Palestina 141218063211
DECISIONE 30 Dicembre Dic 2014 2327 30 dicembre 2014

Onu, bocciata la risoluzione palestinese

Il Consiglio di sicurezza dice no. Solo otto i voti a favore. Soddisfazione in Israele.

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Abu Mazen all'Onu.

La risoluzione palestinese che chiede la fine dell'occupazione israeliana entro il 2017 è stata bocciata dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Otto i voti a favore, insufficienti per far adottare il documento, due i no e cinque le astensioni.
Non è stato dunque necessario per gli Stati Uniti far ricorso al veto. Washington avrebbe dovuto usarlo solo nel caso in cui la risoluzione avesse ottenuto nove 'sì', il minimo necessario per farla adottare.
FRANCIA A FAVORE. Tra i cinque membri permanenti, Francia, Cina e Russia hanno votato a favore del testo che chiedeva anche l'avvio di negoziati di pace da concludere entro un anno e il riconoscimento di Gerusalemme come capitale del nuovo stato palestinese.
I 'no' sono venuti da Australia e Stati Uniti. Gran Bretagna, Lituania, Ruanda, Nigeria e Corea del Sud si sono astenuti.
La risoluzione era stata introdotta con riluttanza dalla Giordania dopo l'imprimatur, anch'esso riluttante, dei Paesi del Gruppo arabo e dopo che i palestinesi nel fine settimana avevano irrigidito il testo rispetto a una prima versione fatta circolare due settimane prima.
DOCUMENTO INASPRITO DALL'ANP. La nuova versione conteneva una scadenza di un anno per concludere i negoziati di pace mentre un riferimento a Gerusalemme «capitale condivisa» era stato trasformato facendo della Città Santa la capitale del nuovo stato palestinese.
Entrambe condizioni inaccettabili per Washington: in particolare le scadenze temporali, già prima del voto, erano state denunciate dal dipartimento di Stato come presupposto, se necessario, all'uso del veto. «Un calendario per i negoziati è necessario», ha argomentato invece la Francia che, con Germania e Gran Bretagna si era adoperata nelle ultime settimane per una versione più morbida del documento: «La soluzione dei due stati sta diventando un miraggio: gli insediamenti illegali da parte di Israele stanno minando la possibilità di creare uno Stato palestinese», ha detto l'ambasciatore François Delattre spiegando le ragioni del suo sì su un testo che, secondo lo stesso diplomatico, «non era l'ideale».
DUBBI SULLA STRATEGIA DI ABU MAZEN. La domanda adesso è il perché della fretta palestinese. Gli otto sì (Giordania, Lussemburgo, Russia, Cina, Francia, Ciad, Argentina e Cile) avrebbero potuto diventare almeno nove dopo Capodanno, quando è previsto l'insediamento di nuovi membri non permanenti più vicini alla causa palestinese.
ADESIONE ALLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE. Alcuni diplomatici sospettano che il presidente dell'Anp Abu Mazen abbia voluto veder affondata la sua risoluzione massimalista: non costringendo Washington a far uso del veto, il leader palestinese potrebbe aver mantenuto aperte le linee di comunicazione con la Casa Bianca, riservandosi, allo stesso tempo, l'opzione di accedere alla Corte penale internazionale che gli è stata riconosciuta quando l'Assemblea generale due anni fa ha promosso la Palestina «Stato osservatore non membro».
Infatti il negoziatore-capo Saeb Erekat ha fatto sapere che i palestinesi aderiranno alla Corte penale internazionale (Cpi) in reazione al fallimento della loro mozione.

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