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CAOS 23 Dicembre Dic 2014 2307 23 dicembre 2014

Grecia, elezione presidente della Repubblica: secondo no a Dimas

Il candidato alla presidenza di Nea dimokratia non raggiunge il quorum. Elezioni anticipate più vicine.

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Antonis Samaras, premier greco.

Niente da fare per Stravros Dimas. Il candidato di Nea dimokratia alla presidenza della Repubblica greca non è riuscito a ottenere le 200 preferenze necessarie all'elezione per la seconda volta in una settimana.
La mattina del 23 dicembre, l'uomo proposto dal premier Antonis Samaras ha ottenuto solo 168 sì a fronte di 131 no (una deputata era assente).
VOTO DECISIVO IL 29. Il 29 dicembre, al terzo voto che avrebbe dovuto essere decisivo, Dimas deve ricevere almeno 180 voti. Ma diversi analisti locali concordano che si tratta di una sorta di «missione impossibile». Perciò, a meno di un miracolo dell'ultimo momento, a meno cioè che altri 12 deputati votino a suo favore, il parlamento sarebbe sciolto e i greci andrebbero alle elezioni anticipate che in molti in Europa, ma anche in Grecia, temono possano essere vinte dal partito di sinistra Syriza, la maggiore forza d'opposizione.
Da mesi ormai Alexis Tsipras, il leader di Syriza, va dicendo che è sua ferma intenzione rinegoziare i memorandum firmati da Atene con la Troika (Ue, Bce e Fmi). Il problema è che Syriza, che secondo l'ultimo sondaggio pubblicato il 23 dicembre gode del 28,5% delle preferenze contro il 25% di Nea dimokratia, non potrebbe da solo formare un governo e non le sarebbe nemmeno facile trovare alleati per formare una coalizione.
I CREDITORI PREOCCUPATI. Ed è proprio la prospettiva di questa fase di profonda incertezza e instabilità politica a preoccupare i creditori internazionali. E non solo per le ripercussioni sull'economia greca, ma anche su quella delle altre nazioni dell'Eurozona.
Proseguono intanto serrate le consultazioni all'interno dei partiti e gli incontri tra i deputati, in vista proprio del terzo turno e alla luce dell'annuncio del piano in quattro punti di Samaras, che domenica 21 dicembre, con una mossa a sorpresa, ha proposto un compromesso per superare l'impasse e coalizzare il consenso su Dimas, evitando così di tornare alle urne in anticipo.
Il piano del premier prevede l'elezione del capo dello Stato da parte dell'attuale parlamento, una riforma costituzionale, un rimpasto governativo con la partecipazione di personalità filo-europee ed elezioni generali entro il 2015, e non nel giugno 2016 a fine legislatura. Questo per cercare di far votare per Dimas alcuni dei deputati indipendenti o dei due partiti minori dell'opposizione: Greci indipendenti (Anel, di destra), gran parte dei quali proviene da Nea dimokratia, e di Sinistra democratica (DiMar).
TISPRAS DIALOGA CON DIMAR. In serata si è appreso che Tsipras e Fotis Kouvelis (il leader del DiMar che secondo i sondaggi uscirebbe dal parlamento in quanto non raggiunge la soglia minima del 3%) hanno avuto una lunga conversazione telefonica incentrata su una possibile alleanza post-elettorale. Kouvelis avrebbe posto espressamente due condizioni: che DiMar mantenga la propria autonomia e che Syriza non assuma iniziative unilaterali.
Ma la telefonata ha già suscitato un vespaio: i deputati del DiMar si sono spaccati sui timori circa l'autonomia del partito e sulla stessa opportunità dell'alleanza, su cui anche diversi deputati di Syriza hanno espresso riserve.
Da parte sua, una portavoce della Commissione Ue ha risposto «no comment» alla domanda se la seconda fumata nera alle presidenziali in Grecia preoccupi Bruxelles. «C'è un processo democratico in corso», ha detto la funzionaria, ricordando che ad Atene deve svolgersi una terza votazione: «La decisione spetta al parlamento e al popolo della Grecia».

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