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SPIN DOCTOR 24 Dicembre Dic 2014 1205 24 dicembre 2014

Politica e alcolici: dimmi cosa bevi e ti dirò cosa voti

La mappa dei drink più amati negli Stati Uniti da democrat e repubblicani.

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Alcune bottiglie di vini francesi.

I Democratici americani preferiscono le bionde, i Repubblicani sono più propensi a scegliere le more.
Potrebbe sembrare un titolo alquanto scontato e maschilista, ma non stiamo parlando del genere femminile, bensì delle preferenze in materia di bevande e alcolici degli elettori americani.
Gli Stati Uniti, in molti casi presi ad esempio come terra di democrazia e trasparenza, vivono molte contraddizioni, ma una più di altre colpisce a livello politico: gli Usa sono infatti guidati da una persona eletta da poco più del 50% della popolazione, e visto che, per votare, un cittadino deve registrarsi in anticipo, il giorno delle elezioni si sa già quale sarà l’affluenza alle urne.
Diventa quindi molto importante capire prima non solo quale sia la tendenza al voto di un determinato contesto sociale, ma anche quale sia la sua tendenza a presentarsi di fronte alla cabina elettorale.
AI DEMOCRATICI PIACE BERE CHIARO. Tornando all’affascinante incrocio tra alcol e preferenze elettorali, le bevande chiare, infatti, sono nel top ranking dei “bevitori-elettori” democratici, mentre i loro omologhi repubblicani preferiscono godersi un buon bicchiere di liquore, preferibilmente di colore scuro, tendente al marrone.
L'ex governatore repubblicano del Mississippi Haley Barbour, che prima di entrare in politica veniva descritto come «uno dei più importanti lobbisti di tutti i tempi», ama il bourbon, mentre Roosevelt il Martini.
I REPUBBLICANI PREFERISCONO LO SCOTCH. E, a quanto pare, i due esponenti di spicco delle controparti politiche hanno qualcosa in comune con la loro base elettorale: i dati sui consumatori rivelano che i democratici preferiscono i drinks, mentre i repubblicani il più tradizionale scotch. I democrat infatti sono più propensi a sorseggiare Absolut e Grey Goose, mentre i repubblicani hanno più probabilità di assaporare un Jim Beam, un Canadian Club o un Crown Royal.
Questi risultati provengono da un indagine svolta a partire dai dati di consumo forniti da Gfk Mri, finemente analizzati da Jennifer Dube del centro National Media Research Planning e Placement, una società di consulenza con sede ad Alexandria, rinomata per essere filo-repubblicana.
I risultati sono estremamente affascinanti e meriterebbero un approfondimento ulteriore: incrociando le tendenze politiche alle urne con quelle relative ai gusti e analizzando le tendenze di voto dei bevitori abituali, la Dube ha scoperto che 14 dei primi 15 marchi indicati dagli intervistati che con più probabilità vanno al voto appartengono al settore dei vini.

Il grafico di Gfk Mri su consumo di alcolici e politica.

Chi si dà agli shot non va a votare

Se capitate negli Usa e partecipate alle feste natalizie state attenti dunque a cosa bevono i vostri commensali e potrete scoprire informazioni e tendenze politiche di chi avete di fronte.
Lo studio dimostra infatti che chi beve vini Kendall-Jackson o Robert Mondavi, è altamente probabile che vada regolarmente a votare, e a favore del partito repubblicano.
Dall’altro lato chi assapora un Chateau Ste. Michelle Merlot, uno dei principali produttori di vino dello Stato di Washington, o uno Smoking Loon, è incline a votare per i democratici. Tra i vini preferiti dai democratici ci sono anche Fish Eye, Bogle e Franzia.
WILD TURKEY, MARCHIO DEI CONSERVATORI. E, forse non a caso, data la relativa giovinezza di coloro che sono coinvolti, le persone che bevono piccoli shot di Jagermeister e Don Julio sono molto meno propensi a recarsi alle urne rispetto ad altri.
Le ironie abbondano. Il comico Bill Maher ha accusato presidente della Camera John Boehner di bere uno shot di Wild Turkey ogni volta che i repubblicani hanno votato per il definanziamento alla riforma sanitaria Obamacare; il comico forse non sa che il Wild Turkey è uno dei marchi tra i più repubblicani d’America.
Dall’altra parte Smoking Loon, il vino preferito dei democratici, era precedentemente gestito da Don Sebastiani, che ha servito tre mandati nell'Assemblea dello stato della California - come repubblicano.
Lo Champagne, a quanto sembra, è per lo più una bevanda democratica.
IL RUM INVECE È BIPARTISAN. Per trovare la bevanda bipartisan per eccellenza invece ci dobbiamo spostare a Cuba, con il Rum. Sia Bacardi, che Captain Morgan Spiced Rum risultano nel mezzo dello spettro politico. Un classico che associato ai sigari cubani unisce Democratici e Repubblicani.
Quindi per sperare che uno spirito bipartisan possa essere alla base della politica nordamericana del prossimo anno, piuttosto che con spumante o champagne (uno dei drink favoriti tra i democratici), Obama dovrebbe servire alla festa di fine anno della Casa Bianca un buon rum.
Per l’Italia invece non si sa come sia stato sugellato il patto del Nazareno. E anche se lo sapessimo, non sarebbe poi così cruciale, anche se donando il vin santo a papa Francesco, Matteo Renzi potrebbe essere anche in questo caso un antesignano della politica alcolica.
A guidare gli umori politici degli italiani, che come negli Usa stanno disertando sempre più le urne, forse non ci sono i gusti alcolici, ma sicuramente altri elementi più nostrani.
Una considerazione forse vale oltre alla curiosità.
L’utilizzo della profilazione dei consumatori, le loro abitudini non solo gastronomiche ovviamente e, più in generale, l’utilizzo intelligente dei big data aiuterà presto a identificare la tendenza di voto o la propensione a presentarsi di fronte alla cabina di voto dei nostri concittadini.
In molti l’hanno capito. Ma i partiti sono pronti?

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