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CORSA AL COLLE 28 Dicembre Dic 2014 2009 28 dicembre 2014

Quirinale, Forza Italia si spacca sul dopo-Napolitano

Toti: «Nessun veto a nomi di sinistra». Critiche da Minzolini e Bianconi.

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Giovanni Toti.

La partita per il Quirinale infiamma Forza Italia. A scaldare gli animi tra gli azzurri è stata l'intervista al Corriere della Sera del consigliere politico Giovanni Toti, che ha aperto a un candidato di sinistra: «Dipende dalla persona, non c'è un veto assoluto rispetto a nessuno», ha detto, escludendo però il nome di Romano Prodi: «Non mi pare che, per la sua storia personale pur rispettabile e legittima, possa corrispondere all'identikit di presidente della Repubblica che serve al Paese. Serve una figura imparziale, un vero arbitro che non parteggi per una delle squadre in campo».
CRITICHE DA MINZOLINI E BIANCONI. Le parole di Toti non sono piaciute ad Augusto Minzolini, il quale ha fatto presente che le aperture a sinistra possono trasformarsi in boomerang: «Mi sembra di rileggere lo schema che portò all'elezione di Napolitano: assenza di memoria. Errare è umano, perseverare è diabolico».Strali contro Toti anche da chi, come Maurizio Bianconi, si è domandato a che titolo parli di Quirinale, faccia nomi e veti, quando ancora non ci sono state né riunioni né decisioni. In rivolta anche i fittiani dopo che per l'ennesima volta Toti ha spinto per la candidatura di Raffaele Fitto in Puglia, nonostante l'interessato abbia già fatto sapere che questa ipotesi «non sta né in cielo né in terra».
BERLUSCONI CERCA DI RESTARE IN PARTITA. In precedenza il leader Silvio Berlusconi, a sorpresa, aveva tolto il veto su Prodi. Una mossa dettata anche dal desiderio di essere della partita. Ma pentimento e realismo hanno subito spinto alla retromarcia il Cav (i fedelissimi hanno paventato un ulteriore crollo, al 2%, di Forza Italia).
RENZI VUOLE UN NOME CHE UNISCA. Intanto Matteo Renzi fa gli scongiuri perché non si ripeta un nuovo 19 aprile 2013 che spinse nel tritacarne politico persino Prodi, 'tradito' dal suo centrosinistra. Il premier ripete che questa volta l'operazione sarà indolore, e che in breve le Camere voteranno il prossimo presidente della Repubblica, magari con il maggior consenso possibile. Ci vuole un nome che «unisca, autorevole, di garanzia» è l'identikit delineato un po' da tutti i partiti, che però al momento sembrano impantanati.
IL M5S APRE SUL METODO. Preda di tormenti quirinalizi anche i grillini. Il 28 dicembre è registrata l'apertura di Carlo Sibilia (fa parte del nuovo direttorio) che sponsorizza il metodo Consulta-Csm per il Colle e dice che «per incidere bisogna essere realisti». Quindi, di fronte a nomi fatti dal Pd, potrebbe esserci il vaglio della Rete. I dem invece giocano sottotraccia ed evitano, quasi dietro suggerimento del premier, di fare nomi che altrimenti finirebbero per essere 'bruciati' anzitempo.
UNA TRENTINA DI PAPABILI. Anche se di nomi, in questo sprint finale decisamente caotico, ne girano tanti: la pattuglia di 'candidati' (che va da Draghi a Veltroni, da Riccardo Muti a Mattarella e Renzo Piano, da Boldrini a Grasso, fino alla Pinotti, Bonino, Finocchiaro e Severino passando da Casini, Amato, D'Alema, Fassino e Cassese) già registra una trentina di papabili.
Certo, i partiti tengono le carte coperte fino all'ultimo, ma la sensazione è che per ora si brancoli nel buio.

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