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ISTITUZIONI 30 Dicembre Dic 2014 2057 30 dicembre 2014

Napolitano, le anticipazioni del discorso di fine anno

Il presidente prepara il suo ultimo 31 dicembre. Tra riforme e dimissioni confermate. Ma senza fornire dettagli sulle tempistiche. Tutti i suoi discorsi.

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Giorgio Napolitano.

Il giorno del congedo si avvicina. Ancora poche ore prima dell'ultimo discorso di fine anno di Giorgio Napolitano. Ne ha già tenuti otto (leggili qui), come nessuno prima di lui, mai però in 65 anni l'evento che apre la serata di san Silvestro era stato così nel mirino della politica come oggi, con i partiti in piena fibrillazione e già alle prese con la ricerca di un successore che possa reggere il confronto con la figura dell'attuale presidente.
APPELLO AL CORAGGIO. Perché Napolitano ha già deciso di lasciare il Quirinale, e la conferma dovrebbe arrivare anche dalle sue parole del 31 dicembre. Un breve accenno, però, senza data né ulteriori precisazioni. Il discorso alla nazione che il capo dello Stato ha preparato verte su altri punti.
Riforme subito in tutti i campi, coraggio della politica (ma serve anche uno scatto di reni dei cittadini) e fiducia, certo, per il futuro dell'Italia. E poi realismo senza chiudere gli occhi di fronte alla realtà non facile in cui si trova il Paese.
Al Quirinale, fino all'ultimo, c'è stato massimo riserbo sui contenuti, ma i concetti fondamentali potrebbero essere questi.
Dovrebbe essere un messaggio leggermente più breve ma decisamente incisivo con l'obiettivo di scuotere positivamente un Paese accartocciato su se stesso, spaventato e sulla difensiva.
Un nuovo monito al parlamento, perché superi le criticità di passaggi parlamentari assai complessi e la farraginosità delle attuali dinamiche politiche. E la spiegazione di come è nato questo suo secondo ed eccezionale impegno da primo cittadino, e dei motivi personali per cui si chiude anticipatamente.
RICHIAMO AGLI ESEMPI VIRTUOSI. Nel messaggio spazio anche a fiducia e coraggio, ma senza nascondere i tanti problemi da aggredire. Anche per questo Napolitano ha intenzione di insistere molto sui tanti esempi di un'Italia che funziona, che non si rassegna e che, se dovesse essere accompagnata dalle giuste scelte politiche, saprà risollevarsi da questi anni di crisi durissima.
I giovani, la ricerca italiana d'eccellenza, le imprese che funzionano e ci ammirano nel mondo. Il presidente ha scelto di battere ancora su questi tasti dopo aver già salutato il mondo della politica con un articolato discorso alle Alte cariche dello Stato nel quale ha sostenuto gli sforzi riformatori del governo Renzi e messo in guardia tutti dai pericoli dell'anti-politica.

Nel 'testamento' riforma del bicameralismo e Italicum

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Per giorni, Napolitano è stato impegnato a scrivere il suo messaggio, questa volta più che mai in solitudine. Punto per punto nel suo studio al Quirinale, chiedendo solo qualche consiglio ai suoi collaboratori più stretti. L'idea è quella di confermare le linee che hanno guidato questi suoi quasi nove anni al Quirinale, forse di spiegare anche ai cittadini perché la riforma del bicameralismo paritario sia quasi propedeutica a tutte le altre o perché una nuova legge elettorale è vitale per il sano andamento della democrazia.
IMPOSSIBILE STARE FERMI. Potrebbe non ripetere il j'accuse pesantissimo a quanti nella politica sembrano aver perso il senso del servizio al Paese e si dimostrano incapaci di percepire la cruda realtà in cui si trova l'Italia. Ma da sempre il presidente insiste nel dire che l'Italia non è più in condizione di stare ferma, con i partiti bloccati a distanza siderale dalla comprensione della gente.
Per quanto riguarda le sue dimissioni, l'orizzonte temporale rimane la fine del semestre italiano di presidenza di turno dell'Unione europea e quindi dal 14 gennaio ogni giorno sarebbe buono per inviare ai presidenti delle Camere la lettera di uscita. Un atto privatissimo che non deve neanche essere controfirmato dal presidente del Consiglio.
«Resterò presidente fino a quando la situazione del Paese e delle istituzioni me lo farà ritenere necessario e possibile, e fino a quando le forze me lo consentiranno. Fino ad allora e non un giorno di più; e dunque di certo solo per un tempo non lungo», disse nel messaggio del 2013.
UN MESSAGGIO EUROPEISTA. Probabile infine un passaggio dedicato all'Europa, a questa istituzione da lui tanto amata e che oggi viene così pesantemente messa in discussione dai venti del populismo e da quanti teorizzano l'uscita dall'Euro. «In Europa ci sono tante cose da cambiare», ha detto Napolitano più e più volte, sostenendo l'azione di Matteo Renzi per ottenere maggiore flessibilità in nome della crescita.
Ma non serve alzare i toni e puntare «nemici» più o meno pericolosi. Ad esempio la Germania. Deve finire questa sterile contrapposizione tra Roma e Berlino, frutto di «clichè e luoghi comuni» che non servono a nessuno. Un messaggio che certamente Napolitano ha in mente di passare al prossimo inquilino del Colle. Chiunque esso sia.

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