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L'IMBRATTAWEB 22 Dicembre Dic 2014 1730 22 dicembre 2014

Neofascismo, il rigurgito nero non deve spaventarci

Ciclicamente la destra estrema riemerge. Ma oggi ci sono strumenti per contrastarla.

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Giovani neonazisti polacchi.

Matteo Salvini che «flirta» con il Front national, poi con Casa Pound (operazione che gli ha consentito di far eleggere al parlamento europeo Mario Borghezio, peraltro con un notorio passato da militante tra le file monarchiche e poi dell’estrema destra extraparlamentare); poi la vicenda di Mafia Capitale, che ha rivelato una sorprendente - e potente - ramificazione neofascista (anche se condivisa con altri 'colori') nella Suburra della malavita e dell’affarismo politico di Roma.
IL RITORNO DEI FASCISTI. Ancora, concerti di naziskin e raduni dell’estrema destra a Milano. E ora la scoperta di un gruppo di eversori neri, denominato «Avanguardia ordinovista» (con evidente riferimento al defunto Ordine Nuovo) in Abruzzo, gruppo che, stando alle prime notizie filtrate dagli inquirenti e dalle carte del procedimento, si proponeva di compiere «atti di violenza (attentati a Equitalia, magistrati e forze dell’ordine) al solo fine di destabilizzare l'ordine pubblico e la tranquillità dello Stato», nonché di realizzare «forti azioni nei confronti di esponenti dello Stato». Mentre il presunto leader del gruppo, il 48enne Stefano Manni da Montesilvano (Pescara), è accusato di aver utilizzato il web e in particolare Facebook, «come strumento di propaganda eversiva, incitamento all'odio razziale e proselitismo». Insomma, pare proprio che, nel bene o nel male, il «nero» stia tornando di moda.
ESTREMA DESTRA IN EUROPA. Del resto, basta guardare a quanto sta succedendo in mezza Europa: qui movimenti populisti e ultranazionalisti non nascondono di certo di richiamarsi ad antecedenti storici pienamente collocabili nella tradizione dell’estrema destra (pensiamo agli ultranazionalisti ucraini di estrema destra di Svoboda e del Pravy Sektor che, durante la crisi scoppiata nel Paese nell’autunno 2013, si autodefinirono eredi di Stepan Bandera, simbolo del collaborazionismo ucraino con i nazisti durante la Seconda Guerra mondiale) e stanno conoscendo una stagione di grande vivacità, e, in qualche caso, persino di stupefacente affermazione politica.
IL PASSATO NON SI REPLICA. C’è da preoccuparsi? Devo dire che sono in molti, in questi giorni, a pormi questa domanda, avendo io dato alle stampe, proprio di recente, un saggio sui fascismi europei tra le due guerre e, dunque, avendo analizzato la genesi, lo sviluppo e la fine di molti di quei movimenti a cui i diversi populismi e ultranazionalismi europei di oggi fanno esplicito riferimento nella loro proposta politica.
Difficile (e presuntuoso), ovviamente, dare una risposta, anche se, d’acchito, tenderei a escludere possibili sommovimenti simili a quelli che portarono all’Europa «fascista». Per molti motivi che sarebbe lungo (e fuori argomento) ricordare qui.

Oggi l'Europa ha gli strumenti per contrastare il 'rigurgito nero'

L'operazione 'Aquila nera' ha portato all'arresto di 14 neofascisti.

Certamente l’Europa ha oggi strumenti politici - ed economici, basti pensare alla Banca centrale europea - in grado di contrastare ogni fenomeno destabilizzante con molta più efficacia che non 70 anni fa.
Piuttosto, possiamo chiederci perché ci sia questo rigurgito «nero». E qui possiamo, con più sicurezza, svolgere qualche riflessione più puntuale, soprattutto richiamandoci all’insegnamento del politologo Giorgio Galli il quale, nel corso della sua pluridecennale analisi degli accadimenti politici e delle ideologie politiche, ha sottolineato almeno due punti cardine.
COLPA DELLE SPERANZE FRUSTRATE. Intanto, dice lo studioso, dobbiamo prendere atto che la «destra» non è una semplice anomalia, una sorta di «escrescenza» casuale ed estemporanea nel pensiero politico occidentale, bensì un filone di pensiero ben radicato che, quasi con andamento carsico, scompare per poi riaffiorare in condizioni particolari. Per esempio quando si assiste a situazioni di forte disillusione, a seguito, cioè di speranze frustrate. E, da questo punto di vista, non vi è dubbio che la crisi economica scoppiata nel 2008 abbia messo a nudo tutte le debolezze del «sogno» unitario europeo, di cui la moneta unica era (e rimane, comunque) il simbolo.
CONNOTAZIONE ANTICAPITALISTA. La seconda considerazione di Galli, strettamente legata alla prima, anzi fortemente «riattualizzata» alla luce della prima, è che la «destra» (estrema, si intende, non quella «liberista») non esaurisce la propria identità nell’anticomunismo, ma comprende anche una forte connotazione anticapitalista. E che proprio le vicende attuali rendono più che mai esplicita.
LA DEMOCRAZIA È GIOVANE. Se a ciò aggiungiamo la riflessione di Norberto Bobbio secondo cui, a ben vedere, nella millenaria storia dell’umanità l’autoritarismo (espressosi nelle sue varie forme) è assai più antico e radicato della democrazia, che, in fondo, è «giovanissima», ecco che il riemergere di attitudini filofasciste (in senso generico e molto lato, naturalmente) non deve poi stupirci più di tanto.
Se poi in casa nostra questo «ritorno di fiamma» assume i volti di Salvini o del «cecato», di Borghezio o di Manni, tutto sommato, anche se fenomeno da non sottovalutare, ci può far dormire sonni più tranquilli che altrove.

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