. L'elezione presidenziale è la cosa più simile al conclave che ci sia. C'è un elenco di cardinali pronti e molti di loro in ansia per la nomina, di essere nominati papa, poi ci sono votazioni che selezionano il campo dalle quali si traggono i primi segnali, finché non si capisce che c'è uno, che grazie all'influenza di Dio alla quale Renzi non potrà ricorrere, può avere il quorum. Lo scontro è certo sulle caratteristiche personali e nel caso del papa, anche geostrategiche, ma è su nomi di persone vere.
Renzi potrebbe con onestà dire quelli che considera non proponibili. Tempo fa disse che lo erano gli sconfitti in altre quirinarie. È un criterio. Può dire che non saranno candidati quelli che siano rifiutati da una parte importante del parlamento, due partiti grossi per esempio, può indicare il profilo tecnico-politico così da far capire che ci si orienta verso una personalità già esperta di cose istituzionali ovvero di un personaggio totalmente nuovo.
SPUNTA IL NOME DI DRAGHI. Poi c'è sempre Mario Draghi. È l'italiano più importante che abbiamo dopo Napolitano. Ci sono candidati politici che possono fare bene il presidente, ma se il gioco dei veti li uccide, si può andare su di lui senza perdere tempo. La partita si gioca comunque nel Pd, è il partito più forte che deve esprimere il candidato ed è evidente che con un premier espressione, diciamo così, di una cultura democratica anche l’altra deve essere rappresentata. Si chiama bilanciamento dei poteri.

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