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LAVORO 24 Dicembre Dic 2014 1530 24 dicembre 2014

Il Consiglio dei ministri approva il Jobs act

L'esecutivo approva il contratto a tutele crescenti. Senza opting out. Tensione Pd-Ncd. Protesta Susanna Camusso. Proroga per i precari delle Province.

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Matteo Renzi.

Vigilia di Natale intensa a Palazzo Chigi. Il Consiglio dei ministri, riunitosi alle 12.50 per esaminare il Jobs act, come prima cosa ha approvato il decreto attuativo sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti.
Il primo passo ufficiale della riforma voluta dal premier Renzi, e su cui il premier si gioca buona parte della sua credibilità. Poi è venuta l'approvazione, 'salvo intese', di quello sulla riforma dell'Aspi.
NODO ARTICOLO 18. Il nodo maggiore era rappresentato dalle modifiche all'Articolo 18, al centro di un contenzioso tra Nuovo centrodestra e minoranza del Partito democratico.
Il 23 dicembre, un segnale chiaro era arrivato dal capogruppo al Senato di Area popolare, Maurizio Sacconi, che aveva posto un aut aut all'esecutivo: via l'articolo 18, o via il governo. Dall'altro lato della barricata i sindacati e la minoranza Pd, strenui difensori dello Statuto dei lavoratori.
Si è arrivati, dunque, alla nuova formula: un contratto a tutele crescenti e indennizzi in caso di licenziamento che vanno da un minimo di quattro a un massimo di 24 mensilità, con aumento di due mensilità per ogni anno di servizio.
REINTEGRO PER DISCRIMINAZIONE. Il reintegro resta per i casi di discriminazione e per quelli disciplinari solo se il fatto materiale non sussiste. Assente nel decreto attuativo, invece, l'opting out, la possibilità cioè per il datore di lavoro di 'superare' il reintegro in caso di licenziamento ingiustificato con un super-indennizzo. Opzione su cui insisteva il Nuovo centrodestra.
Ma la riforma del lavoro è solo uno dei temi importanti sul tavolo del Consiglio dei ministri del 24 dicembre. Se poco dopo l'ora di pranzo era arrivato l'ok alla legge europea 2014, altri provvedimenti sono stati approvati a strettissimo giro di posta.
OK A DECRETO ILVA. Il decreto su Taranto, che prevede il passaggio del gruppo Ilva all'amministrazione straordinaria e fondi per le bonifiche, risorse per il Porto e per il museo della città; la proroga dei contratti dei lavoratori precari delle Province, annunciata via Twitter in tempo reale dal ministro Marianna Madia, e che ha immediatamente provocato le reazioni prudenti dei sindacati; quella di due anni per la privatizzazione della Croce Rossa; l'approvazione del decreto attuativo della delega fiscale sulla certezza del diritto; le nomine dei nuovi capo di stato maggiore e comandante generale dei carabinieri; quella di Tito Boeri all'Inps.

È «una rivoluzione copernicana», ha esultato il premier Matteo Renzi, in conferenza stampa. Il Jobs act concede «più tutele a chi ne ha bisogno, più libertà a chi vuole investire» e il contratto a tutele crescenti «varrà anche per sindacati e partiti». Ai licenziamenti collettivi «è esteso lo stesso regime» dei licenziamenti individuali, mentre «lo scarso rendimento non è previsto, mettiamoci in testa che sarebbe stata una polemica solo di applicazione giurisprudenziale. Il datore di lavoro può comunque intervenire per licenziamento economico».
Arrivare alla conclusione dell'iter non è stato semplice, ma «c'è un momento in cui un leader, o presunto tale, si assume responsabilità. Mi assumo la responsabilità delle scelte finali. È del tutto evidente che c'è chi avrebbe preferito l'opting out e chi non avrebbe voluto i licenziamenti collettivi».
RENZI: «MENO DECRETI DI LETTA». Poi un tentativo di spegnere le polemiche sull'eccessivo ricorso ai decreti: «Abbiamo fatto meno leggi di tutti in questi primi mesi di governo, in 10 mesi abbiamo presentato 23 decreti, contro i 27 di Enrico Letta, i 27 di Monti e i 34 dell'ultimo Berlusconi», ha rivendicato il presidente del Consiglio.
«Abbiamo deciso di non intervenire sull'opting out, sarebbe stato un eccesso di delega», ha poi spiegato entrando nel merito delle misure del Jobs act.
Un commento anche sulla delega fiscale: «Dare certezza fiscale è una cosa molto importante», ha detto Renzi indicando «la chiarezza delle regole, le sanzioni inasprite per chi evade ma il tentativo di porre il pubblico come consulente non nemico» e «allo stesso tempo di ridurre la pressione burocratica».
«ILVA ATTO PIÙ EMOZIONANTE». E uno sul decreto Ilva, definito dal premier «l'atto più emozionante del Consiglio dei ministri»: «La responsabilità ci chiama, e noi rispondiamo prendendo in faccia il vento che serve. Su di noi ricade di rimediare agli errori fatti in quella città che merita un grande diretto, investimento dello Stato italiano». Ammontano a circa 2 miliardi gli interventi previsti per la città. Trenta milioni sono destinati al centro di ricerca sui tumori infantili dell'ospedale. Fra Porto e Infrastrutture «sono già pronti 800 milioni». Per adempiere all'Aia dell'Ilva il premier ha parlato di «circa un miliardo e qualche centinaio di milioni».
L'inizio del commissariamento dovrebbe essere «ragionevolmente a gennaio. Avremo la possibilità di utilizzare la Marzano come per Alitalia nel 2008 con risultati spero migliori». Il premier ha previsto più probabile la nomina di tre commissari e «un intervento pubblico che avrà successo se avrà tempo limitato».
Un periodo che non dovrebbe superare i «36 mesi per risanare l'Ilva e rilanciare l'Ilva». E su Taranto ha detto: «Città troppo spesso umiliata dalla politica» presi in Cdm. L'intervento dello Stato avrà successo se sarà a tempo».

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