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LAVORO 23 Dicembre Dic 2014 2355 23 dicembre 2014

Jobs act, le novità in arrivo

Tutele crescenti, indennizzi, reintegro solo in casi limitati. Il testo al vaglio.

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

Dal contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti con indennizzi legati all'anzianità di servizio, con il superamento di fatto, nella gran parte dei casi di licenziamenti illegittimi, del reintegro dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, all'estensione del sussidio di disoccupazione (Aspi): i primi due decreti attuativi del Jobs act, il 24 dicembre al Consiglio dei ministri, si apprestano a mettere sul tavolo una serie di novità per il nuovo anno.
Al Cdm, convocato in un primo tempo alle ore 10 ma poi fatto slittare alle 12, è affidato il compito di trovare trovare una difficile sintesi per la scrittura del decreto.
CONTRATTO A TUTELE CRESCENTI. Per le nuove assunzioni con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all'anzianità di servizio (che beneficeranno degli sgravi triennali previsti dalla legge di stabilità), si esclude nei casi di licenziamenti economici la possibilità del reintegro del lavoratore, prevedendo un indennizzo economico certo e crescente con l'anzianità di servizio e si limita il diritto al reintegro ai licenziamenti nulli e discriminatori e specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato. Si prevedono anche termini certi per l'impugnazione del licenziamento.
DISCIPLINARI REINTEGRO SOLO SE FATTO MATERIALE NON SUSSISTE. Il reintegro nel posto di lavoro, oltre che nei licenziamenti nulli o discriminatori, dovrebbe essere previsto nei licenziamenti disciplinari ingiustificati solo nel caso in cui il giudice rilevi che il «fatto materiale non sussista» (nella legge Fornero del 2012 si parlava genericamente di fatto; non dovrebbe quindi esserci il richiamo al reato).
INDENNIZZO DIVERSIFICATO PER DIMENSIONE. L'indennizzo economico resta differenziato tra piccole e grandi imprese e potrebbe aumentare in base alla dimensione aziendale (crescendo comunque con l'anzianità di servizio ma con un tetto). Per quelle sotto i 15 dipendenti (a cui non si applica l'articolo 18), l'indennizzo minimo nei licenziamenti ingiustificati dovrebbe restare quello attuale (2,5 mesi di retribuzione, 6 il massimo): si dovrebbe calcolare mezza mensilità ogni anno di servizio, fino al tetto di sei.
Per le imprese oltre i 15 dipendenti, invece, nell'ambito del range base di 3-6 mensilità individuato sin da subito, si dovrebbe fissare l'asticella minima a 4 mesi di retribuzione. Resterebbe invariato (come è attualmente) il tetto massimo a 24 mesi, salendo di una mensilità e mezzo ogni anno di lavoro. Circolata anche l'ipotesi di un'ulteriore differenziazione per le aziende oltre i 200 dipendenti in cui l'indennizzo sarebbe più alto (salendo anche di due mensilità ogni anno di servizio).
OPTING OUT, SE AZIENDA PUÒ SCEGLIERE SUPER-INDENNIZZO. In caso di licenziamento disciplinare ingiustificato, l'azienda 'condannata' dal giudice potrebbe scegliere non il reintegro del lavoratore ma l'indennizzo però ben più alto (si è parlato fino a 30-36 mensilità).
ESTENSIONE ASPI. Sul tavolo del Cdm arriva anche il decreto attuativo che riguarda in particolare l'Aspi, con l'estensione della platea ai collaboratori e della durata del sussidio di disoccupazione (la questione delle risorse per la copertura non è però indifferente), con l'ipotesi di allungarla fino a 24 mesi. Per il 2015, sulla base della riforma Fornero, l'Aspi varia da 10 a 16 mesi (a regime nel 2016 sarà di 18 mesi per chi ha più di 55 anni e 12 mesi per chi è più giovane), mentre mobilità e cig in deroga (a carico della fiscalità generale) scompaiono dopo il 2016: si potrebbe, sempre sulla base di una ipotesi vagliata, farli esaurire prima e contestualmente spostare quelle risorse per far partire l'allungamento della durata del sussidio di disoccupazione.

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