Andrea Loris Stival 141218200022
FACCIAMOCI SENTIRE 22 Dicembre Dic 2014 1100 22 dicembre 2014

Disagio sociale e violenza: il ruolo passivo di media e opinione pubblica

Dietro femminicidi e infanticidi c'è una sofferenza sottovalutata da tivù e politica.

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Santa Croce Camerina (Ragusa): Davide Stival, padre di Loris dietro alla bara del figlio (18 dicembre 2014).

La natura umana, da sempre, non è di facile comprensione. Lo straordinario sviluppo dei media negli ultimi decenni, all’interno del quale vanno naturalmente compresi anche i social network, ha reso ancora più difficile questo esercizio. Gli stessi fatti e comportamenti vengono visti e discussi da angolazioni diverse (e questo è assolutamente normale), ma i media creano, più o meno volutamente, un forte orientamento anche in termini di impatto emotivo su ciò che scandisce la realtà quotidiana.
VIOLENZE SUI BIMBI. Faccio un esempio: credo che la quasi totalità dell’opinione pubblica trovi aberrante tutti i drammi che possano colpire i bambini.
Chi non è affranto per quanto successo recentemente al piccolo Loris? Ma se questo fosse un criterio universale perché non avere la stessa attenzione per gli oltre 100 bambini uccisi in una scuola in Pakistan dove un terrorista che si è lasciato esplodere o per gli otto bambini uccisi (sembra) dalla madre in Australia? Perché i talk show, che sono sempre in attesa di poter parlare di cose simili, fanno trasmissioni (in questo momento) solo su Loris e non su tutti gli altri casi?
INTERESSE SULLE MODALITÀ. Certo, alcuni diranno che il fatto di Loris è successo in Italia e il particolare che (forse) lo abbia ucciso la madre provoca un ulteriore 'interesse' emotivo. Abbiamo già visto cosa è successo a Cogne. Devo quindi supporre che il problema non sono le violenze sui bambini, ma le modalità e la località nelle quali queste avvengono.
Quanti bambini nel mondo muoiono oggi fame? Quanti sono vittime del cosiddetto 'turismo sessuale'? Quanti vengono sfruttati facendoli lavorare anche 14 ore al giorno per pochi centesimi?
In questi casi non vedo lo stesso, per certi aspetti morboso, interesse che ho visto per Loris o per Cogne solo per rimanere a questi due eventi.
PIAGA DEI FEMMINICIDI. Lo stesso discorso potremmo farlo a proposito di alcuni omicidi che riguardano le donne. Alla Talmud Torah insegnano: «State molto attenti a non far piangere una donna: poi Dio conta le sue lacrime! La donna è uscita dalla costola dell’uomo, non dai suoi piedi perché debba essere pestata, né dalla testa perché debba essere superiore, ma dal fianco per essere uguale… un po’ più in basso del braccio per essere protetta e dal lato del cuore per essere amata».
Premesso che mi riconosco totalmente in questo insegnamento, credo che dobbiamo far attenzione. È difficile identificare in omicidio doloso o preterintenzionale tutti i casi per cui una donna viene uccisa da un uomo solo per motivi basati sul genere.
OMICIDI DENTRO LA FAMIGLIA. La definizione di femminicidio del Devoto-Oli è: «Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale allo scopo di perpetuare la subordinazione e di annientare l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico fino alla schiavitù o alla morte».
Esistono certamente esseri spregevoli che possano arrivare a tanto. Non c’è dubbio alcuno! Ma sempre più spesso alcuni uomini uccidono la compagna, i figli e poi si suicidano. È a questi casi che faccio riferimento.

Il disagio sociale provoca gesti efferati

Pakistan: militari trasportano via un corpo senza vita di un ragazzo morto nell'attentato a Peshawar (16 dicembre 2014).

La riflessione aggiuntiva che vorrei quindi introdurre è che la vita moderna ci obbliga ad alcuni ritmi e comunque ad alcuni livelli di performance sociale che non sono alla portata di tutti. È vero in Italia, ma è vero in tanti altri Paesi del mondo.
Quello che non noto, però, è l’attenzione a questo disagio sociale che provoca, nelle menti di alcuni, gesti sempre più efferati.
INTERESSE PER LO SHARE. Le vittime più fragili e indifese sono certamente i bambini e le donne, ma non credo che i giustizieri del web, così come tanti conduttori di Tg e talk show, si soffermino molto sulle ragioni per i quali questi delitti sono in aumento. Ai conduttori interessa soltanto twittare, il giorno dopo la trasmissione, quanti spettatori hanno fatto o lo share. E molta gente perbene diventa vittima inconsapevole di questo circo mediatico che, a mio avviso, più squallido non potrebbe essere.
ESCALATION DI VIOLENZA. Dovremmo fare più attenzione perché violenza genera violenza. Quando parti importanti della popolazione soffrono un forte disagio sociale possono fare qualunque cosa.
Alcuni legittimano il proprio spirito vendicatore contro la società che li ha emarginati. Altri dichiarano la loro 'sconfitta' sopprimendo la famiglia e loro stessi.
Recentemente a New York due poliziotti bianchi sono stati uccisi da un fanatico come ritorsione, secondo lui, dei soprusi che la categoria riserverebbe alle persone di colore. Ma gli esempi sia per il primo sia per il secondo caso sono sotto gli occhi di tutti.
PRIORITÀ DELLA POLITICA. È mia personale opinione che questo disagio sociale ci riguardi tutti. Soprattutto in questo periodo di crisi dove le tensioni sono maggiori e la distanza tra ricchi e poveri sta aumentando.
È quindi un tema che la politica in primis dovrebbe avere come priorità evitando (almeno) comportamenti che possano legittimare ulteriori tensioni (vedi quanto successo a Roma).
Anche i media dovrebbero dare il proprio contributo rinunciando magari alla spettacolarizzazione del disagio sociale e di alcune sue conseguenze anche pagando il prezzo di qualche spettatore in meno o rinunciando a qualche punto base di share. Solo con una presa di coscienza collettiva potremo sperare di migliorare la situazione.

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