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DICHIARAZIONI 21 Dicembre Dic 2014 1023 21 dicembre 2014

Renzi: «Roma non è mafia, deve ripartire»

Il premier: «Non lasciare la Capitale a chi ruba. I magistrati parlino a sentenze».

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Il premier Matteo Renzi.

Matteo Renzi come un fiume in piena sulla Capitale. Il presidente del Consiglio, intervistato dal Messaggero, ha fatto il punto dopo lo scandalo sull'inchiesta 'Il mondo di mezzo'.
«La capitale non è la mafia e non va lasciata a chi ruba. Roma deve ripartire», ha sottolineato il premier, «perché dire che sono tutti colpevoli fa il gioco dei criminali».
«I MAGISTRATI PARLINO CON SENTENZE». Renzi, oltre a spronare il Campidoglio a non star fermi, interviene anche sui temi della giustizia e sulla partita Quirinale. «I magistrati parlino con indagini e sentenze», ha detto replicando alle critiche dell'Anm sulla lotta alla corruzione. «Gli strumenti per combatterla ci sono e sono stati aumentati, siamo il governo che ha messo Cantone
all'Anticorruzione, e che vuole ripristinare il falso in bilancio».
Poi, parlando del prossimo presidente della Repubblica ha detto: «Quando sarà il momento si parlerà del successore di Napolitano ma il Nazareno è stato siglato un anno fa, quando le dimissioni non erano in agenda, e questo è il motivo per cui non c'è nessun patto preventivo tra Pd e Fi».
«Oggi», ha aggiunto, «chi fa nomi li vuole solo bruciare».
«VENDOLA FA IL GIOCO DI M5S E LEGA». Renzi auspica comunque una maggioranza larga per l'elezione del nuovo capo dello Stato. «Vendola propone Prodi per il Colle? Si ricordi di quando nel '98 mandò a casa il prof, ormai fa il gioco di M5S e Lega».
Alla domanda poi se l'Italia rispetterà il tetto del 3% dal momento che la manovra italiana è fatta buona parte in deficit, il premier ha assicurato: «L'Italia rispetterà tutte le regole. Regola del deficit, regola del debito, regola degli investimenti. E anche regola del buon senso». Il piano Juncker decollerà? «Per me», ha detto Renzi, «è un primo passo. Con una novità importante: gli investimenti vengono scorporati dal patto di stabilità. Questa è una rivoluzione culturale per l'Europa. Noi insisteremo per valorizzare questo approccio».

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