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INTERVISTA 29 Dicembre Dic 2014 1729 29 dicembre 2014

Franco Orsi, ex Pdl in Liguria sta col Pd: «Bel casino»

Sindaco di Albisola, scajolano doc. Ora sceglie Paita, candidata dem in Regione. «Tempi cambiati. Brunetta incoerente, Minzolini mi ha scalzato. Adesso ragiono di testa mia».

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Dopo 23 anni di militanza tra le fila berlusconiane, uno scajoliano di ferro è oggi pronto ad appoggiare alle primarie del centrosinistra per la Regione Liguria Raffaella Paita, candidata che rappresenta la continuità con il governatore uscente Claudio Burlando.
Era inevitabile che la decisione di Franco Orsi - sindaco di Albisola Superiore, Comune di 10 mila abitanti nel Savonese - facesse scalpore, anche in tempi di patto del Nazareno.
POLEMICA CON PIPPO CIVATI. Tanto che, dopo il tam tam sui giornali partito da un articolo di Ferruccio Sansa su il Fatto Quotidiano, è intervenuto anche Pippo Civati, con un post sul suo blog intitolato “Il patto del #farneameno”.
«Noi, al posto del Nazareno di Albisola e di una rottamazione che ha il sapore di una ‘resurrezione’ dei personaggi della destra ligure, preferiremmo si prospettasse il patto del “farne a meno”», ha scritto il piddino dissidente.
«Si può vincere anche senza imbarcare chiunque. E il non-imbarcamento è condizione necessaria per cambiare».
«IO PENSO DA AMMINISTRATORE». Una reazione forte che però non scuote Orsi, che ha un passato da consigliere regionale, vice presidente della Liguria e senatore.
«Lo scenario di fondo oggi è quello del casino», spiega a Lettera43.it, «per questo io ho deciso di ragionare non da politico, ma da amministratore».

Franco Orsi.


