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LAVORO 25 Dicembre Dic 2014 1601 25 dicembre 2014

Jobs act, Cicchitto: «Compromesso e salto di qualità»

Le reazioni ai decreti varati mercoledì 24 dicembre dal governo. Bagnasco: «Speriamo sia uno sblocco».

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

Il giudizio di Fabrizio Cicchitto, esponente del Nuovo centrodestra, sul Jobs act e sui decreti attuativi varati mercoledì 24 dicembre dal Consiglio dei ministri è ambivalente: «Il Jobs Act, come approvato dal governo, è caratterizzato da due elementi: uno costituisce un salto di qualità assoluto per ciò che riguarda i licenziamenti collettivi. Per ciò che riguarda i licenziamenti individuali, invece, c'è un compromesso». Nel complesso «Ncd non risulta sconfitto. Gli elementi innovativi sono indubbi, e ciò spiega la durissima opposizione della Cgil».
«RISULTATO MAI RAGGIUNTO DA FORZA ITALIA». Cicchitto ha poi aggiunto che Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia «hanno poco da dire, perché comunque il risultato raggiunto con questo governo va al di là di ciò che fu realizzato nel passato da governi di centrodestra. Insieme a nuove regole per il lavoro occorre una nuova politica economica, con tagli più marcati alla spesa pubblica e conseguente riduzione della pressione fiscale. Non si può dire, come fa Forza Italia, meno tagli alle tasse e non accompagnare questa giusta richiesta da proposte per ridurre la spesa, altrimenti i conti saltano tutti per aria».
COLANINNO: «LAVORO RIPARTE». Alle critiche di Forza Italia, con Daniela Santanché che ha previsto un 2015 in cui «non si creeranno nuovi posti di lavoro», ha risposto Matteo Colaninno del Partito democratico: «Da Forza Italia giunge lo stesso ritornello senza senso sul Jobs Act. La miglior risposta sono i fatti e i decreti attuativi varati dal Consiglio dei ministri. Cambiare spaventa chi non ha il coraggio di comprendere che il mondo gira a una velocità almeno doppia rispetto agli egoismi e agli individualismi. L'Italia ha tutte le carte in regola, grazie al Jobs Act, per ripartire con un mercato del lavoro che guarda ai giovani e alle imprese. Forse chi in passato non ha avuto questa lungimiranza ha ora la coda di paglia?».

Sacconi: «La montagna ha partorito un topolino»

Il senatore Maurizio Sacconi.

Diversa la posizione di Maurizio Sacconi, deluso dai provvedimenti del governo: «Dopo il tentativo del 2002 bagnato dal sangue, la possibilità di accordi aziendali in deroga del 2011, i piccoli aggiustamenti della Fornero del 2012, sembravano esservi con la grande crisi le condizioni per una un atto coraggioso. Abbiamo invece una disciplina complicata, intraducibile in inglese, di incerta applicazione, limitata ai nuovi contratti».
Per il capogruppo in Senato di Area popolare, «paradossalmente, in Italia restano facili i licenziamenti collettivi in una azienda in declino e difficili quelli individuali per scarso rendimento in una azienda in crescita. La montagna ha insomma partorito il topolino mentre rimangono presenti tutti i sintomi della depressione economica e sociale».
GASPARRI: «NOI ABBIAMO FATTO LA LEGGE BIAGI». A Cicchitto ha replicato il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: «Agli immemori che nemmeno a Natale evitano errori polemici, ricordo che in materia di lavoro i governi Berlusconi realizzarono la più moderna e coraggiosa delle riforme, la legge Biagi, grazie alla quale la disoccupazione scese all'8%, mentre oggi la media nazionale, grazie alla sinistra e a chi l'appoggia, è al 13% con livelli tragici per Sud e giovani».
BAGNASCO: «SPERIAMO CHE RAPPRESENTI UNO SBLOCCO». Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha detto invece che «le cose nuove sono sempre sorgente di speranza, di fiducia, di futuro. Non conosco i tecnicismi della legge, ma tutti speriamo che rappresenti uno sblocco del lavoro, dell'occupazione all'interno di una crescita e di uno sviluppo del Paese. Speriamo che sia il momento buono, un grande dono di Natale».

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