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TENSIONI 26 Dicembre Dic 2014 1934 26 dicembre 2014

Jobs act, Ncd e minoranza Pd contro i decreti

Si riaccende lo scontro dopo l'approvazione dei decreti. Il Ncd: «Poco coraggio». Fassina contro Renzi: «Segue la Troika». L'ira della Cgil.
 

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Matteo Renzi.

Non conoscono sosta le polemiche sul Jobs act. Anche a Santo Stefano è stata battaglia tra sostenitori e detrattori dei decreti attuativi, approvati dal governo Renzi alla vigilia di Natale.
SACCONI: «POCO CORAGGIO». A fare rumore sono soprattutto i mal di pancia del Nuovo centrodestra, per nulla soddisfatto dalle misure introdotte dal Consiglio dei ministri e pronto a parlare, per bocca di Maurizio Sacconi, di «poco coraggio» da parte dell'esecutivo.
FASSINA: «RENZI SEGUE LA TROIKA». Inevitabili anche le critiche della minoranza del Partito democratico, ancora una volta per nulla tenera nei confronti del premier. Per Stefano Fassina siamo di fronte a «un’ulteriore svalutazione del lavoro. Insomma, un’altra tappa del mercantilismo liberista raccomandato dalla Troika». «Non è una rivoluzione copernicana. È una rivoluzione conservatrice, un cambiamento regressivo», ha tuonato l’esponente della minoranza dem.
CIVATI: «CHE BRUTTI DONI». «Brutti doni natalizi ai lavoratori col «contratto a tutele ridotte», ha commentato, invece, Pippo Civati. Per Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera, «le nuove regole riguardano anche i licenziamenti collettivi, questo è un punto che per noi deve essere modificato». «Per quanto ci riguarda» - ha spiegato - la modifica dell'articolo 18 «deve riguardare solo i licenziamenti individuali per i neoassunti».

Forza Italia irride Ncd: «Alfano smetta di prendere schiaffi»

Angelino Alfano e Maurizio Sacconi.

Da Forza Italia, Maurizio Gasparri ha indirizzato una frecciata al Ncd: «Renzi irride i suoi alleati sgabello. Invece di prendere schiaffi dal Pd, Alfano farebbe bene a usare questi giorni di festa per meditare sulle vie da percorrere per ricomporre il centrodestra».
NCD: «OCCASIONE PERSA». Un affondo perentorio nei confronti degli alfaniani, che, dal canto loro, continuano a parlare di «occasione persa». Sacconi in un nota ha ribadito la propria delusione: «Sembravano esservi le condizioni per un atto coraggioso. Abbiamo, invece, una disciplina complicata, intraducibile in inglese, di incerta applicazione, limitata ai nuovi contratti. La montagna ha, insomma, partorito il topolino, mentre rimangono presenti tutti i sintomi della depressione economica e sociale. È mancato il coraggio».
QUAGLIARIELLO: «IL GOVERNO VA AVANTI». All'orizzonte, tuttavia, nessuno strappo nella maggioranza. «Non si fa una crisi di governo», ha spiegato il coordinatore nazionale del partito Gaetano Quagliariello, «per un risultato insoddisfacente». Il governo, ha aggiunto, «deve andare avanti e noi continueremo le nostre battaglie in parlamento».

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