Legge Stabilità Approvata 141222223910
PARLAMENTO 22 Dicembre Dic 2014 2206 22 dicembre 2014

Legge di stabilità, ok finale alla Camera

Approvata definitivamente la manovra per il 2015. 307 voti favorevoli e 116 voti contrari.

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La legge di stabilità approvata alla Camera il 22 dicembre 2014.

Via libera finale dell'Aula della Camera al ddl stabilità. La manovra per il 2015 è legge: 307 voti favorevoli e 116 voti contrari. Via libera finale anche al ddl Bilancio. Il provvedimento è stato approvato con 302 sì e 108 no.
Grande assente in Aula il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.
I punti cardine restano quelli voluti dal governo, che su alcune misure non ha accettato compromessi. A partire dal bonus da 80 euro che viene reso strutturale per la platea inizialmente prevista, quella dei lavoratori dipendenti compresi tra gli 8.000 e i 24.000 mila euro di reddito annuo. L'approvazione della legge di stabilità a Montecitorio è stata però caratterizzata dalla tensione.
BAGARRE 5 STELLE. Nel corso della votazione degli emendamenti (tutti respinti), i 5 Stelle hanno tentato, con tre distinti blitz, di occupare i banchi riservati in Aula al governo, spingendo il presidente Laura Boldrini a espellere in varie tornate una quindicina di deputati. Il Movimento ha contestato le misure fino all'ultimo, prima sui giochi, esponendo cartelli contro il «governo d'azzardo», poi sull'aumento dell'Iva sui pellet (dal 4% al 22%).
Misure importanti ma minori rispetto agli interventi della manovra. Dagli 80 euro al bonus bebè, dallo stop ai rincari di Tasi e canone Rai fino al rinnovo dell'ecobonus, sono molte le norme destinate a influire sulla vita delle famiglie. Così come sull'attività d'impresa e sul mondo del lavoro: il governo ha infatti puntato sin da subito sugli sgravi Irap sul costo del lavoro, cavallo di battaglia del mondo imprenditoriale, per facilitare la vita alle aziende e, allo stesso tempo, per favorire le assunzioni a tempo indeterminato.
NUOVE SOGLIE PER LE PARTITE IVA. Una misura specifica è stata pensata anche per le partite Iva, escluse già quest'anno dal bonus da 80 euro. Il regime forfettario sale al 15% ma la platea si allarga ai redditi tra i 15.000 e i 40.000 euro.
Nuove soglie che però non sono piaciute al parlamento che da destra, con Forza Italia e Fratelli d'Italia, a sinistra, con Cesare Damiano del Pd, hanno criticato il «giro di vite» di un governo che degli autonomi «si interessa ancora poco». Tanti, secondo il Movimento 5 Stelle assolutamente troppi e in odor di «marchetta», anche gli interventi microsettoriali inseriti nonostante il caos finale scatenato al Senato.
Tanti e tali da spingere anche il presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama, Antonio Azzollini, a prendersela con Matteo Renzi, per l'evento «senza precedenti» vissuto nel fine settimana precedente l'approvazione in Aula al Senato, dove il voto finale del ddl è arrivato all'alba dopo continui rinvii.
I GIOCHI COSTANO 1 MILIARDO. In realtà tra le modifiche fondamentali introdotte a Palazzo Madama spicca quella dei giochi che, assieme ad altri interventi, ha fatto lievitare la manovre di circa 1 miliardo. Salve le vacanze di Natale per i parlamentari, ora l'attenzione si sposta sull'Europa. In vista del giudizio finale di marzo, ma anche per ottenere il via libera alla reverse charge sull'Iva.
Senza l'ok di Bruxelles gli introiti previsti dall'estensione del meccanismo devono essere infatti reperiti con un classico delle coperture: le clausole di salvaguardia che vanificherebbero il taglio delle tasse operato per altre vie. La legge di stabilità ne prevede due: l'aumento delle accise sulla benzina e dell'Iva al 25,5%, se anche la spending review non dovesse dare i risultati sperati.

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