DOMANDA. Lo sa che la sua decisione di appoggiare una candidata Pd non è passata inosservata?
RISPOSTA. Ho suscitato un bel casino.
D. Se lo aspettava?
R. Siamo in un momento in cui ognuno si interroga sulle proprie appartenenze, sui partiti e gli schieramenti in grado di rappresentare ciò che si è. E io, dopo 23 anni di attività, ritengo di voler chiudere la mia esperienza politica.
D. Ne è sicuro?
R. Sì. Del resto dal parlamento mi sono rinchiuso già nel piccolo Comune di Albisola. Dove mi occupo di problemi come buche, energia, strade. Meno di politica, ideologie e sensibilità.
D. Nessuna esitazione nel suo endorsement?
R. Se fossimo in una stagione di appartenenze politiche più forti sarebbe stato difficile appoggiare un candidato di un altro partito. Magari mi sarei ricandidato io.
D. Invece?
R. Renzi oggi fa una battaglia sull’articolo 18: questo scombussola tutti. Era nel programma che la mia parte politica non ha realizzato.
D. A qualcuno nel centrosinistra il suo appoggio non è gradito.
R. Questa stagione della sinistra che ha deciso di non essere più perdente e dà segnali anche un po’ singolari, come le parole del premier sugli artigiani ieri evasori e oggi eroi, corrisponde a un preciso disegno politico.
D. Le carte si stanno mischiando?
R. Ci sono rappresentanti del mio partito come Renato Brunetta che dicono che l’abolizione dell’articolo 18 produrrà più licenziamenti. Ma se fino a ieri volevamo abolirlo noi! Vede, siamo figli del casino.
D. Quindi?
R. Nel casino ci si sente liberi e si guardano le persone.
D. Perché appoggiare Raffaella Paita?
R. Io non posso dire che abbiamo avuto una Regione matrigna. Preferisco continuare con quello che c’è. E siccome la Regione di domani si decide nelle primarie del Partito democratico, tra Sergio Cofferati che non conosce la Liguria e la Paita, faccio il tifo per la seconda.
D. Cosa le è piaciuto di lei?
R. Quando c’è stata l’alluvione mi ha risposto al telefono in piena notte e mi ha fatto chiudere il casello dell’autostrada. Ad Albisola abbiamo progetti importanti, come l’Aurelia bis, e io ai miei cittadini devo dire «speriamo che la Regione non cambi».
D. Ha sentito che Civati si è arrabbiato?
R. C’è questa idea tipicamente comunista del fatto che bisogna educare la società a cambiare opinione. Dal punto di vista democratico è un problema. Se io perdo le elezioni non posso dire che hanno sbagliato gli elettori.
D. Ma ora la sinistra vince.
R. Ha rastrellato bel pezzo di voto che prima guardava verso Silvio Berlusconi. Solo che ora vive una crisi di identità. È la differenza tra chi pensa che lo scopo delle elezioni sia vincere e chi sostiene di aver ragione punto e basta, pensando che i moderati devono morire e i comunisti devono vincere.
D. Non è quello che dice Renzi?
R. Nel centrosinistra però c'è anche chi dice «non vogliamo i voti del centrodestra» e preferisce perdere.
D. Prenderebbe la tessera Pd?
R. No, salvo che Renzi provochi una scissione a sinistra. Del resto io sono di matrice democristiana, non mi ritengo nemmeno un uomo di destra. Ad Albisola siamo sensibili al tema dell’immigrazione: tra Renzi e Salvini per disperazione scelgo Renzi.
D. Ma lei non è cresciuto nei partiti berlusconiani?
R. In attesa che lo scenario politico evolva verso la Terza Repubblica e i partiti trovino nuovi assetti, io oggi non mi sento rappresentato dai partiti del centrodestra. Come sindaco scelgo in base agli interessi dei miei cittadini.
D. Insomma, ha cambiato idea?
R. Ma no, fossimo in America rimarrei un repubblicano e non un democratico.
D. Però non si sente più parte del centrodestra?
R. Be', il centrodestra è finito.
D. La sua corrente, nata intorno a Claudio Scajola, ha fatto una brutta fine.
R. L’hanno distrutta.
D. Perché?
R. Io sono uno dei 32 epurati della notte. Quando mi candidavo con le preferenze prendevo più voti di tutti, dovevo essere capolista al Senato, ma siccome parlai della necessità della successione di Berlusconi sono stato cancellato come tutti quelli che esponevano opinioni sincere.
D. Hanno preferito altri?
R. Vedersi scalzati da Augusto Minzolini e Giorgio Lainati non è stato bello per chi aveva investito la propria gioventù nella politica. Per questo non mi sono proprio iscritto a Forza Italia.
D. Con l'ex Popolo della libertà ha chiuso?
R. Pensi che la lista dei traditori la faceva Angelino Alfano, il primo a mollare la barca per farsi il suo Nuovo centrodestra. Io da un anno e mezzo mi sento libero, sono stato eletto con una lista civica in cui ho persino uno di Rifondazione comunista. E son contento di averlo inserito.
D. Il suo ragionamento potrebbe non essere ritenuto sincero.
R. Lo so bene che non posso fare il verginello dopo 17 anni di Regione e cinque di parlamento. Ma siccome sono abituato a dire le cose che penso, ora la politica non mi scalda il cuore e non mi scalda nemmeno il leader del centrosinistra che ha imparato molto dalla propaganda di Berlusconi. Uno degli aspetti che mi piaceva di meno.
D. Cosa manca oggi al centrodestra?
R. Uno schieramento politico che abbia uno sguardo al futuro. Oggi sono tutti orientati al sondaggio del giorno. Quando mi iscrissi a Fi nel 1994 Berlusconi rappresentava una visione di un’Italia diversa.
D. Che ora non c'è più?
R. No. Le riforme si fanno sulla base di quello che scrivono i giornali. Chiudere le Province o abolire l'articolo 18 non credo fossero le emergenze del Paese di oggi.
D. Cosa succederà in Liguria?
R. Qualcuno bisognerà pur votare. Io sono terrorizzato dalla possibilità che si candidi Beppe Grillo che è di Genova.
D. Ma non ha mai detto di volersi candidare...
R. La mia testolina mi dice che i cinque stelle stanno morendo. E il modo per salvarsi potrebbe essere l’affermazione del leader. Se fossi Grillo ci proverei per dare una svolta.
D. Lei cosa farà?
R. Non ho intenzione di accettare candidature. Non mi sono venduto. La cosa che mi infastidisce di più è che di fronte a riflessioni oggettive mi dicono che sono in cerca di una poltrona.
D. Non è così?
R. Il giudizio lo darà il tempo. Io non ho negoziato nulla. Finirò il secondo mandato da sindaco e poi vado a caccia, sto con la mia famiglia, faccio qualche viaggio. Tutto quello che non ho fatto per colpa della politica.

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